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Come sia possibile

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Alla fine ci sono arrivato, a Milano. Ho appena buttato via circa duecentocinquanta euro. Euro più, euro meno. Altri trecentomila viaggiatori hanno perso il volo; e non so quanta dimestichezza abbiano con aeroporti, come il sottoscritto, con le tessere frequent fyers, con Freccia  Alata, coi numeri di telefono esclusivi che hanno facilitato la mia “protezione” alla modica cifra di settantacinque euro a testa. Non lo so.

Altre seicento persone hanno perso il lavoro. Ieri. Gridano e combattono, ancora oggi, in aeroporto. Ma quante speranze hanno. Ormai.

Nel frattempo lui acquista giocatori. Per la sua squadra. Milioni. Ma che volete?  Due società separate.  Due bilanci distinti. Due mondi paralleli. Due mondi paralleli, con lo stesso proprietario. Lui.

Mi dicono: senza il calcio a Catania è il suicidio collettivo.

Beh. Vaffanculo.

Quanto può importare la prossima stagione del Catania alle seicento famiglie che da ieri sono nel lastrico? E alle famiglie con almeno un lavoratore in agitazione alle Zagare, il megacentro commerciale di Catania, una città nella città, lusso di facciata che stride con la triste desolazione della città fantasma siciliana? Quanto potrà importare a queste famiglie la prossima stagione del Catania?

Ma la cosa più imbarazzangte non è lui. No. E’ l’ENAC. E’ Passera. Come hanno potuto permettere che tutto ciò accada? In estate. Nel bel mezzo delle vacanze estive. Milioni di viaggiatori. Trecentomila biglietti. Venduti. Fino a Ottobre. Nonostante l’annuncio della bancarotta. L’annuncio di Aprile.

Io non me lo spiego. Voi, forse. Io no, proprio no.

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