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Results tagged “PD” from giusec&frienz

Ballottaggio a Londra

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Seggio Primarie, Tuscanic, London
Originally uploaded by giusec

Questo è il seggio. Primarie. Ballottaggio. Uno dei due seggi, per la precisione, a Londra. Sulla destra delle confetture l’angolino per il voto. In primo piano sulla sinistra, carciofini e pomodorini maremmani.

Forse adesso

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Mentre Renzi sta raccontando un sacco di baggianate sulle liberalizzazioni, io ho trovato qualcuno da votare alle primarie. Forse.

E tre

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Come volevasi dimostrare.

Vedi anche qui.

Come fermare B

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Non ho ancora un’opinione precisa su quale sia la migliore strategia per fermare B ed evitare l’ennesimo capitolo della tragedia messa su da questo ridicolo signore negli ultimi vent’anni di storia Italiana. L’intervista a Barbara Spinelli sul Fatto mi da qualche spunto interessante e mi trova d’accordo invece su cosa non fare: esattamente ciò che il Pd sta proponendo oggi, bloccando alcuni dei candidati strategici e supportando Tremonti (Tremonti?) alla guida di un governo tecnico. Dimostrando così che, ancora una volta, non ha nulla, ma proprio nulla, da dire e che è lontano anni luce da ciò che un’opposizione matura e responsabile dovrebbe essere. La conclusione è lampante e mi spaventa: con questa opposizione e con i suoi leader non si andrà da nessuna parte e B è destinato ad aggiungere nuovi capitoli alla sua folle storia.

Lingotto tales. Due.

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Gli scenari sembrano finalmente chiari, dopo il meeting del Lingotto. Adesso abbiamo tre candidature. Franceschini. Bersani. Forse Chiamparino (il terzo uomo). E’ un grande risultato; e si nota, altro che se si nota, lo zampino sapiente dei Piombini Democratici. Grazie ragazzi, adesso si che la base ha le idee chiare – su cosa e chi non votare alle prossime elezioni.

Update. In compenso hanno fatto delle foto, molto belle, eh.

Lingotto tales.

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E mentre noi siamo qui a gustarci un panino specchebrì o un piatto di pasta sintetica, Civati, Sofri, Serracchiani e un manipolo di coraggiosi raggiungono il Lingotto per strappare il partito alle cariatidi e riconsegnarci qualcosa da votare alle prossime elezioni.

Ma porca troia.

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PD-Europee.gif

In sintesi.

Il PD è alla soglia del disastro. Ha perso milioni di voti in un anno, dal trentatrè è passato al ventisei percento, ha perso tredici provincie, le due più importanti d’Italia sono al ballottaggio, un considerevole numero di comuni sono perduti, le uniche vittorie degne di nota sono da attribuire ai nuovi leader, la Serracchiani, Renzi e pochi altri. Durante la campagna il partito ha sostenuto i soliti noti. Alcuni dei non supportati ce l’hanno fatta comunque. Altri, no (vedi Scalfarotto). Il PD ha una percentuale da partitello extraparlamentare in Lombardia e vacilla nelle regioni rosse per antonomasia. A ventiquattr’ore dal disastro, Bersani è pronto a prendere il posto di Franceschini. D’Alema che fa l’endorsement di Bersani. Franceschini afferma che è una mezza vittoria e che c’è la base da cui ripartire. Il primo post del sito del PD è intitolato Fermata la Destra.

Ma porca troia. Due le cose. O sono io che sono un inguaribile catastrofista o sono questi signori che vivono nell’iperspazio e continuano a non capire un cazzo di come stanno andando le cose.

La meglio gioventù.

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La mozione primarie subito non è neppure stata presa in considerazione. Nel PD c’è adesso un signore che crede di essere stato eletto nuovo segretario. E’ già entrato nel ruolo e sbraita in favore della Costituzione. Un altro signore sbeffeggia i sondaggi online e conferma la sua candidatura a Ottobre, nel segno dell’unità. Un terzo signore, coi baffetti, considera le primarie una noia – c’è una campagna elettorale a cui pensare.

Nel paese c’è adesso un partito che crede di incarnare lo spirito della sinistra.

I giovani che si dicevano tanto incazzati e che dovevano rappresentare le scelte della mia generazione saranno probabilmente stati sedati, perchè di loro è scomparsa ogni traccia (fatta eccezione di qualche rassegnato post sui rispettivi blog). E anche il mio voto scomparirà quando tra qualche mese mi si chiederà di tornare ai seggi.

L’impietosa cronaca della giornata è qui, via Francesco Costa, e qui, via Alessandro Gilioli. Tanto per citarne due.

Vorrei raccontarvi un adeddoto. Tempo fa, alle primarie delle primarie delle primarie, il mio voto andò a Letta. Letta nipote, intendo. Enrico. In realtà lo conoscevo poco. Ma sembrava giovane. Serio. Uno della mia generazione. Un possibile futuro leader. Poi le cose andarono come andarono. Vinse Uòlter. Letta restò a galla, visibile e invisibile, a tratti. Divenne ministro ombra welfare. E poi l’uscita infelice di due settimane fa. Sulla Englaro. E e sul suo voto di fiducia al disegno di legge del signor B.

Scrive Cazzullo (ed io, francamente, non potrei far di meglio).

(…) Anche per questo è incredibile che un quarantenne come Enrico Letta abbia annunciato il suo si al disegno di legge che riproponeva di fatto il decreto respinto da Napolitano. Non aver capito che non sulla vita di Eluana si votava, ma sulla prova di forza imposta dal governo, apre un interrogativo grave sulla capacità di rappresentare l’intero partito da parte dell’uomo che a molti di noi è parso il leader naturale del PD futuro.

E ora. I miei due centesimi.

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Pippo, Luca, e un manipolo di audaci pubblicano questo. Con relativa email per le adesioni. Il fatto è, che poi succede quest’altro.

E allora, francamente, che senso ha prendersela tanto a cuore e dannarsi e ragionare di rinnovamento, se poi le decisioni vengono comunque e solo prese dai soliti noti? E spiegatemi che senso abbiano le dimissioni del signor WV se poi il suo posto è preso dal vice. E ancora spiegatemi come sia possibile che la Direzione Nazionale sia ancora lì, tranquillamente, saldamente al suo posto.

Sono in disaccordo con Carlo quando suggerisce il rientro di D’Alema. Questo è il momento buono per far fuori questi signori che ci hanno bellamente portato al punto in cui oggi ci troviamo. Questo è il momento buono per mandare tutto a puttane, svecchiare il partito, mandare a casa individui inutili e ripartire da zero. Tanto, peggio di così.

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