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Recently in Management & Jobs Category

HH and how to use them

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Visto che è il primo maggio mi permetto di dare una dritta a chi sta cercando di diventare, o tornare ad esserlo, un lavoratore.

Se avete dimestichezza con l’inglese, se siete pronti a spostarvi a Milano o fuori Italia, se se se, vi consiglio di acquistare e leggere questo libro: Headhunters and How to Use Them: A Guide for Organisations and Individuals. Lo trovate su  Amazon, non costa nulla e vi da una serie di dritte e soprattutto una lista di HH che nessun altro libro vi propone. Ho provato a dare un occhio all’iBook store su iPad, ma con ben poca fortuna.

Altrimenti, accontentatevi di tutti i post scritti sugli HH nel corso degli anni su codesto blog, in particolar modo questo e questo. I post con le liste per industria, per la cronaca, sono una sintesi del sopra citato libro dell’Economist.

Di diritti moriremo?

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Oggi ero in Bocconi a seguire parte della prima giornata di Unthinkables 2012 e, inutile dirlo, tutti i riflettori erano puntati su di lui. Il discorso era preparato (qui lo script in pdf) e ha lasciato ben poco spazio all’improvvisazione. Il meglio di se Marchionne lo ha dato però nella sessione di workshop, dove ha risposto a domande selezionate dall’audience.

Troppo presto per giudicare l’intervento. Per il momento riporto alcune frasi. Poi ognuno tragga le sue conclusioni.

Si dice che gli esseri umani possono vivere quaranta giorni senza cibo, quattro giorni senza acqua e quattro minuti senza aria. Ma nessuno di noi può vivere quattro secondi senza speranza. Oggi sono qui a parlarvi di speranza.

Queste iniziative (nota: si parla di globalizzazione), però, non vanno confuse con la tendenza, in atto da diverso tempo nell’industria dell’auto, a delocalizzare le attività industriali, che viene spesso usata come misura di difesa per affrontare la guerra sui prezzi. Per quanto mi riguarda, credo sia una strategia molto pericolosa

Sono le cose che facciamo e il modo in cui le facciamo che parlano di noi stessi, della nostra visione del mondo, del tipo di persone che vogliamo essere. E solamente le cose che facciamo, ciò che costruiamo, ci rendono ciò che siamo.

A volte, nel nostro Paese, ho l’impressione che ci sia un atteggiamento passivo nei confronti del presente. (…) E’ come se si pretendesse di avere diritto ad un domani migliore senza essere consapevoli che bisogna saperlo conquistare.
Un movimento di lotta (Nota: il sessantotto) pienamente condivisibile, che ci ha permesso di compiere enormi passi avanti nelle conquiste sociali e civili, ha avuto purtroppo un effetto devastante nei confronti dell’atteggiamento verso il dovere.
Se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo.

Primi articoli qui, qui e qui.

Per i perdenti, come il sottoscritto

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La mia vita è costellata da fallimenti. Forse è per questo che ho trovato l’ultimo numero dell’HBR, l’Harward Business Review – well, ormai il penultimo numero, per chi bazzica gli aeroporti – affascinante. E’ incentrato sull’argomento del fallimento – Failure. Di cui io modestamente sono un esperto, ormai. Racconta storie, casi, esempi di fallimenti celebri e meno celebri. Dai quali imparare. Perchè il trucco è tutto li. Il fallimento più totale è nient’altro che un ottimo metodo per imparare e da cui ripartire, senza drammi. Ed evitare così ulteriori debacle, in futuro.

Global MBA Rankings 2011

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FT ha appena pubblicato il ranking MBA, nuovo di pacca. Qui. LBS è ancora prima; ormai lo è da 3 anni, che poi per le business school significa da una vita. Le scuole europee risalgono la classifica, a dispetto delle nordamericane. SDA se la cava niente male, e sale dal 35 al 24mo posto nella classifica planetaria e dal 14 al 10mo in quella Europea. Questo è il messaggio ricevuto da Grando, Dean SDA.

Carissimi Alumni, è per me motivo di orgoglio condividere con voi i recenti risultati positivi raggiunti dalla nostra Scuola nel Global MBA Rankings 2011 del Financial Times.

La classifica pubblicata lo scorso lunedì 31 gennaio ha visto il nostro MBA scalare quattro posizioni in Europa, salendo al 10° posto, e ben dieci nel mondo, collocandosi al 28°. Questo traguardo ci qualifica come l’unica italiana tra le 10 migliori Business School europee e tra le prime 30 al mondo. L’ottimo posizionamento nel ranking Financial Times è un’ulteriore conferma dei grandi risultati ottenuti recentemente in tutti i principali ranking internazionali. SDA Bocconi ha infatti iniziato il 2011 classificandosi come Scuola n° 1 al mondo nel ranking di Bloomberg Businessweek per il ritorno sull’investimento del Full-Time MBA, dopo aver chiuso il 2010 aggiudicandosi il 17° posto nell’European Business Schools Rankings del Financial Times, aver raggiunto il 5° posto in Europa nel Ranking di QS Top MBA basato sulle valutazioni delle aziende ed essere entrata tra le top 20 in quello di Bloomberg Businessweek The best International B-Schools.

Bla, bla, bla…. Alberto Grando.

Noio volevam savuàr

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Oggi ho fatto il colloquio ad un paio di neolaureati, freschi freschi, economia, per due stage in marketing internazionale. Niente di trascendentale. La posizione, intendo. Uno stage, come tanti in giro. Sei mesi. Pagati. Marketing. Social Media. Branding. Altra robaccia.

Primi cinque minuti, tutto OK. Nel momento in cui ho annunciato che l’Italiano (la lingua) era un optional e che tutto lo stage, ma proprio tutto, era in lingua inglese, è scoppiato il panico. Il primo candidato si è defilato. Il secondo ha iniziato a sudare. Guardi non so. Non credevo. Cioè noi non è che abbiamo un livello di inglese così alto. Certo, lo leggiamo. Abbiamo anche il B-level del certificato vattelapesca riconosciuto in tutto il mondo. Ma non è che siamo fluenti. Insomma. L’ho salvato io, dicendo che non era obbligato ad accettare e che poteva andarsene. Se n’è andato.

Ora, io andrò controcorrente, ma preferisco assumere qualcuno che si sia laureato in ritardo e con un votaccio, ma che parli inglese fluente. Per me vale cento volte più un’esperienza di sei mesi in UK, che poi è una cosa anche divertente, immagino, piuttosto che una laurea presa senza pause e terminata con precisione svizzera. Abbiamo la fortuna di conoscere una lingua, dalla nascita, che non è l’inglese. Impariamo anche quello. E partiremo avvantaggiati.

Il Curriculum

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I CV Italiani sono stilisticamente perfetti; scarseggiano, decisamente, nei contenuti. I CV in UK non superano mai le due pagine; quelli più corposi e accademici raggiungono, eccezionalmente, una pagina e sedici righe. Quelli Francesi sono simili ai menu dei loro ristoranti: un puzzle, che tu devi rimettere insieme (in un tempo limitato).

I CV del Medio Oriente sono in media di quindici pagine; ti raccontano l’intera vita del candidato, con una precisione di dettagli da biografia; dopo averne letti alcuni puoi dire di conoscerli quanto e meglio delle corrispettive mogli. Nei CV Slovacchi trovi il numero dei Km percorsi dalle auto dei candidati; ho chiesto spiegazioni, sottolineando che aveva poca importanza, per un marketing specialist, aver percorso cento o più km; mi è stato risposto che è un abitudine, e che si usa per dimostrare, km alla mano, l’attitudine alla visita al cliente.

La prossima volta che scriverò un CV dovrò ricordarmi di allegare i sommari di tutte le mie tessere frequent flyer.

Becoming a millionaire

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Altra battuta, dal meeting sullo strategic planning, ossia dalla mia clausura che si concluderà verosimilmente questa notte. La battuta è riferita ad un business fallimentare – e può essere personalizzata, così da lanciare una frecciata velenosa al collega/manager che si vorrebbe defunto.

Do you know how to become a millionaire? You are a billionaire and you open a software (*) business.

(*) software può essere sostituito con “air company”, “bar”, “ERP”, “sushi factory”, etc.

Communism and strategy

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Durante l’ennesima sessione di strategic planning, un senior exec, ad un exec molto, molto meno senior, a proposito di una proposta palesemente fallimentare:

Your proposal is like communism: it’s a great concept, but it does not work in practice.

Mar-Key-Own-ee

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Mar-Key-Own-ee
Originally uploaded by giusec

Adesso, io non so, sul serio, se è l’Espresso che sta diventato troppo liberale o se è Fortune che sta prendendo una pericolosa deriva comunista.

L’hostile bid

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A proposito di M&A, le cose sono andate pressappoco così. I primi rumors di un’acquisizione (meglio: di un’hostile bid) erano arrivati, da voci di corridoio, due giorni prima. Io ero a Londra. Casualmente, nell’HQ dell’azienda. Ho assistito a tutto in diretta. Le azioni in discesa, da circa tre mesi. Le voci confermavano che erano basse (le azioni, cercate di seguirmi) al punto tale da essere diventate possibile preda per un’acquisizione. Da parte di un concorrente, si diceva, con liquidità da spendere. Allo stesso tempo, l’azienda rischiava seriamente di uscire fuori dal FTSE 100 e piombare nel limbo dei 250, dopo il solito shuffle periodico, a causa delle sue povere performance degli ultimi mesi.

Le voci si sono fatte più insistenti il giorno prima del reshuffle. Sembrava che un’acquisizione fosse imminente. Ho pensato, per qualche ora, che la mia posizione fosse a rischio – ma non potevo condividere la cosa con nessuno, all’interno dell’azienda, men che meno con non addetti ai lavori, per evitare che il panico dilagasse. Spinte dalle voci dell’hostile bid le azioni hanno iniziato a risalire. Hanno continuato a salire. Per due giorni sono state le migliori performer dell’intero FTSE. Al momento del reshuffle, le azioni erano talmente alte che l’azienda è di fatto rimasta tra le migliori 100.

Il giorno dopo, le speculazioni sull’hostile bid sono improvvisamente cessate. Una strategia geniale – naturalmente questa è la mia versione, discutibile e personale, per non sprofondare tra i 250. A parte il panico durato circa 24 ore (un’hostile bid avrebbe potuto portare, se conclusa con successo, al totale incasinamento organizzativo), assistere a giochi finanziari sulla propria azienda dall’interno della city è stato a dir poco exciting. Quasi come la diretta live di Mirabello. Quasi.

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