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Babel e i frammenti digitali.

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[Nota. il post non ha niente a che fare con BlogBabel. Si parla di film, non di classifiche].

Ieri abbiamo visto Babel – con più di un anno di ritardo. Poi, per capire meglio, sono andato a cercare opinioni e critiche su web. Così, tanto per fissare alcuni concetti. Babel, si nota subito la parentela con il Web, rientra nel filone dell’hyperlink cinema. Così detto per via dei frammenti narrativi e temporali (e i continui link) che trovano collocazione finale alla fine del film stesso. Altre pellicole dello stesso genere: Crash, Traffic, Syriana (ma anche Pulp Fiction e Magnolia). Secondo Wikipedia:

La sofferenza e la solitudine fanno da elementi unificatori della diversità etnica e geografica dei vari personaggi. (…) Babel non è un film sull’incomunicabilità del mondo post-moderno, Babel
è il film sulla comunicabilità attraverso il linguaggio del dolore. (…) Sofferenza e solitudine in contrasto con la voglia di essere amati e di
non essere più soli. Il polo del reale e il polo del desiderato. Due
estremi, due contrasti che si scontrano in una lotta manichea. La
stessa struttura del film è basata sui contrasti, sia uditivi che
visivi.

OpenDemocracy vede le cose secondo una prospettiva diversa

It gives an intimate message we can all relate to, beyond language and beyond the time zones that cut the narrative into pieces: love, and care for, your children. If you don’t – and perhaps even if you do, but have bad luck – they will die. This is the ‘small world’ story. The big world is what you try to protect your children from, where vast inequalities of wealth and power, sliding suddenly together and apart again like tectonic plates, produce accidental, tragic consequences.

A me Babel ricorda la narrativa cyberpunk. Mi ricorda Gibson e Sterling. Mi ricorda Pattern Recognition, di Gibson, con la spasmodica ricerca dei frammenti digitali. Mi ricorda il web, con i suoi hyperlink. Mi ricorda Blade Runner, con la visione notturna delle torri di Tokyo.

Babel può anche non piacere. Ma è il precursore di un modo di fare cinema sempre più vicino ad un’esperienza digitale. Per questa ragione, pur non essendo g&f un blog di critiche cinematografiche, ha senso parlarne. Anche qui.

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