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Recently in News & Analysis Category

Alitalia side story.

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Quest'estate volerò AirOne. La compagnia mi ispira fiducia zero. Ma le miglia Lufthansa dettano legge. Alitalia, abbandonata ormai da mesi. Sono rimaste dodicimila miglia sul conto. Tutte provenienti dalla carta Amex-Alitalia. A Dicembre passerò dallo status di Freccia Alata a quello di semplice viaggiatore nazionalpopolare.

Alitalia ha avuto una speranza, nel Marzo del duemilaotto. AirFrance garantiva un piano industriale. Duemila esuberi. Ammortizzatori per i dipendenti. Pensionamenti o outplacement. I francesi si sarebbe accollati i debiti. Il passaggio sarebbe stato indolore, per i contribuenti italiani. La compagnia avrebbe mantenuto lo stesso brand. Le cose sono andate diversamente.

Berlusconi's Crackdown.

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The Atlantic, sulla deriva destrorsa del signor B e sul pericolo xenefobo in Europa. L'autore non coglie però il vero punto della situazione: il tentativo (perfettamente riuscito) di B di distrarre gli Italiani con le cazzate destrorse per risolvere una volta per tutte i suoi guai personali.

Non è la Lega.

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Non è la Lega.
Uploaded by giusec

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Scattata oggi, mentre si bighellonava nel quartiere latino di Torino.

Eleven days to go.

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Nonostante le chiacchiere del China Daily, a soli undici giorni dall'inizio delle Olimpiadi, l'aria che si respira a Pechino non sembra essere proprio cristallina (foto scattata da James Fallows, giornalista dell'Atlantic). E, francamente, sembra più schifosa di ciò che respiriamo a Milano quando non c'è vento, non ci sono trombe d'aria e non piove da tre mesi.

Waiting for Mr. Obama.

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Obama vola in Europa. Parigi, Berlino, Londra, e poi Medio Oriente. Italia? Why Italia? Il che è interessante, considerato che: il PD si chiama piddì non perchè suoni bene (o forse si, tenuto conto delle capacità creative dei suoi leader), ma per un presunto legame ideologico tra la creatura di Uòlter e il più famoso Democratic Party. Per non parlare poi dei circoli Obama sparsi per lo stivale. Insomma, Obama ci dimentica. Un vero e proprio smacco.

Come se il sottoscritto, pur venendo a conoscenza di un partito Confraterita del Geco Party in Lituania e di una serie di circoli Giusec in giro per il paese, snobasse la nazione Baltica per puntare, chessò io, sull'Islanda.

E non basta dire: Obama non viene a trovarci perchè altrimenti dovrebbe incontrare quello stronzo di B. No. Completiamo la frase: Obama non viene a trovarci perchè 1) dovrebbe incontrare quello stronzo di B. e 2) il PD oggi che ci sia o meno non sposta una virgola nelle strategie mondiali e nella visione ideologica del signor Barack.

Kebab e osei.

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Bergamo è una città aperta, multiculturale e all'avanguardia, questo lo sappiamo bene. E' talmente tollerante che ha recentemente intrapreso una battaglia contro l'apertura di un Kebab in città alta. Non un ristorante da mille metri quadri. No. Un buchetto, un localino. Ma un Kebab in città alta è francamente un concetto difficile da mandar giù. Così i giovani padani, forti delle proprie ampie vedute, hanno dato vita alla protesta. Ne è nata anche una pagina su Facebook, dai contenuti illuminanti. Difendere la città alta dall'inarrestabile invasione del Kebab.

Ora, non fraintendiamo. Anche a me sta sui coglioni il McDonald di Piazza di Spagna. Ma quella è una storia ben diversa. Ho avuto l'occasione di vedere ristoranti stranieri arricchire i centri storici di città ben più antiche della nostra Bergamo. Pizzerie e ristoranti Italiani inclusi. Ma Bergamo, si sa, è diversa. E un pericoloso Kebab può irrimediabilmente rovinare l'immagine della città alta.
Adesso io non voglio pensar male, sarà un caso, sarà certamente un caso, ma lo avrete notato anche voi: torna lui e tutte le sfighe del mondo si abbattono sull'Italia. Alla recessione ci eravamo abituati. Siamo nati sotto la recessione, abbiamo vissuto l'ottanta per cento della nostra vita in tempi di recessione. Ma la stagflazione no. Ci mancava pure la stagflazione. Torna il signor B. e le sfighe più nere si riversano sul Paese. Sarà un caso. Sarà.

In economia, per stagflazione (combinazione dei termini stagnazione ed inflazione) si intende indicare la situazione nella quale sono contemporaneamente presenti - su un determinato mercato - sia un aumento generale dei prezzi (inflazione) che una mancanza di crescita dell'economia in termini reali (stagnazione economica).
Una brutta situazione, e lo voglio vedere io adesso il cavo signov Tvemonti, quello della Pauva e della Spevanza, alle prese col fenomeno che gettò nella disperazione economisti del calibro di Keynes. Secondo Fabio Pammolli, direttore del Cerm, sul Sole.

Senza una sostanziale riduzione della spesa pubblica, il pur buon andamento del gettito tributario non potrà certo sostenere un intervento anticiclico di rilancio dei consumi attraverso la riduzione del carico fiscale. Quelle riforme strutturali che il paese avrebbe dovuto fare quando l'economia tirava sono ora non rinviabili e dovranno essere fatte in un periodo di crisi dell'economia internazionale. È una situazione difficile, ma per uscirne si deve prendere le mosse da uno shock sul lato delle uscite e del contenimento della spesa pubblica.
Wikipedia aiuta a capire quanto incasinato siano il momento e la soluzione al dilemma stagflazione.

(...) Unless there is a differential impact on either revenues or spending due to stagflation, the impact of stagflation on the budget balance is not altogether clear. One school of thought is that the best policy mix is one in which government stimulates growth through increased spending or reduced taxes, while the central bank fights inflation through higher interest rates. Whatever theory is employed, coordinating fiscal and monetary policy is not an easy task.
Insomma, auguvi Tvemonti. Auguvi, Italietta.
Un blog interessante per chi, laureando o in cerca di primo lavoro, cerca uno stage. E altrettanto interessante per quelle aziende che non vorrebbero sfruttarli, gli stagisti. Assumendoli gratuitamente (!) e non garantendo loro alcuna possibilità di sbocco professionale.

Fashion Cities of 2008.

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Secondo l'autorevole LanguageMonitor.com (??!) le dieci città della moda più in del mondo sono.

New York (1) - No. 1 for the fifth year running.
Rome (2) - The Eternal City, again, a strong No. 2.
Paris (3) - Perhaps No. 1 in the world's hearts and mind - but not the media's.
Milan (5) - Overtakes London in this survey.
London (4) - The Elite Five far outdistance the rest.
Los Angeles (6) - LA knocks on the door of the Elite Five.
Sydney (12) - Sydney makes a huge move, breaking into the Top 10.
Las Vegas (9) - The intense media spotlight improves Vegas' ranking.
Berlin (11) - Berlin continues its very strong presence.
Tokyo (6) - Tokyo remains the capital of the Asian Fashion Industry.

E la cosa terrribile è che Bangkok e San Paolo sono uscite fuori dalla celeberrima classifica.

Cambi sfavorevoli.

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La storia di Matteo Cambi è una bella storia imprenditoriale italiana, con un triste finale. Cambi si è fatto da se. Ha avuto un'idea semplice, ma geniale (a chi altri sarebbe venuto in mente di confezionare magliette con una cazzo di margheritina?). Ha avuto coraggio. Si è fatto il mazzo, per anni, distribuendo le tshirt nei posti giusti. Alle persone giuste. E poi si è fatto prendere dal successo ed ha mandato tutto a scatafascio.

Ciò non toglie che il suo sia un caso interessante. Dal punto di vista imprenditoriale, intendo. Per giunta Cambi non ha studiato. Niente università, niente MBA, o master di sorta. Ha avuto intuito. C'è poi chi fa bellamente confusione tra cultura e capacità imprenditoriali. Ma il fatto è che Cambi ha avuto un'idea di successo. Again, ha poi mandato tutto inesorabilmente a puttane. Ma questa è, ahimè, un'altra storia.

I Mille dubbi.

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Leggo la relazione di Marco Simoni dei Mille e poi vedo le foto di un Rutelli sgargiante e sorridente con Tabacci al meeting dei coraggiosi (coraggiosi per cosa? per essere ancora lì nonostante tutto?). E penso che sia un gran peccato continuare a sprecare così le nostre cartucce.

Il discorso di Simoni è interessante, ma fuori tempo. Parla del Sud. Della fuga di talenti. Del Governo destrorso. Un discorso che avrebbe avuto senso nel duemilasei. Non oggi. Non una critica al PD. Non un accenno alla gestione fallimentare di Veltroni. Non una parola sulle strategie per recuperare il Nord. Non una nota sulla deriva di D'Alema italianoeuropeo e Rutelli il coraggioso. Niente sul fallimento dell'opposizione all'inglese. Niente sugli sforzi di Di Pietro di fare opposizione (non all'inglese). Forse non toccava a lui, direte. Si, può darsi. Eppure questi temi non sono stati sfiorati. E poi era lo stesso Simoni il primo a criticare quelle direttive, cadute come sempre dall'alto, che avevano portato alla costituzione dell'organo direttivo del partito e ci avevano reso chiaro il vero significato dello sforzo fatto per le primarie. Zero. Niente. Nulla. Nada.

Querida Mara.

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La leggenda secondo cui il quotidiano argentino Clarin (1) abbia pubblicato le stranote intercettazioni del signor B. è, come detto, soltanto una leggenda. Fate un salto qui. Non credo sia necessaria traduzione alcuna. Da notare però con quanta ricchezza di dettagli è riassunto il curriculum della ministra.

Mara es de Salerno y su biografía comprende las actividades en televisión, el mundo del espectáculo y la vida mundana. Pero Carfagna también estudió danza clásica, canto y es licenciada en Derecho.
(1) Quotidiano tristemente noto (ma solo per chi ha memoria) per le collusioni col regime fascista argentino dei Videla e dei Galtieri.

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