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Avere MT e non sentirlo.

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MT annuncia la 4.2 release candidate. Nel frattempo il Macchianera di Gianluca, precursore degli utilizzatori di MT, passa a Wordpress. Il che dovrebbe far riflettere. Se non altro i signori di Six Apart. Il sottoscritto ha invece trovato un suo equilibrio interiore con MT 4.1 e, soprattutto, con l'hosting di LivingDot. Avere MT 4 e non sentirlo. Ecco la senzazione.
plazes-fireagle.png

Ci sono tool di geolocalizzazione smart e altri idiot. Uno dei tool smart è Plazes. Il client Plazes identifica la tua posizione automaticamente tramite la sorgente wifi alla quale sei connesso.

Plazer Software automatically detects your location based on fingerprinting your local network. So once you've got the Plazer on your laptop you can turn autostart and auto-plazing on and Plazes will know that you are at home, at work or at Heathrow Airport (Unfortunately Plazer can't tell you where your luggage is).
Fire Eagle è invece un tool idiota, è un location broker, al quale bisogna far sapere la propria posizione. In compenso fornisce delle API, che Plazes non ha. E poi è sviluppato da Yahoo! Abbiamo parlato spesso di come integrare Fire Eagle e Movable Type, tramite l'apposito plug-in.

Ebbene adesso è possibile far si che sia Plazes a indicare a Fire Eagle la propria posizione. E' sufficiente collegare i due tool e il gioco è fatto. Questo significa che non sarà più necessario indicare manualmente la mia località su Fire Eagle (e quindi su MT). Sarà Plazes a fornirla, automaticamente, appena identificata la sorgente wifi.

3 things about 6Apart.

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E uno. SixApart annuncia la beta 2 di MT 4.15. E girano rumors di possibili acquisizioni da parte dell'azienda californiana.

E due. I rumors non sono più rumors. SixApart ha acquisito Apperceptive creando la Six Apart Services. Resta da capire adesso come SixApart gestirà la rete di partner (perchè dovrei scegliere un partner se ho Six Apart Services?).

E tre. SixApart annuncia la creazione di SixApart Media. Ho qualche dubbio sul business value. Si vedrà.

Along with Services, Six Apart will also announce the creation of another new division, Media. Six Apart Media will be creating a suite of services for bloggers and publishes to help them succeed, everything from increasing traffic to making money and running ads.

RSS per le masse.

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NewsGator annuncia le nuove versioni dei suoi RSS reader; e, in aggiunta, ne mette a disposizione il download gratuito per uso personale.

Netmonitor, au revoir.

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Oggi, ultimo giorno di Netmonitor. La creatura di Vittorio Zambardino, su Repubblica.it, per monitorare la conversazione dei blog sulle Politiche zero-otto. Conversazione, parola magica. Come Vittorio stesso scrive.

NetMonitor è parte dello speciale Elezioni di Repubblica it ed ha lo scopo di seguire la conversazione dei blog in campagna elettorale.
Ora, due punti. Il primo. g&f è stato linkato, più volte, e questo mi ha sorpreso non poco, ogni volta di più, visto il livello di stronzate che in genere scrivo. Ecchè vorra dire? Che il livello delle mie stronzate spicca a livello nazionale? O che il livello nazionale è talmente basso da poter essere paragonato alle stronzate di g&f?

Secondo. Un esperimento interessante e unico, per il momento, nel pleistocenico panorama giornalistico on-line Italiano (vedi Corriere.it, fermo all'era di Netscape). Certo, ci sono i blogger giornalisti. E ci sono pure i giornalisti che fanno i blogger . Ci sono anche i giornalisti-blogger che tentano di fare i blogger-giornalisti, ma la natura di netmonitor è un'altra: qui ci sono due professionisti, Zambardino e Calabrò, che si mettono a spulciare ogni santo giorno, sabato e domenica inclusa, la parte abitata della rete. E scusate se è poco.

Meglio fuori che niente.

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Well, non sono sicuro che Luca ne sia già al corrente, ma finalmente Wittgenstein ha implementato i commenti. Esterni. [via Massimo].
Nota. Evito i link, sebbene ciò sia contrario all'etica bloggesca. Ma ho fretta e dovrei perdere mezz'ora solo a cercare tutti i link dei blog elencati qui sotto. Sorry, ecchè 'tte devo dì...

Seguo circa sessanta feed italiani, via Google Reader. Sessanta feed di altrettanti blog nostrani. Dalla politica al marketing, dalla letteratura ai gadget, dal giornalismo al design. Poi ho trentacinque feed di blog internazionali. Non conto qui i magazine o i quotidiani - i vari CNN, NYT, WSJ, The Atlantic, eccetera. Trentacinque bloggers internazionali, stop. Di questi trentacinque, trenta sono americani.

Ora, mi chiedo. C'è una ragione per cui nessuno dei blogger americani parla di politica, elezioni, attualità, Cina, Tibet, Iraq e vattelapesca? Nessuno. Escludiamo i blog politici, DailiKos e Instapundit. E quelli giornalistici, James Fallows. Gli altri (Scoble, Godin, Ito, LeMeur, e così via), tutti gli altri, scrivono post su post su Twitter e i video e il social e il marketing e Google e Microsoft e poi commentano,  si beccano, replicano, discutono cazzate su cazzate, cose che hanno luogo non oltre San Francisco e la Valley. Con l'eccezione di Doc Searls e  Dave Winer, nessuno parla di ciò che accade a più di venti miglia di distanza da casa loro. Perchè?

Io non ho una risposta. Ma francamente questi signori mi hanno un pò rotto con le loro stupide conversazioni. E sto pensando seriamente di ridurre il numero di feed. Iniziando da loro.

OpenId: lo stato delle cose.

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Ho scritto di OpenId un paio di settimane fa, di come crearsi un'identità (e di come utilizzarla). Qui si fa invece il punto dell'adozione dello standard - almeno, ci si prova.

Via TechCrunch

Recordan says that at least 11,000 sites now take OpenID credentials for sign on (see image to right). Among them are some large services like 37Signals and LiveJournal. And the open source community has been great about building OpenID support into their software, Recordan says, so that others building on that software can launch Relying party services. Among the projects that support it are Drupal, Movable Type, Wordpress.org, Ruby on Rails and MediaWiki. But all of those services put together have nowhere near the user footprint of any of the Big Four [Yahoo!, Google, Microsoft, AOL].
Insomma. OpenId: roba da geek (o da early adopter, tanto per capirci).

Logo evolution.

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my-logos.gif

Era il 2002. O 2001, non ricordo. Il primo (in alto a sin) non era ancora un blog. Il sito web era statico, in html. Giusec era la contrazione del mio nome e cognome (qualche omonimo aveva registrato gli account/domini e così mi ero dovuto accontentare). Quel sito durò qualche anno. Poi il primo blog, su piattaforma Blogger (in basso a sin). Squonk, il Confuso, Brodo, GnuEconomy (oggi Macchianera), DotComa e il Mullah (ormai chiuso) erano alcuni tra i blog d'ispirazione. Quindi Splinder (al centro) nel 2003, con la prima comparsa del Geco.

Il logo attuale, utilizzato inizialmente su Splinder e poi sulle tre istallazioni di Movable Type (AreaServer, Yahoo! e l'attuale LivingDot) fu creato e regalato al sottoscritto dal geniale Maus, così, per puro diletto (a quei tempi i blog su Splinder erano poche migliaia, ci si conosceva un pò tutti e l'atmosfera era molto friendly). Esiste anche una versione natalizia (del geco), poco utilizzata. Divenne il logo definitivo del blog.

Io odio i meme. Però mi piacerebbe sapere qual'è stata l'evoluzione dei vostri di logo. O dei vostri banner. O dei vostri. Insomma, ci siamo capiti [lo chiedo a tutti ma soprattutto ai markettari e agli storici della rete, come ad esempio questi signori qui, qui e qui].
Dopo aver scritto la bibbia della Web Usability e dopo aver sfornato una serie di testi minori, Jacob Nielsen ha dato seguito alle sue teorie nel 2007 con Prioritizing Web Usability. Che costituisce una revisione dei suoi concetti originali, aggiornata ai nuovi trend e tecnologie. Secondo le teorie di Nielsen

  • un visitatore passa su un sito web in media un minuto e quarantanove secondi (1,49 sec);
  • di questi due minuti scarsi, circa 25-35 secondi sono spesi in home page, il resto in pagine interne
  • durante quei 25-35 secondi sono lette circa 10-20 parole, il resto non viene neppure preso in considerazione
Le direttive di Nielsen non riguardano probabilmente i blog, che fondano sul testo e sui contenuti il proprio essere. Ma danno comunque un'idea di quanto rapida può essere la visita alle proprie pagine e consapevolezza della centralità dei contenuti (del post, quindi). Se il lettore non trova ciò che cerca in meno di due minuti, abbandonerà il sito. Chissà se neoblogger come Paolo Guzzanti (i cui titoli dei post sono i più ad effetto dell'intera blogosfera) e Giuliano Ferrara hanno chiari questi concetti.

OpenID per le masse.

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Ne avrete già sentito parlare. Su web, al bar, in riunione, al circolo (soprattutto, al circolo). Iniziamo con le definizioni.

OpenID is a single sign-on system, which allows internet users to log on to many different web sites using a single digital identity, eliminating the need for a different user name and password for each site. OpenID is a decentralized, free and open standard that lets users control the amount of personal information they provide.
Anche, per i sostenitori dell'idioma Italico:

OpenID è un meccanismo di identificazione creato da Brad Fitzpatrick di LiveJournal. Si tratta di un network distribuito e decentralizzato, nel quale la tua identità è un URL, e può essere verificata da qualunque server supporti questo protocollo.
Quindi: il tutto sta nel creare un URL che contenga la tua identità. Questo URL può essere il tuo blog. In realtà è molto probabile che un'identità online OpenId tu l'abbia già. Un account Flickr o TypeKey, tanto per citarne un paio, contengono infatti tale identità. La lista dei siti che offrono OpenID è qui.

Se invece ci si vuole creare una nuova identità (il che fa molto P2) basta usare siti ad hoc, come MyOpenId o Yahoo! OpenId. Questa, ad esempio, è la mia OpenId. Una volta creata la propria OpenId, è sufficiente seguire le indicazioni date qui di seguito da Sam Ruby:

Uno. si inseriscono le seguenti linee nella sezione <head> del proprio blog template

<link rel="openid.server" href="http://www.myopenid.com/server" />
<link rel="openid.delegate" href="http://giusec.myopenid.com/" />
sostituendo chiaramente il "giusec" della seconda linea con la vostra OpenID. Potete verificare poi il buon funzionamento dell'identificativo qui.

Due. Il gioco è fatto. Da adesso, ogni volta che ti registrerai ad un nuovo sito/servizio su web che accetta una OpenID (chessò, ForzaItalia.it, PdL.it, eccetera), invece di inventarti l'ennesima password, potrai copiare l'URL del tuo blog, che rappresenterà ormai la tua (unica) identità digitale, e fare direttamente il login. Semplice, no?

Approfondimenti:
  • Kurai (Federico Fasce): link [Ita]
  • OpenID.net, link [En]
  • OpenID for non-SuperUsers, Sam Ruby, link [En]
  • OpenID test, link

Fire Eagle e Movable Type.

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fire eagle architecture.png

Come detto in un paio di post, qui e qui, Fire Eagle è il nuovo servizio di geo-localizzazione di Yahoo! Niente di nuovo, concettualmente, se si fa eccezione per le API e il network di Developers. Il concetto è semplice: Fire Eagle riceve informazioni da alcuni clients sulla localizzazione del sottoscritto (mobile, web, IM). Poi la rende disponibie per il resto delle applicazioni.

E' un'estensione di ciò che fa oggi Plazer, che rintraccia la posizione dell'autore e la condivide (ma semplicemente Plazer non è Yahoo!). Simile il servizio offerto da Dopplr, che presenta pretese di localizzazione assai più primitive. E niente API.

La cosa interessante è la scoperta delle applicazioni. Una tra tutte: il plug-in per Movable Type. Il plug-in ha ancora qualche problema irrisolto (a me carica la località ma non la mappa). La versione più aggiornata è la 1.02. Qui trovate uno scambio di commenti tra il sottoscritto e Benjamin Trott, fondatore di SixApart, che spiega la ragione dell'aggiornamento immediato (un bug sul file fireeagle.pl che causava errori sul cron job). Assicuratevi quindi di installarne l'ultima versione (leggete il ReadMe file per capirlo).

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