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Come Dell può salvare Dell.

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Tre mesi fa il mio Dell ha deciso di togliersi la vita. Una mattina mi son svegliato (e no; non ho sentito bella ciao) e lui ha deciso di spirare, cadendo in un loop di errore Windows infinito. Il supporto Dell mi consigliò di fare dei test. Tutti falliti. Si pensò così di sostituire l'HD. Fortuna volle che i miei dati furono recuperati. Grazie a Linux.

Sostituito l'HD, il mio Dell decise, a distanza di una settimana, di riprovarci e togliersi nuovamente la vita. Stavolta niente da fare. Disfatta su tutti i fronti. Tutti i tentativi del supporto si dimostrarono un fiasco. Ed io ordinai il mio attuale laptop: un latitude E-qualchecosa. Quello piccolino da viaggio con lo schermo da dodici pollici. Niente male.

Niente male a patto che arrivi. Dopo un mese di attesa chiamai il nostro Dell account manager in Dell e la sua risposta risentita alle mie critiche di inefficienza fu, in soldoni: ma come, dovreste saperlo, il nostro modello business è unico, noi abbiamo solo un manufacturing in Europa, tutti i prodotti vengono assemblati in Irlanda, e poi spediti da lì in giro per il continente.

Al che ho pensato a chi potesse essere l'idiota del modello business. Un modello che va in crisi perchè un pò di nevischio spazza gli aeroporti del nord Europa non può essere un modello solido. Insomma, il latitude è arrivato. Dopo circa otto settimane. A nome di un collega. In un altro ufficio. Alla faccia del modello di business unico al mondo.

Così quando leggo di Dell che cerca di salvare Dell espandendo le operations in Asia e costruendo prodotti esteticamente più fighi, penso: hey, signor Dell. Cerca di risolvere prima il problema del manufacturing e del supporto locale. Poi penserai alle cose fighe. E cerca di sostituire l'idiota che ha tentato di spiegarmi la bontà del suo modello. Ma che non ha saputo rispondere alla domanda ma se questo è il modello vincente, perchè i concorrenti ci mettono meno della metà del tempo a servire i propri clienti Europei?
Ecco, in sintesi, ciò che è successo negli ultimi giorni in Calabria, per chi, da fuori, non ha accesso a tutte le informazioni: in un paesino senza giunta comunale, sciolta due anni fa per infiltrazioni mafiose, qualcuno spara sugli immigrati in corteo. E' la mafia. Altri due immigrati sono gambizzati. Altri colpiti a sprangate. Altri investiti da auto. Gli immigrati hanno il coraggio di ribellarsi alle organizzazioni mafiose; gli abitanti si schierano però contro chi, per la prima volta in queste terre, ha il coraggio di sfidare le mafie.

Maroni e gli altri anacronistici coglioni che governano il paese, come sempre non capiscono ciò che accade. La risposta del Ministro: troppa tolleranza nei confronti degli immigrati.

Stesso giorno, il Ministro Gelmini annuncia la soglia del 30% per classe per gli stranieri. Spiega: un modo per favorire l'integrazione.

Due settimane fa l'Economist dedicava uno speciale nel numero di fine anno agli "others". Agli stranieri. A chi ha scelto di vivere lontano da casa. Agli immigrati.

Ora, chi sono i veri italiani? I neri che, stufi di farsi ammazzare dalla 'ndrangheta, scendono per strada a protestare o i bianchi che prendono a sprangate chi combatte disperatamente anche per la loro libertà?

B non si pronuncia. La cosa è troppo grossa per il suo cervellino. E poi qui non ci sono escort o comunisti o tasse da cancellare e la cosa si presenta in fondo come di poco interesse.

Ma porca troia.

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PD-Europee.gif

In sintesi.

Il PD è alla soglia del disastro. Ha perso milioni di voti in un anno, dal trentatrè è passato al ventisei percento, ha perso tredici provincie, le due più importanti d'Italia sono al ballottaggio, un considerevole numero di comuni sono perduti, le uniche vittorie degne di nota sono da attribuire ai nuovi leader, la Serracchiani, Renzi e pochi altri. Durante la campagna il partito ha sostenuto i soliti noti. Alcuni dei non supportati ce l'hanno fatta comunque. Altri, no (vedi Scalfarotto). Il PD ha una percentuale da partitello extraparlamentare in Lombardia e vacilla nelle regioni rosse per antonomasia. A ventiquattr'ore dal disastro, Bersani è pronto a prendere il posto di Franceschini. D'Alema che fa l'endorsement di Bersani. Franceschini afferma che è una mezza vittoria e che c'è la base da cui ripartire. Il primo post del sito del PD è intitolato Fermata la Destra.

Ma porca troia. Due le cose. O sono io che sono un inguaribile catastrofista o sono questi signori che vivono nell'iperspazio e continuano a non capire un cazzo di come stanno andando le cose.

Il campione di sofferenza.

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Devo dire che la commozione del signor B ai funerali delle vittime del terremoto mi aveva parecchio colpito. Insomma, piange. Si commuove. Si strofina gli occhi. E' un essere umano anche lui, dopotutto. Proprio come noi. Ho pensato. Ho apprezz@#%$%... Ci riprovo, ho apprezza@#%$... Un'ultima volta, ho apprezzato il suo gesto, insomma.

Poi è iniziato il solito gioco. Le dichiarazioni sul proprio dolore - e chi se ne fotte del suo dolore?

Stamattina ho sofferto davvero, è una cosa che non dimenticherò mai. La sfilata di bare è stato uno spettacolo terribile. Ho provato un dolore veramente lacerante e lancinante
Beh, andiamo. E le difficoltà provate in quei momenti. E il dolore lacerante. E lo sfoggio di generosità nel donare tre case agli sfollati - piuttosto, che aspettiamo?

Ed ecco che anche il dolore si trasforma in promo elettorale. Si, perchè la SUA sofferenza è esemplare, la più esemplare. Il SUO dolore è lacerante, il più lacerante. Lui è un campione anche in questo. E chissà, magari serve anche un pò a distogliere l'attenzione dalla crisi e dalla totale incapacità di farne fronte. E allora ecco le lacrime, copiose. E il lacerante dolore. E noi lì, fessi, a guardarlo.

Cinquepermille.

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Ieri quando la mia metà mi ha avvertito della possibilità di donare il 5 per mille all'Abruzzo, ho pensato: bene, ecco ciò che faremo. Poi però ho letto qui e qui e abbiam deciso che, come gli anni passati, destineremo tutto all'ADMO, di cui siamo anche donatori. Peccato però che migliaia di Italiani non ci ragioneranno su, facendo il gioco di B e del creativo T.

Sull'onda dell'emozione per il terremoto e del facile battage pubblicitario, c'è da giurare che decine di migliaia di italiani svieranno la loro scelta verso il terremoto, partecipando attivamente al sistematico gioco delle tre carte di come il duo Berlusconi-Tremonti sta gestendo i soldi pubblici (vedi crisi economica), spostandoli da qui a là, da lì a sotto, da sinistra a destra riconteggiandoli infinite volte e facendo ammuina come i soldati di Re Franceschiello nella battaglia del Garigliano. Anche stavolta è una partita di giro a costo zero per il governo e i suoi clienti: meno soldi partecipativi alla solidarietà in senso esteso per girarli alla solidarietà ai terremotati (o ai palazzinari?).

Stampa e carrello.

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Da quando è in odore Berlusconico, ho smesso di acquistare e leggere l'edizione cartacea del Corriere. Continuo a leggerlo online. Insieme al resto della rassegna stampa.

Devo dire che, in due settimane, c'è una cosa del Corriere che mi manca. Terribilmente. Non posso farne a meno, mi sono accorto, e sono costretto a cercarla online, ogni weekend.

E' l'apertura domenicale delle Esselunga di Milano.
Brutto giorno, per la democrazia, in Italia. I nostri corpi, da oggi, appartengono allo Stato. Solo in Cina accade una cosa simile, che io sappia. In Birmania, forse. E giorno ancor peggiore, se prendo atto che, per la prima volta in vita mia, mi ritrovo d'accordo con Facci.

Italia cyberpunk.

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Da sempre ho una passione per i film di fantascenza, anche se il genere preferito è il cyberpunk. Gibson e Sterling. Per capirci. E Dick e Bladerunner. E Strange Days e Nirvana. E Neuromancer e Pattern Recognition.

E adesso tutto questo è realtà. La cosa fighissima è che è realtà, qui. Proprio, qui! Qui in Italia. Mai mi sarei aspettato di vivere in paese d'avanguardia. Mai e poi mai. Ecco perchè Sterling si è trasferito a Torino, nel duemilasette. Avrei dovuto capirlo.

Le ronde vendicatrici e gli scontri razziali alle periferie degli agglomerati e gli attacchi agli emarginati e le orde di cani che si aggirano per le città deserte sbranando i sopravvissuti e poi ancora il web pirata e i bloggers fuorilegge (Neo, segui il coniglio bianco) e l'Impero invincibile e la stampa imbavagliata e i droidi al Parlamento e il lato oscuro.

Tutto questo è fantastico. E accade a casa mia, perdinci! E adesso basta, organizziamo la resistenza. I Jedi son tornati e sono tra noi. Prima che questi momenti vadano perduti, come lacrime nella pioggia.

La meglio gioventù.

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La mozione primarie subito non è neppure stata presa in considerazione. Nel PD c'è adesso un signore che crede di essere stato eletto nuovo segretario. E' già entrato nel ruolo e sbraita in favore della Costituzione. Un altro signore sbeffeggia i sondaggi online e conferma la sua candidatura a Ottobre, nel segno dell'unità. Un terzo signore, coi baffetti, considera le primarie una noia - c'è una campagna elettorale a cui pensare.

Nel paese c'è adesso un partito che crede di incarnare lo spirito della sinistra.

I giovani che si dicevano tanto incazzati e che dovevano rappresentare le scelte della mia generazione saranno probabilmente stati sedati, perchè di loro è scomparsa ogni traccia (fatta eccezione di qualche rassegnato post sui rispettivi blog). E anche il mio voto scomparirà quando tra qualche mese mi si chiederà di tornare ai seggi.

L'impietosa cronaca della giornata è qui, via Francesco Costa, e qui, via Alessandro Gilioli. Tanto per citarne due.
Vorrei raccontarvi un adeddoto. Tempo fa, alle primarie delle primarie delle primarie, il mio voto andò a Letta. Letta nipote, intendo. Enrico. In realtà lo conoscevo poco. Ma sembrava giovane. Serio. Uno della mia generazione. Un possibile futuro leader. Poi le cose andarono come andarono. Vinse Uòlter. Letta restò a galla, visibile e invisibile, a tratti. Divenne ministro ombra welfare. E poi l'uscita infelice di due settimane fa. Sulla Englaro. E e sul suo voto di fiducia al disegno di legge del signor B.

Scrive Cazzullo (ed io, francamente, non potrei far di meglio).

(...) Anche per questo è incredibile che un quarantenne come Enrico Letta abbia annunciato il suo si al disegno di legge che riproponeva di fatto il decreto respinto da Napolitano. Non aver capito che non sulla vita di Eluana si votava, ma sulla prova di forza imposta dal governo, apre un interrogativo grave sulla capacità di rappresentare l'intero partito da parte dell'uomo che a molti di noi è parso il leader naturale del PD futuro.

E ora. I miei due centesimi.

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Pippo, Luca, e un manipolo di audaci pubblicano questo. Con relativa email per le adesioni. Il fatto è, che poi succede quest'altro.

E allora, francamente, che senso ha prendersela tanto a cuore e dannarsi e ragionare di rinnovamento, se poi le decisioni vengono comunque e solo prese dai soliti noti? E spiegatemi che senso abbiano le dimissioni del signor WV se poi il suo posto è preso dal vice. E ancora spiegatemi come sia possibile che la Direzione Nazionale sia ancora lì, tranquillamente, saldamente al suo posto.

Sono in disaccordo con Carlo quando suggerisce il rientro di D'Alema. Questo è il momento buono per far fuori questi signori che ci hanno bellamente portato al punto in cui oggi ci troviamo. Questo è il momento buono per mandare tutto a puttane, svecchiare il partito, mandare a casa individui inutili e ripartire da zero. Tanto, peggio di così.

Oltre il caso Englaro.

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Ho cercato di metter da parte i (profondi) preconcetti che nutro per il signor B. Ho letto e riletto quotidiani, blog, news estere. C'è poco da fare. Fa ridere pensare che B abbia una qualunque visione etica del problema, con tutto lo schifo che c'è nel suo passato. E' palese il disinteresse che B prova nei confronti della famiglia Englaro. E' altresì palese quale sia il suo obiettivo finale: dividerci ancor più, metterci l'uno contro l'altro, per poi giungere con la soluzione finale: la modifica della Carta Costituzionale. Quest'uomo mi fa paura.

Chissà, scrive Michele Serra, se di fronte a questo osceno spettacolo almeno qualcuno dei suoi elettori ha potuto aprire gli occhi. Già, chissà.

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