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I quaranta e il rigetto dei trenta

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Mi hanno appena upgradato. Alitalia. Devo essergli simpatico. Ad Alitalia intendo. Ero al 5C, adesso mi ritrovo in 1A. Suddenly. Arrivo al checkin e puf, sbalzato dal proletariato (well, dall’elite del proletariato, sono pur sempre un Freccia Alata, non dimentichiamolo) all’elite suprema. Ho pure vinto quella roba del vincitore al volo di Alitalia, due settimane fa. Quella che tu mandi un sms e poi vinci. Ma vabbè, non divaghiamo. Dicevo. Mi hanno upgradato. Ho bevuto un po’ di vino. Un pò tanto vino. Eccosi ho iniziato a riflettere sui miei 40 anni. Il vino aiuta. Il fatto che nessuno rompa i coglioni con email e telefonate pure. Airworld, ti adoro.

Ora, non è che a quarant’anni si abbia una vera e propria crisi di ritorno. Intendo dire. Non è che arrivano i quaranta e automaticamente ci si sente vecchi e superati – e per non sentirsi vecchi e superati ci si inizia ad atteggiare come un ventenne. Per lo meno, non è ciò che è successo a me. Almeno. Non mi sembra. Decisamente. Non è così. Ciò che è invece successo è un deciso rigetto degli anni trenta. Non degli anni trenta intesi storicamente. Non del 1930, per capirci. Dei miei anni trenta. I miei, non quelli dell’Italia. I miei. Ci siamo capiti. Credo.

Fatemi spiegare. I miei trent’anni sono stati un semidisastro. Lavoro. Sottopagato. Non si era precari, allora. I problemi erano diversi. Desiderio di far carriera. Delusioni. Imborghesimento. Giacca e cravatta al posto degli anfibi. Stipendio da miseria. Altre delusioni. E la recessione. E i valori e le aspettative politiche che vanno semplicemente a puttane. La destra che si mixa alla sinistra. E poi i bambini. Le pappe, i pannolini, le nottate. E la seconda recessione. Un incubo. E la destra. E Berlusconi, e ancora lui, e sempre lui, è onnipresente. Tutto ciò in cui si è disperatamente creduto per anni. Svanito. Sapete che in base ad uno studio dell’ Economist la fascia dei trent’anni è considerata la più infelice della nostra esistenza? Proprio così.

Poi la svolta. Con l’MBA. Il lavoro cambia. E arrivano i quarant’anni. Alcune delle aspirazioni professionali che si avverano. La fortuna di essere al posto giusto nel momento giusto. I bambini crescono. La nebbia mentale si dirada. Le idee diventano più chiare. Ma soprattutto, torna il desiderio di un legame profondo con le proprie aspirazioni e valori reali. Quelli dei vent’anni. I trenta, vaffanculo.

Ecco spiegato il tutto. Ecco perché un quarantenne (della mia generazione) si sente più vicino a un ventenne romantico e idealista piuttosto che a un trentenne triste e disilluso. Ecco perché il quarantenne si sente ancora giovane, per lo meno idealmente giovane, mentre il trentenne è semplicemente schiacciato dalle proprie responsabilità e non ha tempo per pensare a valori, ideali, e tutto questo genere di cose. Ecco perché se la felicità esiste, va raramente ricercata nei trent’anni.

Insomma, tutto questo per dire che sto per comprarmi online un altro fantastico giubbotto di pelle tipo Schott di quelli che indossavano Steve McQueen e il tizio sfasato di Easy Rider e che sto pensando di replicare le gesta di Guevara e Granado andandomene a zonzo per l’America del Sud.

Adesso però vi lascio, che l’aereo ha iniziato l’atterraggio. Pure per noi della business class.

Comments

Mi sa che hai esagerato un po’ con il vino, eh?! …per fortuna non ti hanno “upgradato” a pilota, vah! ;-)

Posso dirti la mia? Lascia perdere lo Schott, il Berluska, le gesta del Che e l’elite suprema di Alitalia… Goditi la maturità dei tuoi quarant’anni e la soddisfazione di tutto quello che di bello sei riuscito a creare in questi anni, senza rimpianti da “ventenne romantico idealista”, non ne vale la pena…
Un abbraccio e a presto.

Certo, signore, abbia fiducia, seguiro’ il suo suggerimento. A presto. :)

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