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Results tagged “Fenice” from giusec&frienz

Irresponsabilità e disastri.

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Come volevasi dimostrare.

Chi ci perde dalla scomparsa di Alitalia.

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Ci ha perso Intesa. Banca Intesa, maggiore sconfitta. Correggo, Intesa e AirOne. Il piano salva-AirOne è fallito. Ricordiamo che il debito di AirOne era salito a 1.1 miliardi nei primi mesi dell’anno. Intesa è tra i maggiori creditori di ApH, controllante di AirOne. Fallito il salvataggio di ApH-AirOne (che avrebbe dato in leasing in suoi vettori ad Alitalia, ridicolo), è fallito il salvataggio di Intesa. Cosa che non può non lasciarci soddisfatti. Una volta tanto.

Ci perdiamo noi tutti. Gli Italiani, altri grandi sconfitti. Non per la scomparsa della compagnia, chissenefrega. Si, perderemo le tratte interne. E pure i collegamenti colle isole. E pure i voli per San Paulo. E pure decine di migliaia di miglia. Chissenefrega. Piuttosto, ci perderemo, come sempre, perchè la cassa integrazione e gli ammortizzatori sociali nei confronti dei ventimila dipendenti ci costeranno assai più della bad company del folle piano Fenice. Come se non bastasse tutto il denaro sborsato ad oggi. Magra consolazione: Alitalia scompare, la nostra progenie non dovrà pagare.

Ci perdono i piloti, che forse, dopo anni di vittorie e prepotenze all’italiana, non si aspettavano una bancarotta (bancarotta? scherzi? sul serio?) .

Ci perdono i sindacati. Che ormai non si capisce più che ci stiano a fare, questi arroganti signori. Visto che il compito che sono chiamati a svolgere è ormai dimenticato. Da anni.

Berlusconi, no. Lui no. Perchè riuscirà, ancora una volta, a farla franca. A rigirare i fatti e a far cadere le responsabilità su piloti e CGIL (che hanno le loro sacrosante colpe). Facendo dimenticare agli Italiani che proprio lui ha rappresentato la principale causa del fallimento della trattativa AirFrance. E di un conseguente dignitoso salvataggio della (fu) compagnia di bandiera.

Il piano Air France e il piano Fenice a confronto.

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Durante un volo per gli Stati Uniti si ha molto tempo per leggere. Una delle mie letture preferite, sabato, è stata il Sole24Ore. Precisamente, un articolo di Gianni Dragoni, che spiega, lucidamente e per punti, perchè il piano Air France era migliore dell’attuale Fenice. Il Sole24Ore, non l’Unità. Io ho provato a semplificarlo, lasciando i numeri e condensando le considerazioni di Dragoni. Risulta chiaro che: 1) il piano Fenice è il salvataggio di AirOne. 2) Alitalia è stata svenduta alla cordata, che ne ricaverà profitti a palate. 3) il piano Air France era più solido e più conveniente per gli Italiani. La premessa del Sole è:

In nessun aspetto la proposta attribuita alla cordata di 16 investitori della Cai, guidati da Roberto Colaninno, già scalatore di Telecom Italia nel 1999 con i soldi della stessa società, migliora il progetto francese. Anzi, numerosi appaiono i peggioramenti, per la compagnia e i lavoratori, per i consumatori, per i contribuenti, per creditori e azionisti.

Punto uno. L’Italianità. Le destinazioni di New Alitalia saranno 65, quelle di Air France erano 84. Ci sarà una concentrazione sul mercato nazionale ed europeo, con pochi collegamenti intercontinentali (13-16 destinazioni, contro le 15 previste da Spinetta). Per i passeggeri italiani aumenterà la necessità di fare scalo a Parigi, Francoforte o Londra per voli lunghi.

Punto due. Flotta dimezzata. Alitalia + AirOne avranno circa 139 aerei, cioè 100 in meno dei 238 impiegati dai due vettori. Spinetta prevedeva un’Alitalia con 137 velivoli. I francesi inoltre prevedevano di aggiungere un aereo di lungo raggio all’anno dal 2010. Non si conoscono gli impegni di Colaninno in proposito. Poiché Alitalia già ha 175 aerei, più della flotta giudicata necessaria dal nuovo piano (139), a cosa serve aggiungere AirOne, con i suoi 60 aeroplani? Il canone di leasing su questi aerei è molto più alto che sugli altri.

Punto tre. Monopolio. Già detto mille volte. L’unione di Alitalia con il principale concorrente annulla quasi tutta la concorrenza sui cieli nazionali. La nuova società avrà mano libera nell’alzare le tariffe. L’italianità, insomma, sarà pagata cara dai consumatori.

Punto quattro. Impegni finanziari. Air France-Klm si era impegnata a versare in Alitalia almeno un miliardo entro giugno 2008, accollandosi anche circa 1,4 miliardi di debiti finanziari netti che invece il nuovo piano lascia nella bad company. Di fatto, l’impegno di Air France era di 2,4 miliardi circa. E non ci sarebbe stata una bad company da scaricare sullo Stato o sui creditori/azionisti. La cordata ha annunciato un impegno fino a un miliardo. Per ora, i suoi soci hanno versato 160mila euro. L’impegno degli italiani è meno della metà dei francesi. Resta un buco di almeno 1,4 miliardi nella bad company: debiti che verranno pagati dallo Stato (io, noi, voi), dai creditori, dagli azionisti.

Punto cinque. La (s)valutazione di Alitalia. Si sostiene che la Cai abbia fatto un’offerta di circa 300 milioni per comprare la parte buona di Alitalia, slot, marchio, gli aerei migliori. E’ impensabile che la polpa buona di Alitalia valga così poco. Alitalia possiede slot pregiati a Heathrow, Parigi, Francoforte, Duesseldorf, Madrid che valgono svariate centinaia di milioni. Ha un marchio noto nel mondo, una rete di vendita internazionale.

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Via l’ICI. Arriva l’Alitalia-tax.

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Tempo fa qualche calcolo ci aveva portato alla conclusione che Alitalia era costata alla collettività circa 275.4 Euro a testa. Neonati inclusi. Anziani inclusi. Eccetera.

Adesso il prof. Ugo Arrigo, docente di Finanza a Milano Bicocca, fa qualche altro conto. In soldoni, il piano Fenice costerà agli Italiani dai 68 ai 114 Euro a cranio (vedi anche Gilioli, qui). Insomma. Costo finale: sui 343.4/389.4 Euro a persona. Noi siamo in quattro. Totale.1,372/1,558 Euro.

Ora, quanto ci veniva a costare l’ICI?

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