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Results tagged “crisi” from giusec&frienz

Better later than never.

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C’è chi ci arriva subito. C’è chi è lento, e ci mette un pò. Lui, finalmente, dopo più di un anno, c’è arrivato.

A Change. For the worst.

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Avevamo già scritto di Peter Schiff, qui. Recentemente ha attaccato lo Stimulus Plan di Obama, assicurando che porterà alla peggiore crisi della storia degli US. L’inflazione aumenterà in modo spropositato, il black market esploderà, il dollaro perderà valore, l’America perderà il suo ruolo di potenza economica, e collasserà per impossibilità di ripagare ulteriori finanziamenti.

President Obama unfortunately doesn’t understand the problem and he was poorly advised. (…) We don’t need a stimulus, we don’t need Americans spending more money (…) Solution is less government spending, less spending, we need higher interest rates, not lower interest rates….

I video e le interviste sono qui (Yahoo! Finance) e qui (Russia Today) e qui (incalzato dalla giornalista della CNN) e pure qui (tagliato brutalmente dalla CNN).

Da paura.

Sei milioni.

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Nei prossimi dodici mesi circa sei milioni di Europei perderanno il lavoro. L’ho sentito oggi in radio. Una radio seria. Radio24. Non le solite radio ggiovani. E se Radio24 dice che sei milioni di Europei perderanno il lavoro nei prossimi dodici mesi, ebbene, allora potete starne certi: come minimo sei milioni di Europei verranno licenziati nel giro di un anno.

Qualcuno ha provato a suggerire di scegliere uno stato a caso, chessò io, UK, e licenziare lì i sei milioni. Così al Sole saran contenti, e noi pure, gli Inglesi un pò meno, certo, ma per lo meno la finiamo lì e si torna a farci i cazzi nostri, come facevamo prima della crisi. Sembra però che la proposta non sia stata ben accetta. Peccato.

In soldoni non c’è speranza. Sei milioni devono essere e sei milioni saranno. L’ha annunciato Radio24. Già. Ma chi? Chi saranno i sei milioni? E’ così che la maggioranza degli Europei si chiederà, all’unisono: non è che sarò anch’io tra quei sei milioni? Bella domanda. Chiaro, non possiamo essene certi. Però si può lavorare sulle probabilità. Ecco. Inizia a rispondere alle seguenti domande.

  1. Lavori per un’azienda che ha un nome formato da due parole, con le due parole che iniziano per LB e una delle due ha a che fare con la famiglia?
  2. Sei precario con contratto a termine e in azienda hanno appena annunciato che inizieranno una riduzione del personale del 30% ma che non toccheranno i dipendenti?
  3. Non sei nato in Italia, magari non sei neppure nato in Unione Europea, hai la pelle di una tonalità più scura di quella di un elfo e casualmente vivi e lavori in Veneto?
  4. Sei un venditore d’assalto e il 70% del tuo salario è basato sul raggiungimento di un goal di vendite con crescita organica del 35% per anno?
  5. Sei appena stato assunto in Svizzera da un’azienda che tu pensavi fosse un noto spedizioniere ed invece è un intermediario finanziario?
  6. Vivi in un triste paese del mediterraneo a forma di anfibio con un folle psicopatico come premier ed un grigio fiscalista che si da arie da illustre economista?

Se hai risposto ad almeno un sì, rassegnati. Ma non disperare. Secondo il Signor B sarà una brutta crisi, ma passerà. Ha ragione. E il tempo lenirà le nostre ferite. Almeno, così si dice.

Mind the crunch.

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Mentre lascio Londra la Banca Centrale d’Inghilterra riduce il tasso di cinquanta punti, portandolo a 0.5, minimo storico da sempre, immettendo sul mercato 250 miliardi di sterline in bond e obbligazioni. Così, tanto per capire quanto seria sia la situazione.

Non in Italia, però. Il Financial Times commenta che l’Italia ha finalmente abbandonato la retorica ottimistica, adottando una linea più sobria.

Giulio Tremonti, the finance minister, told a conference on Thursday that 2009 would be “even more difficult” than last year, a spokeswoman said. The websites of two leading newspapers quoted him as saying Italy faced a “horrible year”, but officials did not confirm that.

Anno orribile? Figuriamoci. FT è smentito a sole ventiquattr’ore dall’ennesimo spettacolo dei due buffoni.

La crisi c’è, ma è meno tragica di quella descritta dai media. Il premier Silvio Berlusconi cerca di rassicurare e dice ai lavoratori: stiano «sereni», in tutto ci sono 9 miliardi per gli ammortizzatori sociali.

e ancora

Il premier ha poi ripetuto che «nessuno ha fatto più noi in Europa». Se nella Ue vi sono stati stanziamenti più imponenti sono stati per salvare le banche e non come supporto all’economia

Purtoppo però le cose non stanno proprio così, e noi lo sappiamo bene. Anzi, gli economisti sono di tutt’altro avviso.

Economists warn that the crisis is going to hit Italy in reverse order, with the slump in the real economy threatening to drive banks into trouble.

Speriamo solo di non rendercene conto quando sarà troppo tardi. Nel frattempo i due clown continuano a dare spettacolo. Ma ormai non divertono altri che se stessi.

Six quarters.

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Londra. Secondo un esimio professore della Columbia Business School di NY e della London Business School, e in risposta a Marco che aveva sollecitato la questione, la crisi finanziaria durerà almeno altri sei trimestri = diciotto mesi = fino alla metà del diemiladieci. Una questione di inventories, ha aggiunto. Poi, la lenta ripresa.

(E poi non ditemi che non mi prendo cura dei commenti di chi passa da queste parti).

California slides in to the sea.

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E così anche per il Golden State è arrivata l’ora dei conti.

The state, nearly out of cash, has laid off scores of workers and put hundreds more on unpaid furloughs. It has stopped paying counties and issuing income tax refunds and halted thousands of infrastructure projects. Twenty-thousand layoff notices will go out on Tuesday morning (…)

e pure

(…) it will cost California $191 million to shut the projects down, and $192 million to start them back up again once a deal is struck. So shutting down the government will mean spending nearly $400 million of taxpayers’ money for nothing, and all in the name of fiscal responsibility.

Lo stimolino creativo.

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C’è parecchio da ridire, sulla rete e sui blog di esperti, sulle recenti dichiarazioni del creativo Tremonti e sul pianetto anticrisi (lo stimolino) varato giorni fa dal signor B. Ritenuto, dai più, insufficiente. Tremonti che, qualche giorno fa, si era espresso così.

“It’s not right to support demand by raising debt,” Tremonti said in a news conference in Rome. “The economic trend can’t be turned around with stimulus packages. Judging from the U.S., they have worked very little.”

In genere, la conversazione converge su un giudizio comune: Tremonti è inadeguato a dare una soluzione alla crisi. Questo post ne è un esempio. Questo, di Paolo Manasse, insegnante di Macroeconomia a Bologna e in Bocconi, un altro. Insomma, con questi imbarazzanti personaggi alla guida, c’è sa stare poco allegri. E non bisogna essere degli esperti di Economia, per rendersene conto.

The Europen Commission has said it expects Italy’s public debt to rise to 109.3 per cent of GDP this year, up from around 105% next year. This is what happens when you get a 2% contraction, and if we get deflation (falling prices) then things will get even worse.

Peter was right.

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Peter Schiff, commentatore economico e presidente di un’azienda broker del Connecticut, aveva predetto tutto. La crisi dei subprime. La bolla finanziaria. La recessione. Sin dal 2006.

In an August 2006 interview Schiff generated much controversy when he repeated his long-held investment thesis: “The United States economy is like the Titanic and I am here with the lifeboat trying to get people to leave the ship. I see a real financial crisis coming for the United States.” On May 16, 2006 in debate on Fox News, Schiff accurately forecast that the U.S. housing market was a bubble that would soon burst. On December 13, 2007 in a Bloomberg interview on the show Open Exchange, Schiff further added that he felt that the crisis would extend to the credit card lending industry.

Il video (dieci min ben spesi) mostra alcuni dei suoi interventi e le facce divertite degli altri commentatori, che lo ritengono, probabilmente, un folle. E cosa pensa Schiff del futuro?

In his January 14, 2009 radio show, Schiff discussed moving out of cities in anticipation of rising crime rates, food shortages, fuel shortages, and rolling blackouts. He also mentioned the need for families to stock up on guns and ammunition as a part of what he expects. This quasi-survivalist stance demonstrates how serious he expects the unfolding economic downturn will be.

Anche qui in Italia parecchi illustri commentatori ci misero in guardia dalla follia di un uomo. Ma gli Italiani, ahimè, non diedero loro (sufficiente) retta.

C’è grossa crisi #1.

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La serie Non c’è crisi diventa da oggi C’è grossa crisi, che tanto l’abbiamo capito qual’è l’andazzo. Anche oggi si inizia bene. Solo sedicimila licenziamenti. Forse allora il signor B aveva ragione. L’economia regge. Siamo tutti più ricchi. Meno
due percento è una sciocchezza. E via.

  • Questo i giornali non lo dicono, ma Aeroporti di Roma metterà in cassa integrazione 340 lavoratori – via Reuters
  • Time Warner sbatte fuori 1250 persone (e perchè non 1275 o 1243?) (il 3% della forza lavoro)
  • Panasonic ne manda via solo 15,000 (5% della forza lavoro)

Qui la tabella completa. Via WSJ.

E non è finita. Ecco le vendite dei retailers statunitensi, aggiornata a Gennaio. Diciamo che con qualche eccezione (la solita WalMart…) non è che se la passino tanto meglio.

Vedi anche:
- The worst hasn’t quite hit yet, link
- Non c’è crisi #4, link
- Non c’è crisi #3, link
- Non c’è crisi #2, link
- State buoni, se potete, link

Non c’è crisi #4.

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Oggi si inizia bene. Solo licenziamenti da parte di aziende minori (SAP, Starbucks, Boeing, etc.). Un
altro sospiro di sollievo. Forse allora il signor B aveva ragione. L’economia regge. Meno
due percento è una sciocchezza. E via.

  • SAP annuncia 3,000 licenziamenti (il 6% della forza lavoro)
  • Boeing ne taglia 10,000 (6% della forza lavoro)
  • Starbucks 6,700 a casa (4% della forza lavoro)
  • ST Microelectronics 4500 tagli (9% della forza lavoro)

Qui la tabella completa. Via WSJ.

Vedi anche:
- Non c’è crisi #3, link
- Non c’è crisi #2, link
- State buoni, se potete, link

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