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Results tagged “UK” from giusec&frienz

Sui bagni inglesi

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Mi risulta ancora oggi impossibile da capire come un popolo come quello britannico, erede di una storia imperiale, dal passato di grande potenza industriale, forte di una lingua diventata un bene comune dell’intera umanità, si ritrovi con i bagni che sappiamo.

Il primo mistero sono le manopoline dell’acqua. I miscelatori, incredibile a dirsi, non hanno ancora fatto apparizione in questo paese, fatta eccezione di qualche top hotel a cinque stelle. Le manopoline caldo-freddo spopolano ancora nei bagni britannici, e questo lascia un certo alone di mistero sul perchè dell’avversione ai ben più comodi miscelatori.

Non parliamo della moquette e dei bidè.

Le moquette in bagno sono fortunatamente in via di estinzione; sopravvivono in pochi hotel e case con particolare attenzione e amore per la tradizione di un tempo che fu.

I bidè sono un miraggio; mal comune in mezza Europa, direte voi; ma che due palle doversi fare due docce al giorno (o più; in base alla ir-regolarità con la quale vi avvicendate in tali luoghi).

Ma il grande mistero resta l’assenza di prese di corrente per asciugacapelli o altri aggeggi elettrici; quelle le trovate invece in prossimità di scrivanie, negli studi; o in presenza di altri specchi in giro per la casa; gli specchi dei bagni ne sono sistematicamente privi. Così dopo ogni doccia sarete costretti a migrare in camera o peggio in sala ad asciugarvi i capelli. E questo è un mistero bello e buono. Mi sono scervellato per mesi per trovare una ragione plausibile (forse sono state eliminate tutte le prese dopo una serie di infelici incidenti in bagno causati da asciugacapelli-bomba? o forse la percentuale di gente calva sull’isola è in aumento? o forse ancora è una questione di politically-correctness britannica -  per evitare di mettere i calvi in imbarazzo, togliamo a tutti la possibilità di asciugarsi i capelli). Insomma, faccio fatica ancora oggi a trovare una spiegazione.

Infine, le doccie elettriche. Le avete mai provate? In breve: se non accendete l’interruttore, la doccia non parte. Potete girare tutte le manopole del mondo (no, i miscelatori no): se non pigiate il pulsantino, la doccia non va. Il casino è che l’interruttore non è detto che sia in bagno – anzi, generalmente è fuori o, nei casi più creativi, in giro per la casa.

Non è un ristorante per vecchi (*)

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Sono in questo cazzo di posto. Sono a Worthing, una specie di immenso ospizio, una Rapallo britannica sulla costa a 50 miglia a Sud-Ovest di Londra, dove nonostante la mia non più giovine età mi rendo conto che potrei abbassare drasticamente la media cittadina se l’ISTAT locale decidesse di fare un censimento stanotte. Si, ne avevo già parlato, su questo blog, un paio di volte, ad esempio qui e qui.

Però ritrovo sto posto, dove ero stato mesi fa, portatoci da un altro italiano, un collega milanese, dicevo ritrovo abbastanza facilmente questo ristorantino marchigiano, un pò demodè, ‘Pomodoro e Mozzarella’, che da solo vale la visita in questo centro geriatrico. Questo (il link arriva, abbiate pazienza) è il loro biglietto da visita.

(*) il titolo non vuoe essere offensivo, naturalmente. E’ una variazione del più famoso titolo di McCarthy. Leggermente più famoso, ovvio.

Ice age 2010

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A un anno dalle tempeste di neve che mi hanno quasi costretto a passare il Natale a Londra, ancora oggi, quando leggo della neve in UK, mi risollevo. Perchè mi dico che si, decisamente si, c’è un paese al mondo che è incapace più dell’Italia di affrontare qualsiasi emergenza di maltempo. UK.

Looking around

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Watching around

Originally uploaded by giusec



Zoo di Londra, l’animaletto di Lion King.

Come volevasi dimostrare, altra neve in UK e tutti gli aeroporti della capitale chiudono all’unisono (con l’eccezione di Heathrow). Dovevo essere lì. E invece son qui in Grotta2 a godermi i 2 gradi senza neve di Milano.

Update. Adesso è tutto shut down. Aggiornamento in tempo reale qui.

Update2. Da UK mi dicono che non c’è più sale e neppure ghiaia antighiaccio. Morale: il paese chiude, per la seconda volta in due settimane. Il commento è stato: this is very disappointing. Approccio inglese. Un italiano mi avrebbe scritto: fanculo, ‘sti coglioni non ci hanno neppure il sale!

Quando nevica in UK.

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Una paio di note, risultato dell’esperienza delle ultime tre settimane in UK (a Londra) tra nevicate del secolo e inverni del millennio. Post dedicato al caro Fede, che sta per partire per Londra e che non sa davvero cosa l’aspetta.

  1. quando nevica, UK si ferma, senza speranza. In confronto Milano è di una efficienza imbarazzante e Linate è l’aeroporto più organizzato della galassia;
  2. quando nevica, Gatwick chiude per default. La chiusura in genere coincide con il secondo – a volte il terzo – fiocco di neve adagiatosi sulla pista dell’aeroporto:
  3. quando nevica, EasyJet cancella tutti i voli, quelli durante la nevicata, quelli dopo, nelle 48 ore successive (anche se il dopo è una giornata di sole estivo) e, se potesse, cancellerebbe anche i voli prima;
  4. quando nevica Heathrow resiste stoicamente. Conviene sempre sempre sempre volare da Heathrow, e mai mai mai da Gatwick;
  5. quando nevica, qui non buttano il sale – non ci sono macchine a sufficienza, mi si dice – e tutto ghiaccia in poche ore rendendo strade, marciapiedi, tombini, alberi, scale assai slippery;
  6. quando nevica le autostrade attorno a Londra chiudono, dando un’immagine desolata e impotente della città (e del paese);
  7. quando nevica i treni si fermano, indistintamente, no matter se nevica per due minuti o per cento giorni;
  8. quando nevica a Luton, non è detto che nevichi a Gatwick. Fatto sta che Gatwick chiude mentre Luton resiste disperatamente (ma soccombe ai primi tentativi di de-icing)
  9. quando nevica gli hotel sono strapienissimi e pure i ristoranti e i pub e non si trovano taxi neanche a morire. Si torna, in breve, all’età della pietra, costretti a girovagare nella steppa urbana alla ricerca di cibo;
  10. quando nevica i turisti sono disperati e girano senza meta con giubbotti, cappelli, piumini e palandrane; gli autoctoni sono in polo o in t-shirt, piazzano palle di neve giganti in mezzo alle strade e se ne strafottono altamente del fatto che l’indomani il paese sarà chiuso;
  11. quando nevica UK da un’immagine di se che non ci si aspetta – e proprio per questa ragione si apprezza al punto da risultare un paese quasi simpatico. Quasi, eh. Non esageriamo.

Tomorrow UK will shut down.

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Londra. Nevica ininterrottamente da tre ore. Siamo in un paesello a sud di Londra. Una specie di Mirazzano a Sud Ovest della capitale. West Hoathly, West Sussex. Pub tradizionale dal nome improbabile. Poi ha iniziato a nevicare e non ha più smesso. Cinque. Dieci. Venti centimetri in poche ore. Siamo bloccati. I taxi non riescono ad arrivare al villaggio, strade impercorribili fino alla collina, tutto bloccato. Una signora che abita a fianco al pub viene a riprendere il marito ubriaco e ci vede lì, sconsolati. Decide di darci un passaggio con la sua 4×4. E’ mezzanotte. Siamo bloccati da due ore nel pub. Il wiskey non è male. Saliamo in auto. Nevica, nevica, nevica.

La signora prende a bordo parte del gruppo. Anche i signori dall’accento esotico (il sottoscritto ed un francese). Dovrà fare due viaggi, per portare tutti in salvo. Attraversiamo la foresta. Saliamo sulla collina. Una morìa di auto con doppie frecce ferme ai lati della strada. La neve continua a cadere.

Arriviamo in basso, oltre la collina. I taxi sono fermi ad aspettarci. Torniamo in Hotel. E’ l’una. Domani l’intero paese si fermerà. Tomorrow, UK will close. Dicono gli autoctoni. Ho il volo giovedì. Speriamo che vada bene questa volta. Però gli inglesi cominciano a piacermi. Sempre, sempre di più. Telefoniamo al pub, per offrire una cena alla signora e al marito brillo.

Tomorrow UK will shut down.

Milton Keynes

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Ieri ero in questo posto incredibile, Milton Keynes si chiama, Miltoncheinz per gli affetti da berlusconìa linguistica. E’ a circa un’ora da Londra, aeroporto Luton – come dire: Milano Orio al Serio – è una città creata trent’anni fa, dal nulla, stesso concetto delle new towns di B-niana memoria, una cosa che ti aspetteresti all’Aquila o in California, non certo alle porte di Londra. Il piano regolatore sarà stato ideato da un bimbo su un quadernino a quadri: non ci sono curve, tanti incroci, no traffico, palazzi nuovi a vetri, shopping centers, theatres – cazzo i theatres! – non una carta per terra, bici, alberi, parchi, poche auto, pedestrian areas.

Peccato che il nome ricordi un film di David Lynch – terrore a Milton Keynes; chi ha ucciso Laura Palmer a Milton Keynes.

Dopo 24 ore ci si sente a disagio in questo set da Truman Show. Una visita nel casino sudicio di Londra non può che far un gran bene.

Cosa resterà degli anni settanta.

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E’ destino. Che io capiti, nei miei giri, nelle retirement towns. Palm Springs, California. Scottsdale, Arizona. Rapallo, Italia.

Worthing, retirement town britannica. Ossia, luogo in cui vecchietti inglesi decidono di spendere la propria pensione. E passare gli ultimi anni della propria vita. Paesello di mare. Clima mite. Che poi mite, essendo in UK, significa meno merdoso del resto del paese, tanto per capirci.

Signore sui settanta. Girano da sole o in compagnia. Di altre signore sui settanta. Riempiono i ristoranti Italiani (decine, a Worthing. Deve essere stata una meta di migrazioni: Brooklin, Chicago, Buenos Aires, Worthing). I mariti li avranno lasciati a casa. Oppure. Vabbè, ci siamo capiti. Il paesello l’ho immortalato, qui. E precedenti. La spiaggia. Il celeberrimo molo. E le immancabili vecchiette.

The Magic Roundabout.

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Ieri un collega mi dice che viene da Swindon e io gli rispondo uh? e poi lui mi dice UK e io gli rispondo nuovamente uh? e poi lui mi dice the magic roundabout.

Sure
. Gli dico io e poi mi fiondo a vedere su google che cavolo è sta magic roundabout e scopro la meraviglia delle meraviglie. Una rotonda aggregatrice costituita da cinque rotonde embedded con un rotondone centrale. Una roba spaventosa che avrebbero benissimo potuto costruire sul lungomare di Bari, visti i trascorsi edilizi, e che invece hanno fatto, chissà perchè, nel sud dell’Inghilterra.

PS. l’ho rincontrato, poi, il collega, e quando mi ha detto che è tutto OK a Swindon io ho fatto il saccente e gli ho detto sure, the magic roundabout! facendo si, si col capo.

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