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Results tagged “elezioni” from giusec&frienz

Ma porca troia.

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PD-Europee.gif

In sintesi.

Il PD è alla soglia del disastro. Ha perso milioni di voti in un anno, dal trentatrè è passato al ventisei percento, ha perso tredici provincie, le due più importanti d'Italia sono al ballottaggio, un considerevole numero di comuni sono perduti, le uniche vittorie degne di nota sono da attribuire ai nuovi leader, la Serracchiani, Renzi e pochi altri. Durante la campagna il partito ha sostenuto i soliti noti. Alcuni dei non supportati ce l'hanno fatta comunque. Altri, no (vedi Scalfarotto). Il PD ha una percentuale da partitello extraparlamentare in Lombardia e vacilla nelle regioni rosse per antonomasia. A ventiquattr'ore dal disastro, Bersani è pronto a prendere il posto di Franceschini. D'Alema che fa l'endorsement di Bersani. Franceschini afferma che è una mezza vittoria e che c'è la base da cui ripartire. Il primo post del sito del PD è intitolato Fermata la Destra.

Ma porca troia. Due le cose. O sono io che sono un inguaribile catastrofista o sono questi signori che vivono nell'iperspazio e continuano a non capire un cazzo di come stanno andando le cose.

Santa Noemi.

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Visto che durerà poco, lo immortaliamo qui. Per i posteri (e per me).

Europee. 5,867 sezioni scrutinate su 61,428. Pdl 30.6%. PD 30.1%. Lega 10.5%. IdV 8%. UdC 6%. Sinistre 3.5%. Si&Lib 2.6%. Radicali 2.5%.

Per un nuovo Piddì.

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Tra le varie riflessioni sulla sconfitta in Sardegna e sull'inadeguatezza dell'attuale Piddì, questa, apparsa tra i commenti del blog di Pippo Civati, mi sembra degna di nota.

Innanzitutto scarichiamo Weber il sondaggista delle false spernaze: è sempre quello del "siamo a un'incollatura" che poi diventano -10% (se va bene per dire). O non capisce un cazzo o è un menasfiga. In tutte e due i casi io mi libereri di questi esperti /consulenti/spin doctors e mi affiderei a quelli del cavaliere (per dire).

Sussirrarru (*).

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Allora, secondo fonti ben poco ufficiali, Jag-Soru sarebbe in vantaggio su Off-Cappellacci di circa 1.5%. Siccome però abbiamo visto in passato quale possa essere l'affidabilità di sondaggi, polls, eccetera, attendiamo i risultati definitivi e stop.

Se invece vi diverte sguazzare tra previsioni, pronostici, punti di vista e cose di questo genere, suggerisco i seguenti blog, aggiornatissimi e con dirette all'ultimo minuto: Pippo Civati, Freedom Land, Right Nation, Termometro Politico, Andrea Mollica, Fazioso Liberale, Affaritaliani. Che siano di dx o sx, poco importa. I dati sono quelli, da qualunque lato li si veda.

(*) il significato del titolo è presto spiegato qui. Via YouTube.

Il sistema elettorale Sardo.

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Secondo Aldo, Giovanni (Nico) e Giacomo.

Cavalli Sardi.

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Secondo Freedom Land e The Right Nation, due blog i cui nomi lasciano poco spazio a dubbi sullo schieramento, si prevede un leggero vantaggio di Offshore Dream su Jag de Bellouet.

Solo che qui non stiamo parlando di cavalli. No. Si tratta dei due candidati alle Regionali in Sardegna, Soru e Cappellacci. Le informazioni proverrebbero da analisti ed esperti di polls.

Ah, la chiave di lettura: Jague de Bellouet = Jag = Renato Soru. Offshore Dreams = Off = Ugo Cappellacci.

I due giorni che cambiarono l'Italia.

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La Sardegna non ha mai contato molto nei piani del signor B. Certo, ci va in vacanza. C'ha costruito la sua reggia con vulcani, anfiteatri e foreste artificiali. C'ha portato alcuni potenti in vacanza (Bossi in canottiera, Putin in canottiera, GWB in tenuta texana). Si è esibito col cantantucolo napoletano e ha elettrizzato il jetset briatoregno con la sua bandana bianca. Ma da qui a dire che l'isola ha mai avuto una valenza politica per lui, beh, ce ne vuole.

La Sardegna non ha contato molto neppure nei piani del signor Veltroni. Certo, un milione e mezzo di elettori non sono da buttar via. Soprattutto quando il partito ti si sfalda irrimediabilmente tra le mani e tu non sai più che cazzo di pesci pigliare.

Eppure le elezioni di ieri (e oggi) hanno un valore speciale. I risultati potrebbero difatti influenzare il futuro dei due conglomerati politici. Primo. Una batosta per il signor B da parte dell'anti-B Soru potrebbe rappresentare la fine dei continui successi elettorali del Cav e l'inizio di una pericolosa inversione di tendenza. Una batosta forse inaspettata. Tanto che il delirio di onnipotenza ormai incontenibile lo aveva portato a candidare il figlio del proprio commercialista. Come dire: chiunque sia il candidato, io stravinco tutto. Secondo. Una vittoria per il Piddì potrebbe dare ossigeno al malato cronico e al suo moribondo leader, ormai visibilmente in stato di putrefazione avanzata.

In entrambi i casi, il principale protagonista è uno e uno solo: Renato Soru. L'anti SilvioB. Ecco perchè i risultati di oggi sono così importanti. Perchè potrebbero mostrare le cose, finalmente, da una prospettiva diversa. A prescindere da anfiteatri, bandane, leader moribondi e figli di commercialisti.

Fuoco di sbarramento.

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C'è poco da discutere sulle ragioni per cui il signor WV (per gli amici tedeschi: non VW, non si parla di Wolkswagen, qui) abbia fortemente voluto lo sbarramento alle Europee. E non ci vuole certo un genio per capire che:

Uno. Il signor WV è ossessionato dalla possibilità di sfaldamenti interni al Piddì. Con lo sbarramento, le potenziali secessioni saranno evitate - beh, semplicemente posticipate, non evitate. Due. Il signor WV vuole assicurarsi che gli elettori di sinistra indecisi votino Piddì, consapevoli a priori del fatto che il loro voto sarà inutile se dato ad un partito che non supererà lo sbarramento.

Resta vedere se questa è la strategia giusta. Io, ad esempio, non voterò più per il Piddì, nonostante i Mille e le primarie e il circolo online eccetera eccetera fin quando il signor WV non si farà da parte. Sbarramento o meno. E sia chiaro, il mio voto non conta nulla. Da solo. Ma quanti altri giusec stanno pensando di starsene a casa a spalar la neve (ho venduto il sale su eBay al comune di Torino) piuttosto che andare al seggio?

The answer.

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Io me lo copio qui. Così, per ricordarmelo. Per rileggerlo, fra un pò. Per riemozionarmi. Per farlo leggere. A chi dico io.

It's the answer spoken by young and old, rich and poor, Democrat and Republican, black, white, Latino, Asian, Native American, gay, straight, disabled and not disabled - Americans who sent a message to the world that we have never been a collection of Red States and Blue States: we are, and always will be, the United States of America.

Ceing ascàm (*).

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Avrà detto B, svegliandosi stamane. Di umore nero. La favola del suo amico George è finalmente terminata. L'America è un paese dove tutto è possibile. L'Italia, ahimè, no.

(*) Change has come to America.

Stato per stato.

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Obama-McCain.gif

Mancano tre settimane al voto e secondo Real Clear Politics Obama continua a guadagnare market share (meglio: election share) e consolidare gli Stati a favore. 
Manca un mese al voto e stanotte verrà trasmesso il secondo faccia a faccia Obama-McCain. The Economist di questa settimana pubblica uno speciale che mette a confronto, con una chiarezza e linearità tale da poter essere compreso persino da B, le idee e posizioni dei due candidati sui punti cruciali che influenzeranno il voto e costituiranno i primi terreni di azione del futuro neopresidente: sicurezza interna, economia e mercati, sanità, politica estera, immigrazione, guerra.

Noterete, con delusione, che le differenze tra i programmi dei due candidati sono visibilmente sottili al punto da convergere, spesso, verso una linea comune. Non una novità, certo. Erano gli anni 70 e Gore Vidal scriveva.

(...) There is only one party in the United States, the Property Party...and it has two right wings: Republican and Democrat. Republicans are a bit stupider, more rigid, more doctrinaire in their laissez-faire capitalism than the Democrats, who are cuter, prettier, a bit more corrupt--until recently... and more willing than the Republicans to make small adjustments when the poor, the black, the anti-imperialists get out of hand. But, essentially, there is no difference between the two parties.

Il match Palin-Biden for dummies.

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Questa volta non lo scrivo io. Lo ha già fatto James Fallows, cronista in Cina di The Atlantic Monthly.

  • Ifill, moderator: terrible.
  • Palin: "beat expectations".
  • Biden: no mistakes.
  • The race: No fundamental change. Which is better news for Obama than McCain.

Addio/2.

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Volevamo andare all'estero. Dopo il voto. Adesso, però, pare che ci si trasferisca a Sondrio (Roma no, c'è troppo caldo e poi il traffico, Dio, il traffico).

You gave your country away.

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Uffici di Monaco. I soliti sguardi, le battute, i sorrisi. Che fanno supporre domande del tipo Ma come avete fatto a...? Ancora Berlusconi, ma come è possibile che...? Ma sul serio avete votato ancora quello li? Domande alle quali non ho una risposta, oggi. E così cerco di evitarli questi sguardi e cerco soprattutto di evitare le pause caffè, per non trovarmi di fronte a gente che cerca di capire. Il problema è, non ho capito nulla, neppure io.

Poi a metà mattina una collega si avvicina. Alla mia scrivania. Conosce l'Italia, ci va in vacanza. Ogni estate. Lago di Garda, credo, o giù di lì. Mi guarda. E mi dice.

You gave your country away.
Avete dato via il vostro paese. Lo avete svenduto. Ha ragione. Ma non so davvero cosa dire e allora faccio finta di niente, ma lei è ancora lì e non se ne va e così prendo un pò di coraggio e la guardo. I am sorry, credo di aver detto. Poi mi sono alzato, non ricordo.

Abbiamo dato via il nostro paese. Che peccato.

Addio.

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Ho chiamato mia moglie, da Monaco. Visti i risultati delle elezioni abbiamo deciso di lasciare l'Italia. Al mio rientro, i preparativi. Ci portiamo dientro le bimbe, l'iPod e la bici. Un problema sarà la lingua, ma chissenefrega. Andremo lontano lontano. A Berbenno.

Yes, we could.

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MXP. Parto. Qualche ora di black-out informativo. Arrivo a Monaco. Piove. Il bus aspetta sotto. La pensilina non c'è, e così ne approfitto per una doccia salutare. La valigia è al nastro docici. Meglio, dovrebbe essere al nastro dodici. Mailand prima di Kattowiz, prima di Leipzig e prima di Vattelapeschen. Però le valigie di Mailand arrivano per ultime. La mia: l'ultima delle ultime. Intanto leggo i risultati sul BlakBerry: Veltroni telefona a Berlusconi e... Una mezz'ora e sono in Hotel.

I miei dati sono scomparsi dal databèis dell'NH e così mi tocca ricompilare il fogliettino. Salgo su. Il cavo per la connessione è in reception. Scendo giù. Mi danno il cavetto. Risalgo su. La chiave non apre. Torno giù.

In un altro frangente mi sarei incazzato. Avrei urlato, imprecato. Oggi no. E' la punizione che ci tocca. Mettiamoci il cuore in pace. Da oggi ha inizio il declino. E' ufficiale, signori: il declino. I nostri dati non saranno più riconosciuti dagli Hotel del globo. Nessuna pensilina ci accoglierà ancora, in Europa. Le nostre chiavi non funzioneranno. Mai più. Ce lo meritiamo, noi Italiani. E' l'inizio del nostro declino.

Yes, we could. Domani, forse. Per oggi basta però.

Gli unici due dati che contano.

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I dati reali alla Camera. E quelli al Senato. Aggiornati in tempo reale.

Exit-Polls delle 15.

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Siamo 25-45% (Piddì) a 28-47% (Pidielle). Possiamo farcela.

PIL.

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Mancano tre minuti. Tre. Ai primi dati. L'Italia si ferma. Gli uffici sono frozen. Le sale meeting si svuotano. La produttività si blocca. Pensa a quanto PIL stiamo perdendo, oggi.

giusec elsewhere