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Sinistra

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Dall’Amaca di Serra del 2 Ottobre.

“Sono più di sinistra le riforme che premiano il merito piuttosto che quelle che premiano le rendite di posizione”. Lo dice Matteo Renzi nell’intervista di ieri a questo giornale. Ha ragione, e doppiamente ragione in un paese come l’Italia: corporativismo e familismo congelano la dinamica sociale, tendono a lasciare il benessere là dove si trova, impediscono ai meritevoli di emergere. Se essere di sinistra significa dare al figlio dell’operaio l’opportunità di farsi valere, va da sé che le riforme devono, finalmente, “premiare il merito”. C’è però, dentro la storia e dentro il destino della sinistra, anche un altro principio, che è altrettanto importante: dare tutela agli ultimi, compresi gli sconfitti, gli sfortunati e – aggiungo – gli immeritevoli. Una sinistra che si occupi solo e solamente del merito avrà fatto solo la metà del proprio dovere. L’altra metà (la cui definizione più diffusa è welfare) è non abbandonare quelli che non ce la fanno. I dubbi che parecchi elettori di centrosinistra hanno su Renzi sono tutti qui: che riconoscere il merito non significhi dimenticare la solidarietà.

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Per Pietro di Sarno, responsabile Provinciale del MPS (Movimento per la sinistra- Vendoliani) c’è bisogno in Italia in generale ed in provincia di Caserta in particolare, di una nuova sinistra che rappresenti quella parte della società che non ha voce, che è invisibile soprattutto dopo la deriva centrista del PD. “È arrivato il momento in cui bisogna dirsi chiaramente che un discorso politico di sinistra è indispensabile- dice- Ci sono storie personali di chi si avvicina in questi giorni a Sinistra e Libertà che raccontano di gente che prima non ha mai avuto una tessera di partito. E’ su questa grande forza attrattiva che bisogna puntare per lavorare insieme e rivedere una proposta unitaria ed univoca si sinistra. Il nuovo progetto politico che proprio a Caserta conferma il suo radicamento territoriale, si differenzia da ogni altra forza partitica per la nostra capillare presenza sul territorio e per la nostra disponibilità al confronto, per il coinvolgimento dei giovani e perché siamo l’unica vera forza della sinistra italiana. Il PD propone un progetto di società identico al Pdl. Il nostro compito è esattamente l’opposto: ripensare ad un rapporto con la classe dei lavoratori, partendo dai più deboli. Che non sono più solo gli operai ma i precari, i disoccupati i piccolissimi imprenditori o artigiani. Oggi abbiamo un sistema economico, difeso sia dal Pd che dal Pdl che vede finanziamenti continui alle grandi industrie a discapito delle piccole e medie imprese che rimangono al palo e chiudono. E se la nuova sinistra non è in grado di rappresentare queste esigenze non è una nuova sinistra ma un vecchio modo di approcciarsi alla realtà. Da qui l’esigenza di un progetto innovativo che parta dai giovani e si concretizzi nell’ambizioso piano di Sinistra e Libertà”.

Ci sarà il doppio turno e ci sarà l’albo degli elettori. Queste le regole che sono state messe a punto per le primarie della coalizione di centrosinistra. Chi vorrà votare dovrà ritirare un certificato elettorale fino al giorno del voto compreso: in ogni Comune sarà aperto un ufficio elettorale per iscriversi all’albo degli elettori. Decisioni che dovranno essere votate e eventualmente ratificate dall’assemblea nazionale in programma sabato prossimo e che intanto però fanno saltare sulla sedia il sindaco di Firenze Matteo Renzi: “Perché cambiare le regole proprio ora?”. La preoccupazione del principale rivale di Bersani e Vendola è che non solo così si sbarri la strada agli eventuali “delusi” del centrodestra. Ma che addirittura si perda per strada la possibilità di accogliere chi non è mai stato interessato alla politica e che vede in Renzi una possibilità di cambiamento. Ma da una parte le primarie in un Paese che le ha inventate (gli Stati Uniti) prevede l’albo degli elettori sia tra i democratici che tra i repubblicani. E dall’altra il Pd stesso replica a renzi: “Cambiamo le regole anche per consentirgli di correre alle primarie…”. La sintesi sembra essere alla fine quella di Walter Veltroni: “Il partito è a rischio spaccatura”.

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