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Results tagged “marketing” from giusec&frienz

L’insider.

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Lunedì, neve permettendo – a Milano e in UK – sarò a Sud-Est di Londra, in un pub, a incontrare l’Insider. Uno dei giornalisti più terribili del mondo dell’enterprise software. Da due anni scrive le cose peggiori contro la mia azienda (e non solo). I signori nella mia posizione prima che io arrivassi, in accordo con Corporate - quell’entità delle multinazionali che, per definizione, non comprende un accidente di ciò che avviene nelle Regions - avevano deciso un embargo totale, che si trascina, appunto, da ventiquattro mesi. Embargo è in soldoni il divieto di parlare, invitare, rispondere alle comunicazioni del suddetto giornalista.

Un embargo è la cosa più idiota che possa venire in mente a un VP Marketing o di Comunicazione. E’ l’esatto opposto della sua funzione – marketing è comunicazione, comunicazione è conversazione. E così, lunedì romperò l’embargo, a mio rischio e pericolo, e andrò a visitare il terribile giornalista, autore di un pezzo mensile che, molto creativamente, ha intitolato l’Insider.

Gioco fuori casa. Mi sto preparando rileggendo i suoi articoli degli ultimi tre mesi. E ripensando ai nomi dei whisky scozzesi assaggiati negli ultimi anni. Lo sento. Alla fine sarà un Oban single malt a rompere definitivamente  l’embargo.

Change.

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Ultimamente ho l’impressione che mi stia indirizzando (professionalmente) verso una specializzazione ben precisa. Ristrutturazioni. Ristrutturazioni di dipartimenti marketing. E’ quello che ho fatto negli ultimi anni. E’ ciò che mi hanno chiesto di fare altre divisioni del gruppo (ci daresti un advise su come…?). E’ ciò che mi chiedono gli headhunters (l’azienda ha bisogno di managers che sappiano attuare una politica di…). Non so perchè, ma è così.

La parola d’ordine però, non è restructuring, naturalmente. Neppure lay-off. Neppure head-cutting. E’ change. Un obamiano managing change che però lascia stavolta, ahimè, ben poco spazio al dubbio.

Don’t Confuse Sales Support with Marketing.

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Breve white paper sulle (profonde) differenze tra “marketing” e “sales support”. Per marketers. E per l’azienda per cui ho lavorato, fino a tre anni fa.

E allora andiamo un pò a vedere che ha da raccontarci Kotler, marketing guru del secolo passato, ormai quasi ottantenne, il 17 giugno, al Poli-Bovisa. Sulla necessità di rivedere i processi di marketing e comunicazione a fronte di cambiamenti socioculturali che implicano un ripensamento delle tecniche e dei linguaggi (madonna, sembra un titolo alla D’Alema, che ieri ha speso una ventina di righe per dire: Walter, me ne vò). Qui l’agenda. E qui l’iscrizione.

Persistent Marketing.

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Da circa sei anni, ossia da quando mi venne in mente l’idea di tornare a studiare per un MBA (cosa poi conclusasi in un modo più o meno dignitoso con un master in Bocconi) la Hult International Business School mi scrive, con cadenza mensile, per invitarmi ad esplorare i suoi programmi, ad iscrivermi ad uno dei suoi MBA, a visitare una delle sue (nuove!) sedi internazionali.

Ammiro la loro persistenza. Ma ormai ho quasi quarant’anni e forse sarei più adatto ad un corso post-master o una cosa per non più ragazzini, insomma ci siam capiti. Ho deciso però di non cancellare la mia registrazione e di continuare a ricevere gli inviti, perchè sono curioso di sapere, diciamo così, fin dove i signori di Hult vogliono arrivare.

Potrebbero invitarmi tra vent’anni ad un corso executive per la terza età o tra quaranta (anni) ad un post-post-post-tutto per rinfrescare tutti i concetti ormai perduti. Io, che sono per natura curioso, aspetto, con pazienza.

Evolution of (tech company) logos.

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history logo-apple.gif
Il post su Neatorama apre le porte ai ricordi e mette in funzione la parte destra del cervello (prima di mettere in moto anche la sinistra e dar vita a tipiche considerazioni da marketer). Si scoprono così storie come quella che riporto qui.

The first Apple logo was a complex picture of Isaac Newton sitting under an apple tree. The logo was inscribed: “Newton … A Mind Forever Voyaging Through Strange Seas of Thought … Alone.” It was designed by Ronald Wayne, who along with Wozniak and Jobs, actually founded Apple Computer. (…) Jobs thought that the overly complex logo had something to do with the slow sales of the Apple I, so he commissioned Rob Janoff of the Regis McKenna Agency to design a new one. Janoff came up with the iconic rainbow-striped Apple logo used from 1976 to 1999.

Rumor has it that the bite on the Apple logo was a nod to Alan Turing, the father of modern computer science who committed suicide by eating a cyanide-laced apple. Janoff, however, said in an interview that though he was mindful of the “byte/bite” pun (Apple’s slogan back then: “Byte into an Apple”), he designed the logo as such to “prevent the apple from looking like a cherry tomato.”

In 1998, supposedly at the insistence of Jobs, who had just returned to the company, Apple replaced the rainbow logo (“the most expensive bloody logo ever designed” said Apple President Mike Scott) with a modern-looking, monochrome logo.

L’intero post, con la storia dei loghi di Adobe, Apple, Canon, Google, IBM, LG Electronics, Microsoft, Motorola, Mozilla Firefox, Nokia, Nortel, Palm, Xerox, è qui.

Quelli del Marcom, eccetera.

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Oh. Leggo le mail. Il tizio ha capito che la Spagna non è una provincia dell’Italia (casomai il contrario) e mi pubblica il comunicato. Festeggio con capuchino e cruasàn al sole del Paseo de Gracia.

Quelli del Marcom non si smentiscono mai.

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Allora, le cose sono andate così. Io chiedo al capoccia della comunicazione mondiale di pubblicarmi sul sito corporate un comunicato stampa di un contrattone galattico firmato in terra spagnola (nota per i neofiti: l’azienda è Californiana, io vendo software e sono responsabile in EMEA). Hanno appena pubblicato un bel comunicato di un simile contratto firmato in Virginia e allora mi farebbe un gran piacere vedere la stessa storia per la Spagna.

Lui mi risponde che non si può fare. Gli chiedo perchè e mi scrive che il comunicato della Virginia è stato pubblicato sul sito corporate perchè la Virginia è in Nord America. La Spagna però no. La Spagna non è in Nord America (no, dai) e allora non si può pubblicare. Meglio, si può pubblicare, ma sul sito Italiano.

Io allora gli spiego che non c’entra un cazzo pubblicare un comunicato di un contratto spagnolo in Italia. Casomai me lo pubblico in Spagna. Anzi, in Spagna lo pubblico di sicuro, ma il fatto è che il sito di Corporate è il sito di tutti i paesi del mondo, e io voglio vedere il fottuto comunicato pubblicato lassù.

Lui mi risponde e mi dice che non è chiaro. Allora gli faccio l’esempio. E’ come chiedere al Messico di pubblicare il comunicato di un contratto Brasiliano. Come chiedere all’Antartide di pubblicare il comunicato di un contratto del Polo Nord. Che cazzo c’entra? Non c’entra, no? Lui mi risponde che si, c’entra. Messico e Brasile sono in Sud America e quindi c’entra. Per la stessa ragione c’entra pure tra Italia e Spagna.

Vabbè. Io avrò anche fatto l’esempio sbagliato. A questo punto fanculo, il comunicato me lo pubblico pure sui siti di Malta e della Serbia, e anche del Lussemburgo e dell’Ucraina, visto che ci sono.

Ah. Quelli del Marcom. Non si smentiscono. Mai.

Marketing Principles.

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Immerso nella stesura di piani marketing, nel riadattamento di budget e piani di investimento e nel coordinamento di un Marketing Summit annuale (in una sola parola: cazzeggiando) mi sono imbattuto nei Marketing Principles di alcune stranote aziende hi-tech.

I celeberrimi 7 Principi del Marketing di Google:

  1. Results must be trackable.
  2. Promote trial.
  3. Let others speak for you.
  4. Data. Not Hype.
  5. You’re smart. And your time matters.
  6. We’re serious. Except while we’re not.
  7. Big ideas move us

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Non c’è solo il lato geek.

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Bene. E’ il mio lato geek che parla. Il McBook Air. Wow. E poi il nuovo software per l’iPod/iPhone. Doppio wow. E i video a noleggio. Wooowww. Tra meno di un mese sono a San Diego. Fammi un pò vedere gli Apple store più vicini.

Ora, il mio lato finanziario. Azioni in caduta libera. Meno seipuntosei percento. Ma perchè? Mica tutti gli anni può venire fuori un iPhone, gente. E poi i timori di recessione. E la diminuzione dei consumi. Sono più convincenti di tutti i McBook Air di questo mondo. Un anno fa, a tre giorni di distanza dall’annuncio dell’iPhone, le azioni Apple erano in salita del dodici percento. Altri tempi. Decisamente.

E infine il mio lato marketing. Gli annunci di San Francisco? Tutte cazzate. Tranne una. Il noleggio via iTunes. Che potrebbe cambiare per sempre il mercato dei film. Da Wired.

(Analysts) sees Apple’s online movie distribution plan as a likely success due to
the ease and flexibility of Apple’s content/hardware ecosystem, as well
as Jobs’ ability to strike deals with the movie industry where other
manufacturers have failed. (…) Jobs changed the music business forever when he unveiled the iTunes Store in 2003, and he hopes to do the same for movies.

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