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Recently in Finance & Economics Category

Cipro, in breve

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Dal blog di P.Krugman, sul NYT:

So, a quick summary: The Germans don’t want a Cyprus collapse / exit from the euro, but they also don’t want the spectacle of German taxpayers bailing out Russian money-launderers. So what they did instead was blackmail Cyprus into having Cypriot depositors bail out Russian money-launderers. That way Germany’s hands are clean.

Am I missing something?

Piacere, Frenkel

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Visto che qui se ne parla, e visto che non tutti sono economisti (anche se, devo dire, ho notato con stupore un’improvvisa impennata di social-economisti DIY negli ultimi sei mesi), ecco un paio di post che possono chiarire anche ai non addetti ai lavori cosa sta accadendo a Cipro e cos’è il fantomatico ciclo di Frenkel (Roberto Frenkel, qui).

PS. entrambi tratti da post di Goofynomics, di Alberto Bagnai.

Solo loro

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L’Economist (noto settimanale leninista) si schiera contro la decisione europea di tassare i conti correnti Ciprioti.

It is not a fudge, but it is still a failure. The euro zone’s bail-out of Cyprus, which was sealed in the early hours of Saturday, did get the bill for creditor countries down from €17 b to €10 b, as had been rumoured. But the way it did so was somewhat unexpected. (…) Whatever the rationale, it is a mistake for three reasons (…)

E a scanso di equivoci su ciò che potrebbe accadere in Italia, sempre l’Economist sta già twittando cose del genere:

EconomistCharlemagne ‏@EconCharlemagne CY Deposit tax is precursor to IT wealth tax? RT @europatweets: German Commerzbank Suggests Wealth Tax In Italy Next http://flip.it/0B54H

L’Europa Cipro-va gusto

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Repubblica non riporta la notizia in prima pagina; e neppure nella pagina Esteri. Stessa cosa il Corriere (e vabbè, non era neppure il caso di controllare, ho capito). BBC è più attenta a tutto ciò che avviene in Europa. Soprattutto se ciò che avviene in Europa minaccia gli investimenti di cittadini di UK. E ciò che avviene in Europa, e precisamente a Cipro, è questo. In soldoni, un esproprio sui conti correnti di chi non ha di fatto contribuito alla situazione:

Under the bailout’s terms, people in Cyprus with less than 100,000 euros in their accounts would have to pay a one-time tax of 6.75%. Those with sums over that threshold would pay 9.9% in tax.

Ora ciò che invece è difficile trovare sulle news, e figuriamoci quindi se sarà possibile rintracciarlo mai sui quotidiani nazionali (anche per il Post, ahimè, Justin Timberlake ha maggior rilievo di Cipro; però per la cronaca il Post dedica alla storia un interessante riassunto, qui), si diceva, ciò che sarà complesso trovare è che circolano già voci di simili patrimoniali per altri paesi. Italia in primis. Qui la traduzione completa. Qui sotto una sintesi.

 ”So it would make sense, in Italy a one-time property tax levy,” suggested the Bank economist (*). “A tax rate of 15 percent on financial assets would probably be enough to push the Italian government debt to below the critical level of 100 percent of gross domestic product.”

Ci siamo capiti, vero?

(*) nota, il tizio che parla è lo chief economist di Commerzbank , Joerg Kraemer.

Fine della storia

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Nota. Aggiornato, e riproposto come primo post visti gli ultimi commenti.

E così, con quel penoso spettacolo che è stata la direzione del PD di due giorni fa, il partito che avrebbe dovuto incarnare lo spirito di una sinistra italiana rinata sulle macerie di una crisi della quale il partito stesso è stato complice (si badi, il partito, non la sinistra; che quella è tutta un’altra cosa); si diceva, con questo penoso spettacolo il PD si è dato il colpo di grazia finale. E’ finita. Stop. Fine della storia.

Vedere quel susseguirsi di interventi, asettici, privi di discussione, completamente slegati l’uno con l’altro. Sopportare, per l’ennesima volta, la presenza dei vari D’Alema, Bindi, Veltroni. Vedere Civati improvvisamente invecchiato di trent’anni e così ben mimetizzato e a suo agio tra i vecchi leader del partito dire cose prive di importanza. Assistere al non più velato mea-culpa di Fassina sulla corresponsabilità nella scelta (tutt’altro che di sinistra) di supportare le politiche di austerity tanto volute dall’Europa, insomma tutto questo mi ha stretto il cuore.

E così questa è la fine dichiarata del mio supporto al PD (supporto, mai avuto tessere). A meno che qualcosa di irrealizzabile non avvenga nelle prossime settimane (primarie, via Bersani, via tutti gli altri, Renzi alla guida, un progetto chiaro di rinnovamento, ripensamento delle politiche economiche). Fine della storia. No, non la fine del mio essere profondamente di sinistra. Questa è una dannazione che mi accompagnerà fino alla tomba.

Dentro Matrix

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Da leggere
Originally uploaded by giusec

Da qualche settimana mi sento come Neo dentro Matrix. Lo ricorderete, quando vedeva tutti i numerelli verdi che scorrevano da su a giù. Mi sento così. A causa (o grazie; dipende tutto dai punti di vista) a causa, dicevo, di una serie di discussioni con Geco1, a due libri (foto) e ai blog degli autori. Impossibile semplificare in un post il lavoro dei due economisti. Dovete leggerli. Per capire.

In breve. Situazione monetaria attuale insostenibile e destinata a peggiorare. Anni di menzogne e di scelte a rischio, da parte del partito che ho votato (Piddì). E anche di quello che non ho votato, del quale, francamente, non mi importa un accidente. Supporto a Monti e austerity. Valutazione errata delle ragioni della crisi (e qui son buono, perchè dire “valutazione errata” presuppone una buona fede che invece il mio avvocato del diavolo Geco1 non vede). Un paese tradito. Un partito (M5S) che si è appropriato intelligentemente di tutte le lotte che avrebbe dovuto, di diritto, portare avanti il centrosinistra. Una situazione senza via d’uscita (una: fuori da Euro).

Io adesso vedo la situazione, più chiara che mai. Come Neo che vedeva i numerelli verdi. Da dentro Matrix. Se voi ancora i numerelli non li vedete, provate a leggere i due testi. Poi (se siamo ancora in tempo) ne riparliamo.

Keynes forever

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Draghi oggi si è mosso esattamente come Krugman avrebbe voluto si muovesse. E difatti eccone i commenti.

Nota. Poi, tempo permettendo, ripesco i vecchi testi di Economia dell’MBA, e pubblico un bigino keynesiano, una sorta di IS-LM per dummies.

Asia, l’austerità e la recessione

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L’altro giorno passeggiavo bel bello con Asia per le vie del centro dell’agglomerato -  Milano downtown, capitale della Macroregione del Nord, volendo citare l’illustre sig. Formigoni – quando ho visto un giubbotto in ventrina e ho ben pensato di entrare e provarlo.

Ora dovete sapere che Asia, all’età di soli sette anni, si avvia verso una brillante carriera di economista. Anche se, a prima vista, sembra non apprezzare Keynes, come si vedrà in seguito. Così, entrati nel negozio, l’economista mi chiede il costo del giubbotto, io rispondo novantotto euro, lei mi spinge ad uscire, io le domando il perchè, lei mi dice che costa troppo e che per giunta con quei soldi avrei potuto comprarle tre bambole. Non una, ma tre. Ora a parte il fatto che tre bambole da trentatrè euro l’uno saranno delle cose extralusso coi vestitini in cashmere che trovi solo in quella galleria superfashion del centro dell’agglomerato, scusate della capitale della macroregione del Nord; e che dire del fatto che l’economista si sia comportata da anti-keynesiana coinvinta, contribuendo alla depressione del paese.

Se avessi comprato – il negozio era italiano – avrei contribuito all’aumento della domanda. La tua spesa è il mio reddito e la mia spesa è il tuo reddito. Dice Krugman. E pure Keynes. Il negozio avrebbe guadagnato. A lungo andare avrebbe investito in nuovi modelli, rinnovamento locali, nuovi commessi. I nuovi commessi avrebbero percepito uno stipendio e incrementato i consumi. Sostenendo la domanda. Le banche avrebbero prestato soldi al negozio, per sostenere gli investimenti. L’economia avrebbe ripreso a girare. Con grande meraviglia della Merkel.

E invece io il giubbotto non l’ho comprato. A causa delle motivazioni pro-austerità sollevate da Asia. E la recessione è ancora qui. Più spaventosa che mai.

Di diritti moriremo?

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Oggi ero in Bocconi a seguire parte della prima giornata di Unthinkables 2012 e, inutile dirlo, tutti i riflettori erano puntati su di lui. Il discorso era preparato (qui lo script in pdf) e ha lasciato ben poco spazio all’improvvisazione. Il meglio di se Marchionne lo ha dato però nella sessione di workshop, dove ha risposto a domande selezionate dall’audience.

Troppo presto per giudicare l’intervento. Per il momento riporto alcune frasi. Poi ognuno tragga le sue conclusioni.

Si dice che gli esseri umani possono vivere quaranta giorni senza cibo, quattro giorni senza acqua e quattro minuti senza aria. Ma nessuno di noi può vivere quattro secondi senza speranza. Oggi sono qui a parlarvi di speranza.

Queste iniziative (nota: si parla di globalizzazione), però, non vanno confuse con la tendenza, in atto da diverso tempo nell’industria dell’auto, a delocalizzare le attività industriali, che viene spesso usata come misura di difesa per affrontare la guerra sui prezzi. Per quanto mi riguarda, credo sia una strategia molto pericolosa

Sono le cose che facciamo e il modo in cui le facciamo che parlano di noi stessi, della nostra visione del mondo, del tipo di persone che vogliamo essere. E solamente le cose che facciamo, ciò che costruiamo, ci rendono ciò che siamo.

A volte, nel nostro Paese, ho l’impressione che ci sia un atteggiamento passivo nei confronti del presente. (…) E’ come se si pretendesse di avere diritto ad un domani migliore senza essere consapevoli che bisogna saperlo conquistare.
Un movimento di lotta (Nota: il sessantotto) pienamente condivisibile, che ci ha permesso di compiere enormi passi avanti nelle conquiste sociali e civili, ha avuto purtroppo un effetto devastante nei confronti dell’atteggiamento verso il dovere.
Se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo.

Primi articoli qui, qui e qui.

Un piede dentro, un piede fuori

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Sulla crisi EU e sulla recente rottura UK-Europa – recente è un eufemismo – sono interessanti un paio di opinioni. La prima, dell’Economist, qui. Riporto un estratto dall’ultimo post di Charlemagne.

Britain may assume it will benefit from extra business for the City if the euro zone ever passes a financial-transaction tax. But what if the new club starts imposing financial regulations among the 17 euro-zone members, or the 23 members of the euro-plus pact? That could begin to force euro-denominated transactions into the euro zone, say Paris or Frankfurt. Britain would, surely, have had more influence had the countries of the euro zone remained under an EU-wide system.

In breve: ha avuto il coraggio di prendere una decisione; ma a lungo termine son cazzi per UK se l’Europa, com’è probabile che faccia, deciderà di proteggere le transazioni finanziare dirottandole nei paesi dell’accordo a 17, principalmente Francia e Germania. La seconda è di un compassato Massimo Riva, che risponde alle domande sull’abbattimento dei tassi e sul veto di UK, così.

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