Add this site to your RSS reader!


Results tagged “PD” from giusec&frienz

Come fermare B

|
Non ho ancora un'opinione precisa su quale sia la migliore strategia per fermare B ed evitare l'ennesimo capitolo della tragedia messa su da questo ridicolo signore negli ultimi vent'anni di storia Italiana. L'intervista a Barbara Spinelli sul Fatto mi da qualche spunto interessante e mi trova d'accordo invece su cosa non fare: esattamente ciò che il Pd sta proponendo oggi, bloccando alcuni dei candidati strategici e supportando Tremonti (Tremonti?) alla guida di un governo tecnico. Dimostrando così che, ancora una volta, non ha nulla, ma proprio nulla, da dire e che è lontano anni luce da ciò che un'opposizione matura e responsabile dovrebbe essere. La conclusione è lampante e mi spaventa: con questa opposizione e con i suoi leader non si andrà da nessuna parte e B è destinato ad aggiungere nuovi capitoli alla sua folle storia.

Lingotto tales. Due.

|
Gli scenari sembrano finalmente chiari, dopo il meeting del Lingotto. Adesso abbiamo tre candidature. Franceschini. Bersani. Forse Chiamparino (il terzo uomo). E' un grande risultato; e si nota, altro che se si nota, lo zampino sapiente dei Piombini Democratici. Grazie ragazzi, adesso si che la base ha le idee chiare - su cosa e chi non votare alle prossime elezioni.

Update. In compenso hanno fatto delle foto, molto belle, eh.

Lingotto tales.

|
E mentre noi siamo qui a gustarci un panino specchebrì o un piatto di pasta sintetica, Civati, Sofri, Serracchiani e un manipolo di coraggiosi raggiungono il Lingotto per strappare il partito alle cariatidi e riconsegnarci qualcosa da votare alle prossime elezioni.

Ma porca troia.

|
PD-Europee.gif

In sintesi.

Il PD è alla soglia del disastro. Ha perso milioni di voti in un anno, dal trentatrè è passato al ventisei percento, ha perso tredici provincie, le due più importanti d'Italia sono al ballottaggio, un considerevole numero di comuni sono perduti, le uniche vittorie degne di nota sono da attribuire ai nuovi leader, la Serracchiani, Renzi e pochi altri. Durante la campagna il partito ha sostenuto i soliti noti. Alcuni dei non supportati ce l'hanno fatta comunque. Altri, no (vedi Scalfarotto). Il PD ha una percentuale da partitello extraparlamentare in Lombardia e vacilla nelle regioni rosse per antonomasia. A ventiquattr'ore dal disastro, Bersani è pronto a prendere il posto di Franceschini. D'Alema che fa l'endorsement di Bersani. Franceschini afferma che è una mezza vittoria e che c'è la base da cui ripartire. Il primo post del sito del PD è intitolato Fermata la Destra.

Ma porca troia. Due le cose. O sono io che sono un inguaribile catastrofista o sono questi signori che vivono nell'iperspazio e continuano a non capire un cazzo di come stanno andando le cose.

La meglio gioventù.

|
La mozione primarie subito non è neppure stata presa in considerazione. Nel PD c'è adesso un signore che crede di essere stato eletto nuovo segretario. E' già entrato nel ruolo e sbraita in favore della Costituzione. Un altro signore sbeffeggia i sondaggi online e conferma la sua candidatura a Ottobre, nel segno dell'unità. Un terzo signore, coi baffetti, considera le primarie una noia - c'è una campagna elettorale a cui pensare.

Nel paese c'è adesso un partito che crede di incarnare lo spirito della sinistra.

I giovani che si dicevano tanto incazzati e che dovevano rappresentare le scelte della mia generazione saranno probabilmente stati sedati, perchè di loro è scomparsa ogni traccia (fatta eccezione di qualche rassegnato post sui rispettivi blog). E anche il mio voto scomparirà quando tra qualche mese mi si chiederà di tornare ai seggi.

L'impietosa cronaca della giornata è qui, via Francesco Costa, e qui, via Alessandro Gilioli. Tanto per citarne due.
Vorrei raccontarvi un adeddoto. Tempo fa, alle primarie delle primarie delle primarie, il mio voto andò a Letta. Letta nipote, intendo. Enrico. In realtà lo conoscevo poco. Ma sembrava giovane. Serio. Uno della mia generazione. Un possibile futuro leader. Poi le cose andarono come andarono. Vinse Uòlter. Letta restò a galla, visibile e invisibile, a tratti. Divenne ministro ombra welfare. E poi l'uscita infelice di due settimane fa. Sulla Englaro. E e sul suo voto di fiducia al disegno di legge del signor B.

Scrive Cazzullo (ed io, francamente, non potrei far di meglio).

(...) Anche per questo è incredibile che un quarantenne come Enrico Letta abbia annunciato il suo si al disegno di legge che riproponeva di fatto il decreto respinto da Napolitano. Non aver capito che non sulla vita di Eluana si votava, ma sulla prova di forza imposta dal governo, apre un interrogativo grave sulla capacità di rappresentare l'intero partito da parte dell'uomo che a molti di noi è parso il leader naturale del PD futuro.

E ora. I miei due centesimi.

|
Pippo, Luca, e un manipolo di audaci pubblicano questo. Con relativa email per le adesioni. Il fatto è, che poi succede quest'altro.

E allora, francamente, che senso ha prendersela tanto a cuore e dannarsi e ragionare di rinnovamento, se poi le decisioni vengono comunque e solo prese dai soliti noti? E spiegatemi che senso abbiano le dimissioni del signor WV se poi il suo posto è preso dal vice. E ancora spiegatemi come sia possibile che la Direzione Nazionale sia ancora lì, tranquillamente, saldamente al suo posto.

Sono in disaccordo con Carlo quando suggerisce il rientro di D'Alema. Questo è il momento buono per far fuori questi signori che ci hanno bellamente portato al punto in cui oggi ci troviamo. Questo è il momento buono per mandare tutto a puttane, svecchiare il partito, mandare a casa individui inutili e ripartire da zero. Tanto, peggio di così.

E ora?

|
Ci volevano le dimissioni del signor WV per sentire finalmente a Radio24 le voci di Pippo, Ivan, Matteo. Bene. E ora?

Per un nuovo Piddì.

|
Tra le varie riflessioni sulla sconfitta in Sardegna e sull'inadeguatezza dell'attuale Piddì, questa, apparsa tra i commenti del blog di Pippo Civati, mi sembra degna di nota.

Innanzitutto scarichiamo Weber il sondaggista delle false spernaze: è sempre quello del "siamo a un'incollatura" che poi diventano -10% (se va bene per dire). O non capisce un cazzo o è un menasfiga. In tutte e due i casi io mi libereri di questi esperti /consulenti/spin doctors e mi affiderei a quelli del cavaliere (per dire).

I due giorni che cambiarono l'Italia.

|
La Sardegna non ha mai contato molto nei piani del signor B. Certo, ci va in vacanza. C'ha costruito la sua reggia con vulcani, anfiteatri e foreste artificiali. C'ha portato alcuni potenti in vacanza (Bossi in canottiera, Putin in canottiera, GWB in tenuta texana). Si è esibito col cantantucolo napoletano e ha elettrizzato il jetset briatoregno con la sua bandana bianca. Ma da qui a dire che l'isola ha mai avuto una valenza politica per lui, beh, ce ne vuole.

La Sardegna non ha contato molto neppure nei piani del signor Veltroni. Certo, un milione e mezzo di elettori non sono da buttar via. Soprattutto quando il partito ti si sfalda irrimediabilmente tra le mani e tu non sai più che cazzo di pesci pigliare.

Eppure le elezioni di ieri (e oggi) hanno un valore speciale. I risultati potrebbero difatti influenzare il futuro dei due conglomerati politici. Primo. Una batosta per il signor B da parte dell'anti-B Soru potrebbe rappresentare la fine dei continui successi elettorali del Cav e l'inizio di una pericolosa inversione di tendenza. Una batosta forse inaspettata. Tanto che il delirio di onnipotenza ormai incontenibile lo aveva portato a candidare il figlio del proprio commercialista. Come dire: chiunque sia il candidato, io stravinco tutto. Secondo. Una vittoria per il Piddì potrebbe dare ossigeno al malato cronico e al suo moribondo leader, ormai visibilmente in stato di putrefazione avanzata.

In entrambi i casi, il principale protagonista è uno e uno solo: Renato Soru. L'anti SilvioB. Ecco perchè i risultati di oggi sono così importanti. Perchè potrebbero mostrare le cose, finalmente, da una prospettiva diversa. A prescindere da anfiteatri, bandane, leader moribondi e figli di commercialisti.

Fuoco di sbarramento.

|
C'è poco da discutere sulle ragioni per cui il signor WV (per gli amici tedeschi: non VW, non si parla di Wolkswagen, qui) abbia fortemente voluto lo sbarramento alle Europee. E non ci vuole certo un genio per capire che:

Uno. Il signor WV è ossessionato dalla possibilità di sfaldamenti interni al Piddì. Con lo sbarramento, le potenziali secessioni saranno evitate - beh, semplicemente posticipate, non evitate. Due. Il signor WV vuole assicurarsi che gli elettori di sinistra indecisi votino Piddì, consapevoli a priori del fatto che il loro voto sarà inutile se dato ad un partito che non supererà lo sbarramento.

Resta vedere se questa è la strategia giusta. Io, ad esempio, non voterò più per il Piddì, nonostante i Mille e le primarie e il circolo online eccetera eccetera fin quando il signor WV non si farà da parte. Sbarramento o meno. E sia chiaro, il mio voto non conta nulla. Da solo. Ma quanti altri giusec stanno pensando di starsene a casa a spalar la neve (ho venduto il sale su eBay al comune di Torino) piuttosto che andare al seggio?

Dite una cosa di sinistra.

|
Luca sta bloggando in diretta, durante la direzione nazionale del Piddì. Non che abbia capito molto il senso delle cose, dovrei forse seguire lo streaming video, ma un urgente processo di budgeting mi impedisce di concentrarmi su altro. Il succedersi degli avvenimenti e la sensazione di scoramento è viva e perfettamente sintetizzata da frasi quali.

17 e 45. Improvvisa bagarre. Franceschini propome di chiudere gli interventi alle sei e far concludere Veltroni. Proteste. Una signora bionda va davanti al tavolo urlando. Franceschini alza la voce. Ma si prosegue.
17 e 28. Si avverte una sensazione di sfarinamento.
16 e 45. Siamo a undici minuti sui sette consentiti e nessuno dal tavolo della presidenza si azzarda a segnalarlo a D'Alema, come si è fatto con gli altri.
16 e 27. Ragazzi, son qua da sette ore. Poi ditemi che non la prendo sul serio. Ho mangiato due pezzi di pizza bianca serviti a un buffet poverello al secondo piano.
15 e 40. Chiamparino si dimette dal governo ombra (...)
Vabbeh, lasciamo perdere. Faccio un salto alla Coop. No. Meglio di no. Oggi si va all'Esselunga.

Qualunquismo?

|
Sembra che il momento sia arrivato. Il momento di mandarli tutti, ma proprio tutti, ma tutti indistintamente, a casa.

Cavriago caput mundi.

|
Di come il PD di Cavriago decise di chiudere il tesseramento destinato al PD nazionale.

La riscossa.

|
OK, nessun problema, ha inizio la riscossa.

Senza Uolter non sarei me stesso.

|
Adesso va meglio. Mi sto rilassando. Alitalia in bancarotta. Recessione mondiale. Tempesta finanziaria. Strage di camorra a Napoli. E poi B. che fa il bello ed il cattivo tempo. Lui però è tranquillo. E si rilassa. A New York, cogli intellettuali. Senza Robert Kennedy non sarei me stesso. E poi. Se vince Barack cambia tutto, anche in Europa. E allora, di che preoccuparsi. Se vince Barack. Se lui è tranquillo. Rilassiamoci.

Scuri presagi di fine estate.

|
Lo spettacolo che Uòlter e il Pd stanno offrendo ai propri disorientati elettori (o ex-elettori, come il sottoscritto) con le pressioni sull'Unità e il relativo cambio di vertice rappresentano quanto di più triste possa accadere in questo scorcio di fine estate.

Perchè in fondo ci siamo abituati, ormai, alle imprese dei nostri neocon all'amatriciana. C'è ben poco da meravigliarsi se un Alemanno accusa quei poveri turisti olandesi di essersela cercata (come se avessero fatto di tutto per farsi stuprare e picchiare). C'è poco da meravigliarsi se lo psicopatico B afferma di aver risolto la crisi Ossetina grazie ad una sua telefonata all' amico V. C'è poco da meravigliarsi se la presenza cilena dei militari nelle città Italiane non riesce a fermare le violenze a Napoli e nelle periferie. Ce lo aspettavamo.

Ma ci si meraviglia eccome se la cupola del partito che si ha avuto l'avventatezza di votare provoca un cambio di vertice di un giornale da sei anni indipendente la cui unica colpa è stata quella di non essersi trovato sempre in sintonia con i dirigenti del partito stesso.

- Scusate, ma non ho capito, di Marco Travaglio, l'Unità.it, link
- Ciao Unità e Grazie, l'ultimo editoriale di Padellaro, via blog di Luca Sani, link

Waiting for Mr. Obama.

|
Obama vola in Europa. Parigi, Berlino, Londra, e poi Medio Oriente. Italia? Why Italia? Il che è interessante, considerato che: il PD si chiama piddì non perchè suoni bene (o forse si, tenuto conto delle capacità creative dei suoi leader), ma per un presunto legame ideologico tra la creatura di Uòlter e il più famoso Democratic Party. Per non parlare poi dei circoli Obama sparsi per lo stivale. Insomma, Obama ci dimentica. Un vero e proprio smacco.

Come se il sottoscritto, pur venendo a conoscenza di un partito Confraterita del Geco Party in Lituania e di una serie di circoli Giusec in giro per il paese, snobasse la nazione Baltica per puntare, chessò io, sull'Islanda.

E non basta dire: Obama non viene a trovarci perchè altrimenti dovrebbe incontrare quello stronzo di B. No. Completiamo la frase: Obama non viene a trovarci perchè 1) dovrebbe incontrare quello stronzo di B. e 2) il PD oggi che ci sia o meno non sposta una virgola nelle strategie mondiali e nella visione ideologica del signor Barack.

I Mille dubbi.

|
Leggo la relazione di Marco Simoni dei Mille e poi vedo le foto di un Rutelli sgargiante e sorridente con Tabacci al meeting dei coraggiosi (coraggiosi per cosa? per essere ancora lì nonostante tutto?). E penso che sia un gran peccato continuare a sprecare così le nostre cartucce.

Il discorso di Simoni è interessante, ma fuori tempo. Parla del Sud. Della fuga di talenti. Del Governo destrorso. Un discorso che avrebbe avuto senso nel duemilasei. Non oggi. Non una critica al PD. Non un accenno alla gestione fallimentare di Veltroni. Non una parola sulle strategie per recuperare il Nord. Non una nota sulla deriva di D'Alema italianoeuropeo e Rutelli il coraggioso. Niente sul fallimento dell'opposizione all'inglese. Niente sugli sforzi di Di Pietro di fare opposizione (non all'inglese). Forse non toccava a lui, direte. Si, può darsi. Eppure questi temi non sono stati sfiorati. E poi era lo stesso Simoni il primo a criticare quelle direttive, cadute come sempre dall'alto, che avevano portato alla costituzione dell'organo direttivo del partito e ci avevano reso chiaro il vero significato dello sforzo fatto per le primarie. Zero. Niente. Nulla. Nada.

Paolo, Sabina e gli altri.

|
E vabbeh. Quando ce vò, ce vò. Il post del (qui non eccessivamente amato) signor Paolo Guzzanti è da leggere ed è un buon esempio di imparzialità, abbastanza raro, in questi giorni, in questo paese.

(...) Quanto a Sabina: non condivido il suo linguaggio e i suoi argomenti ma riconosco che lei usa un sistema di comunicazione che è volto ad un segmento della sinistra italiana. La comunicazione è comunicazione. Se Berlusconi dice che chi non vota per lui è un coglione, noi difendiamo il suo diritto a dirlo e discettiamo sulla parola coglione per due anni. Se Sabina dice quel che dice, fa comunicazione anche lei.
e poi ancora.

(...) Ad oguno il suo consenso e il suo dissenso. Io non sono d'accordo con quello che Sabina ha detto sul papa, ma poiché io difendo il diritto di disegnare vignette sul profeta, non ho nulla da ridire se qualcuno dice cose grevi, offensive, che non condivido, sul papa.

giusec elsewhere