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Results tagged “Cina” from giusec&frienz

Eleven days to go.

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Nonostante le chiacchiere del China Daily, a soli undici giorni dall’inizio delle Olimpiadi, l’aria che si respira a Pechino non sembra essere proprio cristallina (foto scattata da James Fallows, giornalista dell’Atlantic). E, francamente, sembra più schifosa di ciò che respiriamo a Milano quando non c’è vento, non ci sono trombe d’aria e non piove da tre mesi.

Hyper-polluted Beijing.

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Mancano trentasei giorni all’inizio dei Giochi Olimpici e sembra che la qualità dell’aria a Pechino peggiori drammaticamente. Qui poi sembra di essere a Milano a Febbraio durante uno di quei periodi di massima allerta. Per lo meno noi non ci azzardiamo a proporci per le Olimpiadi (per l’Expo si, però).

Masses, and individuals, in China.

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Mi piace il blog di James Fallows di The Atlantic, perchè è americano e perchè scrive come pochi americani sarebbero capaci. D’altra parte, vive a Pechino e sappiamo bene quanto vivere all’estero permetta di comprendere a fondo il proprio Paese (quasi mai quello in cui si vive). Parlando di bambini e della recente tragedia del terremoto in Cina.

The human scale of almost anything in China is predictably shocking. I go to a city I’d never heard of – say, Zibo – and learn that it has about as many people as Chicago. I go to a city I have heard of and learn that estimates of its population are accurate only within a couple million. And of course we now have the staggering figures coming out from Sichuan province and its surroundings — about 900 children trapped in one school, tens of thousands missing in another town, whole villages being swallowed up by landslides. America has never known mass tragedy on this scale — or even on a pro-rated version of this scale. China has of course known it many times.

Le verità degli altri/2.

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Leggendo questo speciale e in particolar modo questo articolo del China Daily, che poi è la risposta ufficiale Cinese agli attacchi dell’Occidente contro le violazioni ai diritti umani in Tibet (titolo che è tutto un programma: What human rights? Quali diritti umani?) mi tornano alla mente le difese di ufficio dei quotidiani Italiani di proprietà Berlusconiana quando ad attaccare fu la stampa rossa internazionale: The Economist, Washington Post, NYT.

Negazione dei fatti a oltranza e fragile tentativo di far accettare la propria verità.

L’ultimo giorno dei Fellelo Loscè.

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silvio_clibbio.jpgDai quotidiani di ieri.

(…) La Ferrero ha vinto la sua causa contro la cinese Montresor, che aveva accusato di concorrenza sleale. La Corte Suprema di Pechino ha confermato oggi la sentenza di secondo grado, nella quale (…) le veniva imposto di sospendere le vendite e cambiare la confezione dei suoi cioccolatini “Tresor Dor”, uguale a quella dei Ferrero Rocher dell’azienda italiana.

Storia iniziata anni fa (nel duemilaquattro), come questo articolo su una rivista specializzata può testimoniare.

Lawyers for Montresor however claim that the Chinese firm uses its own original packaging design.

E forti del risultato conseguito, le aziende italiane si mobilitano per vincere le altre tremilionicentoquarantamila cause contro aziende cinesi per fermare l’avanzata dei prodotti-copia (e si parla anche di un movimento, il Popolo della Libeltà, creato in quattro e quattr’otto da un neo-miliardario di Shangai, deciso, non ne conosciamo ancora le ragioni, a scendele in campo).

Le verità degli altri.

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Caccia alla fiaccola olimpica. Manifestazioni. Proteste. Il CIO che intima alla Cina di trovare una soluzione rapida e pacifica per il Tibet. E, come se niente fosse, il China Daily pubblica in prima pagina immagini festose della fiaccola, a Londra, con il signor Brown che ammira estasiato (la bella atleta, non la fiaccola). Così la notizia in evidenza sul quotidiano di oggi è che l’ente Olimpico rifiuta ufficialmente la possibilità di boicottaggio.

It is very clear that we follow one single idea, one single
philosophy: To hold the Games for the benefit of our young athletes.
That’s why I believe not only the Games in Beijing, but all Olympic
Games must be free of any political interference.

La notizia degli avvenimenti di Londra non è però dimenticata. Si intitola “La polizia arresta 25 agitatori” (torch offender) e si citano esimi londinesi contrari alla manifestazione di protesta. Uno tra tutti, il celeberrimo Nick.

Nick, a British university student who was watching the event in
central London, said that “sports should be separated from political
things.”

Ma il quotidiano non dimentica il Tibet, e con due storie in prima pagina dimostra l’assoluta non veridicità delle accuse di censura (il Great Chinese Firewall, pfui!). La prima storia ci informa di come le liste delle vittime siano artificialmente gonfiate dai rivoltosi Tibetani.

Also, Lobsang Doma, of the Garu Nunnery, was age 39 and alive – not 23 and dead, as the Dalai clique had claimed.

La seconda è una sorta di lungo editoriale, dove un certo PhD Zha Vang spiega perchè il Dalai Lama è un disonesto.

The Dalai Lama is very good at disguising himself. He fabricates lies
to deceive and mislead people who do not know much about Tibet.
However, it is easy for us to expose his political lies and deceptive
propaganda when we look at his behavior, statements and the real
situation of Tibet.

Queste le verità degli altri (altre verità erano state descritte nei vari post qui).

Attenti, la Geografia ci ascolta!

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Abbiamo riportato più volte esempi della censura intelligente cinese. Intelligente in quanto non pone barriere visibili come invece accade a Dubai (dove Flickr è censurato – e lo si legge esplicitamente con un comunicato ufficiale degli Emirati Arabi collegandosi al sito). In Cina la censura è subdola, intelligente, invisibile. James Fallows, giornalista di The Atlantic parla del recente attacco alle mappe. Avete capito bene: mappe.

The Chinese government is to crack down on illegal online map and geographical information websites, claiming they threaten state security.

D’altra parte è comprensibile. Dal blog di Fallows.

In a way I can understand what they’re worried about. For instance, Google Earth makes something absolutely plain and obvious that I don’t see on normal maps of Beijing: that there is gigantic airfield on the west side of the city, just outside the 4th Ring Road. And I’m reading a novel whose plot turns on the discovery, via satellite photos, of unauthorized activity in Tibet.

Il fatto è che le informazioni attraversano comunque il Firewall e arrivano a noi, nonostante i tentativi del Governo Cinese. Diversa è la situazione interna. Dove al momento il Governo sembra aver centrato il proprio obiettivo di manipolazione dell’informazione.

Il China Daily e la censura al contrario.

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Secondo il China Daily, che solo fino a pochi giorni fa ignorava spudoratamente i fatti del Tibet, i cittadini cinesi della rete sono disturbati dall’informazione praziale e disonesta dei media occidentali. In particolar modo dai media tedechi, inglesi, americani. Così, infatti, scrive il quotidiano.

Chinese netizens, including students studying overseas, have been angered by biased and sometimes dishonest reports about the recent riots in Tibet by some Western media. Pictures from some media websites, including CNN and BBC, with untrue reports about the riots have been posted on chatrooms, drawing criticism.

Il quotidiano riporta anche i commenti dei netizen cinesi e filocinesi. Alquanto monotematici. Diciotto pagine (ad oggi) di accuse ai media occidentali. Ora, a prescindere dalle palesi stupiddagini incluse tra i commenti, è sempre interessante leggere le opinioni degli altri. Specialmente se questi altri non sono occidentali. Ed è francamente difficile valutare quanto i commenti siano sinceri o pilotati.

Ma tant’è, questo è un altro aspetto di quella che James Fallows di The Atlantic chiama GFW, the Great Firewall of China. Non una censura tradizionale, ma un filtro astuto e subdolo della realtà.

Nel frattempo il China Daily, forse sensibilizzato dal clamore mondiale suscitato dai tragici avvenimenti in Tibet, inserisce finalmente in home page una notizia sul martoriato Paese, dando ufficialmente termine alla censura (vabbè, la inserisce un pò in basso, ma è l’atto che ha valore, non certo la posizione).

Oldest Tibetan celebrates 117th birthday. (Xinhua) Updated: 2008-03-18 13:51
LHASA — The oldest person in Tibet celebrated her 117th birthday in Lhasa on Sunday. Amai Cering, born in March 16 in 1891, was treated to a celebration of Tibetan entertainment and a birthday cake courtesy of the local government and fellow villagers in Jiarong village, of Linzhou County, Lhasa, on Friday.

Il Tibet visto dalla Cina.

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E’ interessante notare la leggerezza dei cosiddetti A-blog americani. Nessuno di loro (ho circa un centinatio di feed dei vari Scobleizer, eccetera) parla del Tibet, oggi. Troppo presi dalle loro cazzate duepuntozero. Noi Italiani ci lasciamo trasportare di più; è sufficiente a tal proposito dare un occhio alle conversazioni di Blogbabel.

E’ l’insostenibile leggerezza dei blogger americani. Con un’eccezione di rilievo. James Fallows, di The Atlantic. Inviato in Cina per seguire i preparativi delle Olimpiadi, e già citato su g&f per l’incredibile articolo sul Grande Firewall Cinese. Fallows racconta da Pechino della ripetuta censura cinese, online e offline. Qui, qui e qui. Ecco cosa dice.

Just about every blog, web site, or online news source I’ve tried for info about Tibet has been blocked by the Great Firewall (…). The URLs for those sites — say, NYTimes.com — aren’t permanently black-listed or blocked. But when the GFW’s filtering system sees troublesome words in the actual content of the page you’re reading — and let’s assume the words Tibet, Lhasa, and Dalai Lama now all qualify — it breaks the connection and interrupts all attempts to go back to the site for certain period of time. So far, my VPN has gotten me around this barrier.

Nel giudicare la reazione (meglio, la non reazione) popolare in Cina, non dimentichiamo che:

In judging popular reaction in China to this episode, bear in that
mind few ordinary Chinese people have even been exposed to the idea
that Tibet’s place within their country is controversial in any way. In
the ordinary course of going to school and reading newspapers or
watching TV, they would hear that Tibet, much like the largely Islamic
Xinjiang region and other frontier parts of China, is an ancient,
inseparable, happily integrated part of the motherland
, whose
tranquility is threatened from time to time by hooligans or even
terrorists.

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