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Refrigeography

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Refrigeography

Originally uploaded by giusec


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Dovendo raggiungere il deserto della California tra circa tre settimane e non viaggiando oltreoceano da Novembre, oggi mi è toccato passare attraverso la nuova procedura per ottenere l’ammissione negli US. ESTA. Che poi sta per Electronic System for Travel Authorization. Insomma, ‘sta roba qui.

Ora, ricordate il vecchio fogliettino verde che vi chiedeva candidamente se avevate compiuto un genocidio? (link del vecchio blog su Splinder, con tanta robaccia attorno). Il mitico I-94W, si, proprio quello. Si compilava in volo, prima di arrivare all’immigrazione. Bene, kaputt. Non esiste più. Adesso c’è l’ESTA.

Che poi ripete le stesse domande, ma su un form web. Come prima, ma in formato elettronico. Che devi, ripeto, devi compilare, almeno 72 ore prima della partenza (è una roba mandatoria, insomma, ci siamo capiti). Devi inserire i tuoi dati. Passaporto. Cittadinanza. Arrivo e domicilio. Se sei terrorista, assassino, spacciatore, emigrato, disoccupato, rapitore di bimbi, nazista, o se semplicemente vai lì per continuare le tue belle attività criminali o immorali (*).

A quel punto, a meno che sei un fesso e hai risposto positivamente ad una delle domande, ti si assegna un application number. E infine arriva l’Authorization. Se non arriva, son guai. Si rischia di non imbarcare; o di partire ma di passare poi momenti poco piacevoli all’immigrazione con qualche simpatico ciccione nazidoganiere dell’Alabama.

E’ tutto. Un attimo. Sull’ESTA manca la storia dell’humus, degli insetti e degli agenti patogeni: possiamo finalmente ragionare su un attacco batteriologico e rimetterci in carreggiata.

(*) e B cosa scrive, qui?

A Roma! a Roma! (a Detroit! a Detroit!)

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A partire da Giugno sarà attivo un nuovo volo non-stop Detroit-Roma operato da Delta Airlines. Il tempismo mi sembra perfetto: giusto il tempo di un crollo definitivo dei colossi dell’automotive a Detroit e di una conferma della recessione ormai cronica dell’Italietta del signor B.

D’altra parte, dicono i signori di Delta, l’aeroporto di Detroit perde solo il 3% dei passeggeri, so far, contro un 9% del resto del paese. E ditemi se questo non è pensare positivo.

Sei ore al mese.

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Copenhagen. Da queste parti la media di luce solare nei mesi Dicembre e Gennaio è stata di sei ore (al mese). Oggi. Sono qui dalle nove del mattino. Un sole che spacca le pietre. Sono le due del pomeriggio. Cinque ore.

Chi glielo dice adesso a questi signori che rimane loro un’ora di sole per l’intero mese di Febbraio?

Disneyland Paris e la psicomagia infantile.

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Disneyland Paris, il celebre Psicoparco disneyano una volta noto come Eurodisney, è stato recentemente proclamato una delle venti località più pericolose e inospitali del pianeta (Most dangerous and inhospital travel destinations 2007, US Department of State) insieme all’Afghanistan, lo Zimbabwe, la Death Valley, l’Iraq, la Costa d’Avorio, l’Aeroporto Fontanarossa di Catania, l’A4 Milano-Bergamo (prima che il tratto urbano diventasse a quattro corsie; dopo l’apertura della quarta corsia l’A4 è passata alla lista dei Biggest Parking Lots on the Earth, a pari merito con la E49 Calcutta-New Delhi e la Interstate I5 Los Angeles-San Diego).

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Crossing Itrov.

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Nota. Per chi fosse capitato qui per caso: no. Questa non è la storia del dissidente russo Itrov Vladimir Crossing trattenuto da Putin in una remota prigione della sconfinata Siberia. No. Itrov è l’italiano per Heathrow. Crossing sta per attraversare. London è London. Fine nota.

Modi di dire. Arrivo a Itrov alle quattro. Ancora. Faccio scalo a Itrov e ti raggiungo. E poi. Ero a Itrov quando è scattato l’allarme bomba. E poi ancora. Ho dormito al terminal due di Itrov, non era poi così male. Il design, poi, da non perdere. Modi di dire.

Ne cantava le lodi anche il Battiato nazionale: facevo scalo a Itrov, una domenica di Pasqua. Itrov è il terzo scalo del mondo ed il primo in Europa, secondo l’ACI (Airport Council, non Automobil Club). Dopo Itrov, Parici CDG (sidigì), Francoforte, Amsterdam e Madrid. Interessante notare come Itrov abbia una sua ben precisa identità. Itrov non è Londra. Itrov è  Itrov. Un mondo a se. Un segmento spaziotemporale parallelo. Un’area geografica a se stante. Un agglomerato con vita propria.

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