Dimenticavo. La settimana scorsa, nel bailamme delle tempeste di neve, sono anche riusciti a portarmi al Club 606 a Londra downtown. Ritmi jazz e blues. Cibo di gran lunga al di sopra della media nazionale britannica (non che ci voglia molto, eh, ma questo non era affatto male). Atmosfera raccolta. Pochi tavoli. Niente anfiteatri o roba da stadio. Da provare.
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Ieri sera, al messicano sotto casa. Mi siedo. Mi preparo a gustare la solita combo-fajita. Sorpresa. Il ristorante non serve più le combo-fajitas. Niente più combo. Svanite. Soppresse. Ora, un passo indietro.
Combo è manzo+pollo. Alla mia domanda la cameriera risponde, in sintesi.
Così, questi sono i fatti. E' da ieri che cerco di trovare un senso a questa storia. Ci ha provato anche Vasco. Non ci sono ancora riuscito. Come dire. C'ho le orecchiette. C'ho pure le cime di rape. Ma le orecchiette con le cime di rape no. Mi farà diventare matto sta' cosa. Mi farà.
Combo è manzo+pollo. Alla mia domanda la cameriera risponde, in sintesi.
- fajita manzo è ancora disponibile
- fajita pollo è ancora disponibile
- fajita combo manzo+pollo no
- la pasta è disponibile
- il sugo è disponibile
- la pasta col sugo no
- la coca è disponibile
- il bacardi pure
- la coca-bacardi però non te la fò neanche a morire
Così, questi sono i fatti. E' da ieri che cerco di trovare un senso a questa storia. Ci ha provato anche Vasco. Non ci sono ancora riuscito. Come dire. C'ho le orecchiette. C'ho pure le cime di rape. Ma le orecchiette con le cime di rape no. Mi farà diventare matto sta' cosa. Mi farà.
La rivista neo-radical-chic eco-friendly global & sustainable Monocle pubblica questo mese l'ennesima lista delle Top 25 città dove vivere. E' il Most Liveable Cities Index. La lista è qui, a pagamento. La mappa invece è qui (e c'è pure un video ipertrendy, qui).
Posizione. Città (posizione anno precedente)
1. Zurigo (4)
2. Copenhagen (1)
3. Tokio (3)
4. Munich (2)
5. Helsinki (5)
(eccetera)
Per quanto la lista possa essere discutibile, è interessante il commento sulle città Italiane. Tale commento, parziale, si trova qui (il resto, again, a pagamento).
Posizione. Città (posizione anno precedente)
1. Zurigo (4)
2. Copenhagen (1)
3. Tokio (3)
4. Munich (2)
5. Helsinki (5)
(eccetera)
Per quanto la lista possa essere discutibile, è interessante il commento sulle città Italiane. Tale commento, parziale, si trova qui (il resto, again, a pagamento).
For a third year running, Italian cities failed to make our list. Though attractive spots for 48 hours of sightseeing or shopping, more needs to be done for their residents. Take public transport. Poorly funded and chronically late, the number of commuters on buses and trams actually fell in 2008. With most people behind the wheel, city centres are gridlocked and pavements used as makeshift car parks. Rome alone notches up 70 cars for every 100 inhabitants - Paris has just 26.E poi, su Milano.
Bike sharing has been introduced, but cyclist face a fregmented network and fight for space with pedestrians. Official should look to Copenhagen, with nearly five times the cycle lanes and synchronized traffic lights (...).Infine, una nota di speranza.
In their favour, Italy's metropolises rank high for their food and cafè culture, enviable climate and wealth of cultural offerings. With more nimble public services and better infrastructure, a few could soon make the grade.
A proposito del post precedente, una precisazione. I ristoranti Teppanyaki son quei locali giapponesi dove c'è l'omino che cucina di fronte a te, su un piastrone gigante arroventato (sul piastrone il cibo cucinato dall'omino, e non l'omino stesso, naturalmente). Spesso ogni tavolo ha un suo omino; al tavolo siedono in media cinque-sei commensali, non necessariamente conoscenti. Più omini ci sono e più il ristorante è ricercato. Si racconta di ristoranti con trenta omini per tavolo e con conti da pagare che solo un premier con villa in Sardegna e metà dei mezzi d'informazione di una nazione potrebbe permettersi.
Tutti voi conoscete bene ormai le Guide del Gambero Geco Rosso. Le uniche guide sulla faccia del globo terracqueo che riportano un solo ristorante per città. Così non si perde tempo a scegliere, e il gioco è presto fatto. Bene, e allora? E allora, udite udite, le Guide sbarcano in Asia. Dopo Londra, Milano ed Helsinki (che notoriamente si trovano sull'emisfero nord-occidentale, almeno secondo quanto riporta google-map) ecco Taipei, capitale di Taiwan, o di ROC, in base ai punti di vista.
Il ristorante è il Dafang Regimen Cate / Teppanyaki, che nessuno sa (neppure a Taipei) cosa diavolo significhi, ma il tutto passa decisamente in secondo piano. E' un locale teppanyaki molto sofisticato, oserei dire trendy, giusto di fronte al Taipei uànouàn (101, quello che era la costruzione piu alta del mondo: ora tra Dubai e Shanghai, si sono pappati il record).
Il locale usa dei cristalli di sale fatti arrivare da tutto il mondo: sale bianco, rosa, rosso, verde. Il proprietario è sempre molto contento di spiegare (in Cinese, naturalmente) la storia dietro tutti i tipi diversi di sale e le loro caratteristiche. Gli involtini di vitello alla piastra con caviale sono da paura. Ah, prenotare, e' sempre strapieno (il che non significa che tutti siano fluenti in Cinese: semplicemente apprezzano il cibo, senza capire un'acca delle spiegazioni del proprietario).
Il ristorante è il Dafang Regimen Cate / Teppanyaki, che nessuno sa (neppure a Taipei) cosa diavolo significhi, ma il tutto passa decisamente in secondo piano. E' un locale teppanyaki molto sofisticato, oserei dire trendy, giusto di fronte al Taipei uànouàn (101, quello che era la costruzione piu alta del mondo: ora tra Dubai e Shanghai, si sono pappati il record).
Il locale usa dei cristalli di sale fatti arrivare da tutto il mondo: sale bianco, rosa, rosso, verde. Il proprietario è sempre molto contento di spiegare (in Cinese, naturalmente) la storia dietro tutti i tipi diversi di sale e le loro caratteristiche. Gli involtini di vitello alla piastra con caviale sono da paura. Ah, prenotare, e' sempre strapieno (il che non significa che tutti siano fluenti in Cinese: semplicemente apprezzano il cibo, senza capire un'acca delle spiegazioni del proprietario).
Qualche foto scattata a Helsinki, ieri dopo cena (già, erano le otto, nonostante la luce). Qui. E precedenti. A cena mi han portato in un ristorante lappone. Ce ne sono solo due in città. Questo, mi dicono, è il migliore. Il Saaga. Cibo squisito. Renne (ahimè) e altra selvaggina (foche, trichechi, orche, mammut, pterodattili). E poi salmone e cibo affumicato (non ho chiesto, meglio non sapere, a volte). Patate e funghi. Si pasteggia a vodka, naturalmente. Tutt'attorno, legno, coltelli, pelli e corna di animali non ben identificati. Mi è venuto in mente Jack London e il Grande Nord. Era un altro Nord, quello, ma che importa.
Saaga. Questo il sito. Questo il menu. Questo il locale. Enjoy your renna.
Le Guide del Geco Rosso sono un'dea editoriale, indovina un pò, del sottoscritto. Le uniche guide con un solo ristorante per città.
- Le Guide del Geco Rosso, link
- Londra, link
- Milano, link
Prossime uscite?
- Barcellona?
- da qualche parte in Asia, forse.
Saaga. Questo il sito. Questo il menu. Questo il locale. Enjoy your renna.
Le Guide del Geco Rosso sono un'dea editoriale, indovina un pò, del sottoscritto. Le uniche guide con un solo ristorante per città.
- Le Guide del Geco Rosso, link
- Londra, link
- Milano, link
Prossime uscite?
- Barcellona?
- da qualche parte in Asia, forse.
Scrivere una Guida del Geco Rosso (le uniche guide che riportano un solo ristorante per città!) su Milano non è certo compito semplice. Primo, perchè a Milano ci vivo, da circa vent'anni. Giorno più, giorno meno. Secondo perchè Milano è in Italia (si, è così, fatevene una ragione), patria del cibo più acclamato del pianeta. Terzo perchè, checchè ne dicano gli amici della Lega, è la città più straniera del paese (nel senso di città multirazziale eccetera), e offre un portafoglio insuperato di opportunità culinarie internazionali.
Ma le Guide del Geco Rosso parlano chiaro: un ristorante per città. Uno soltanto. E il ristorante scelto per Milano è l'Osteria Grand Hotel Pub di via Sforza 75. Che Hotel non è. Neppure Pub. E neppure grande, in realtà. Sebbene raddoppi in estate con una veranda all'aperto, tra campi di bocce e vecchie case di ringhiera.
Al GHP mi sento a casa. L'atmosfera è da cena a casa di amici. Qui ci ho fatto decine di degustazioni e ho mosso i primi passi verso una disastrosa e mai nata carriera di sommelier. Fabrizio è un pò burbero, lo ammetto, però i suoi consigli su vini e accostamenti sono geniali; il GHP offre una delle migliori cantine di Milano e una scelta di formaggi unica in città.
Il GHP è uno dei pochi ristoranti sul pianeta senza un sito web. Ma glielo si può perdonare. Andate a cercare qualche recensione in giro per il web, o sullo Slow Food o sul giornaletto locale del Corriere.
Dimenticavo: si paga in media sui 45-50 a testa vini inclusi. Pure: il GHP è da sempre luogo di punta dello Slow Food di Milano.
Sullo stesso argomento:
- Le Guide del Geco Rosso, link
- Le Guide del Geco Rosso: Londra, link
Prossime uscite?
- Le Guide del Geco Rosso: Barcellona
- Le Guide del Geco Rosso: da qualche parte in Asia
Ma le Guide del Geco Rosso parlano chiaro: un ristorante per città. Uno soltanto. E il ristorante scelto per Milano è l'Osteria Grand Hotel Pub di via Sforza 75. Che Hotel non è. Neppure Pub. E neppure grande, in realtà. Sebbene raddoppi in estate con una veranda all'aperto, tra campi di bocce e vecchie case di ringhiera.
Al GHP mi sento a casa. L'atmosfera è da cena a casa di amici. Qui ci ho fatto decine di degustazioni e ho mosso i primi passi verso una disastrosa e mai nata carriera di sommelier. Fabrizio è un pò burbero, lo ammetto, però i suoi consigli su vini e accostamenti sono geniali; il GHP offre una delle migliori cantine di Milano e una scelta di formaggi unica in città.
Il GHP è uno dei pochi ristoranti sul pianeta senza un sito web. Ma glielo si può perdonare. Andate a cercare qualche recensione in giro per il web, o sullo Slow Food o sul giornaletto locale del Corriere.
Dimenticavo: si paga in media sui 45-50 a testa vini inclusi. Pure: il GHP è da sempre luogo di punta dello Slow Food di Milano.
Sullo stesso argomento:
- Le Guide del Geco Rosso, link
- Le Guide del Geco Rosso: Londra, link
Prossime uscite?
- Le Guide del Geco Rosso: Barcellona
- Le Guide del Geco Rosso: da qualche parte in Asia
La porte des Indes, London
Originally uploaded by giusec
Londra. La città migliore per iniziare con le Guide del Geco Rosso. Migliaia, milioni di ristoranti. Ad ogni angolo della città. Ogni possibile cibo esistente sulla faccia della terra. Impossibile orientarsi. Ecco così che viene in aiuto la Guida del Geco Rosso di Londra. L'unica guida al mondo che riporta un solo ristorante per città.
La Porte des Indes. Ristorante indiano. Nome francese. Cucina franco-creola-indiana. A due passi dal Marble Arch e da Oxford Street. Il ristorante è enorme. Appesi ai muri decine di premi assegnati come di migliore ristorante indiano in UK, dal 2002 ad oggi. Anno dopo anno. Sempre appese ai muri, foto, decine, con incognite personalità anglo-indiane (c'è pure Kabir Bedi!). La cucina è un mix light indo-europeo. L'atmosfera è spiccatamente indocinocoloniale. Un giardino di palme riempie la parte centrale del locale. I prezzi (cena) si aggirano sui £30 più vini. Io ho pagato in tutto £40. Il brunch domenicale costa £25. C'è pure il jazz. I pranzi settimanali molto meno. C'è il negozietto colle spezie e i libri. Un signore è incaricato di spiegare menù e salsine (quella gialla va sul cibo A, quella scura sul B). Così eviterete la figura di cibarvi di foglie di palma. E, soprattutto, l'affronto di mettere la salsina gialla sul cibo B (vergogna!).
Sullo stesso argomento:
- Le guide del Geco Rosso, link
Uno ti dice. Dove vado a mangiare a Milano. Cibo. Dimmi un posto.
Uno. Non mille. Uno. Ci pensi e qualcosa
ti salta in mente. Che ciascuno di noi un luogo preferito ce l'ha.
Un'osteria. Un buco. Dove si va cogli amici. Un posto dove tornare, di tanto in tanto, e sentirsi
salutare per nome. Un ristorante. Non per forza il migliore.
Il tuo ristorante.
Uno. Il tuo. Poi il discorso si estende. E Barcellona? E Parigi?
Londra? Ma andiamo per ordine.
Odio le guide turistiche che ti presentano mille possibilità. Decine, centinaia di ristoranti. Uno. Io faccio fatica a scegliere. Datemene uno. Per favore.
Nascono con questa logica le Guide delGambero Geco Rosso. Le uniche al mondo che riportano un solo ristorante per città. Così non si sceglie, e il gioco è fatto. Certo, il ristorante bisogna conoscerlo bene. Bisogna averlo provato recentemente e almeno un paio di volte. Bisogna frequentare spesso la città. Per capirci, io non potrei mai scrivere una guida su Bari. Visto che non ci metto piede da almeno dieci anni.
Si parte stanotte con Londra. Dato che son qui. Poi toccherà a Milano, Barcellona, Parigi, Madrid, eccetera. Si accettano contributi. Per le future Guide del Geco Rosso. Hasta la vista. E buona non scelta.
Odio le guide turistiche che ti presentano mille possibilità. Decine, centinaia di ristoranti. Uno. Io faccio fatica a scegliere. Datemene uno. Per favore.
Nascono con questa logica le Guide del
Si parte stanotte con Londra. Dato che son qui. Poi toccherà a Milano, Barcellona, Parigi, Madrid, eccetera. Si accettano contributi. Per le future Guide del Geco Rosso. Hasta la vista. E buona non scelta.
Ah, per la cronaca. L'altro ieri la Confraternita si è incontratta alla Trattoria Mirta, in zona Casoretto. A Milano. E' una novità della bibbia SlowFood del 2009. Non è per niente male. Sui 40-45 €. Vini inclusi e dessert incluso e caffè incluso e amaro incluso. I padroni gentilissimi e cordiali. L'unica cosa che mi ha un pò infastidito era la luce. Troppa. E bianca. Io sono un fan delle luci calde e diffuse. Non buio, eh. Stile GHP, per capirci.
Trattoria Mirta.
Piazza San Materno 12, zona Casoretto-Teodosio, Milano.
02 911 80 416.
Trattoria Mirta.
Piazza San Materno 12, zona Casoretto-Teodosio, Milano.
02 911 80 416.
Se siete per natura aperti ad altri cibi e culture (quindi: se non siete simpatizzanti del Pidielle) e avete improvvisamente voglia di tabbuleh, hoummous e altro cibo mediorientale, c'è un nuovo ristorante libanese, Lyr, che ha aperto a Milano dalle parti di Corso Sempione. Io c'ho fatto un salto l'altra sera.
Le portate sono di qualità e non minimaliste (ergo: si mangia a sufficienza). Si può anche assaggiare del buon vino italico, e questo può essere visto come un plus, da chi apprezza la bevanda (1), o come un minus, da chi vorrebbe escludere l'uso di alcolici, come in ogni buon ristorante mediorientale che si rispetti. L'ambiente è piacevole e minimal-orientale (che cazzo significhi, non so, il termine l'ho appena coniato). Epperò.
Epperò ci sono due pecche. Primo, il prezzo esagerato. Si paga circa cinquanta, bevande escluse. Per la stessa quantità-qualità a Dubai o Beirut si spenderebbero una quarantina di dollari (2). Secondo, e assai più grave, il ristorante è piaciuto ai signori di Vivimilano.
(1) Il mio ex-insegnante dell'AIS potrebbe uccidermi per un'affermazione del genere. Il vino è un alimento, non una bevanda.
(2) Ma ahimè qui siamo a Milano, non dimentichiamolo.
Le portate sono di qualità e non minimaliste (ergo: si mangia a sufficienza). Si può anche assaggiare del buon vino italico, e questo può essere visto come un plus, da chi apprezza la bevanda (1), o come un minus, da chi vorrebbe escludere l'uso di alcolici, come in ogni buon ristorante mediorientale che si rispetti. L'ambiente è piacevole e minimal-orientale (che cazzo significhi, non so, il termine l'ho appena coniato). Epperò.
Epperò ci sono due pecche. Primo, il prezzo esagerato. Si paga circa cinquanta, bevande escluse. Per la stessa quantità-qualità a Dubai o Beirut si spenderebbero una quarantina di dollari (2). Secondo, e assai più grave, il ristorante è piaciuto ai signori di Vivimilano.
(1) Il mio ex-insegnante dell'AIS potrebbe uccidermi per un'affermazione del genere. Il vino è un alimento, non una bevanda.
(2) Ma ahimè qui siamo a Milano, non dimentichiamolo.
The Fish Market restaurant, San Diego
uploaded by giusec
Ora, San Diego è sul mare (meglio: sull'Oceano) quindi trovare un ristorante dove si mangia pesce decente non dovrebbe essere un grande problema - un pò come trovare a Milano un ristorante che fa un buon risotto allo zafferano. Però io ve ne consiglio due, che li ho provati di persona e non sono niente male, fidatevi.
Il primo è quello in foto. E' The Fish Market. Me l'hanno consigliato gli autoctoni e mi sono fidato. E ho fatto bene. E' sulla Pacific Highway ed è facilissimo da trovare, perchè è a fianco alla portaerei-museo. La cosa più spettacolare è la veranda (vedi foto) che da direttamente sull'oceano. Così mangi e ti godi un panorama che a Milano vedi di rado. Poi ce n'è un altro, proprio dentro il Seaport Village e a dieci minuti dal Fish Market. E' il Pier Cafè. E' una palafitta sull'acqua (il che è abbastanza scontato, essendo una palafitta). Ci puoi anche bere un cocktail e uno pseudoaperitivo. I prezzi sono buoni. E queste sono le foto, qui, qui e qui.