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Why-Fi?

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Rientrato ieri in tarda serata da Londra, ho fatto un salto al Banshee, che è un bel pub della zona sud-est dell’agglomerato, per mangiare un boccone e rifocillarmi. Il posto è degno di visita, perchè è un grosso pub irlandese con annesso ristorante tex-mex, ambiente internazionale causa vicinanza degli HQ ENI, BMW e LG, e, soprattutto, la cucina è aperta fino a quasi mezzanotte – per chi bazzica la capitale inglese questa è una bella sorpresa, perchè da quelle parti si cena fino alle nove e trenta circa, alle dieci e trenta suona la campanellina e  dopo mezz’ora tutti sono gentilmente invitati a togliersi dalle palle.

Sono coll’iPad, noto una rete WiFi del locale e chiedo di ricevere la password. Risposta 1: non abbiamo un WiFi. Risposta 2: mi dispiace, i padroni del locale non la mollano (la password).

Al che il confronto con i pub inglesi torna di nuovo in mente, stavolta a scapito di quello nostrano. In UK si fa a gara a fornire WiFi gratuito nei locali, a mo’ di servizio aggiuntivo per attirare clienti. Qui, invece, si rende disponibile una rete WiFi ma la password “non si molla”.

Vabbè. Forse un ripassino delle più elementari regole di marketing non farebbe male al responsabile del locale.

Comments

Ciao, volevo segnalarti che forse non e’ del tutto colpa dei gestori, ma – almeno in parte – di una fantastica legge “antiterrorismo” emanata da B. & combriccola verso il 2008-2009, che impone(va?) che ogni accesso alla rete dovesse essere tracciabile e riconducibile ad un responsabile.

Me lo spiegava 2-3 anni fa il system manager del dipartimento dove lavoro: ero andato da lui incazzatissimo perche’ avevan modificato in modo terribilmente restrittivo le modalita’ per accedere alla rete (sia wifi che via cavo) e lui mi ha risposto che il primo ad essere incazzato era lui, cui toccava dedicare il 50% del suo tempo a fare il poliziotto per queste ca..ate.
Il colmo del ridicolo l’abbiamo raggiunto quando abbiamo organizzato un meeting con ~100 partecipanti e l’universita’ ha preteso di fare un account provvisorio a ciascuno di costoro, chiedendo a tutti di compilare un modulo delirante (specie per gli stranieri), obbligatoriamente accompagnato dalla fotocopia di un documento.

Nel 2011 avevo letto che questa legge era stata modificata in senso piu’ permissivo. Ma non mi e’ affatto chiaro se fornire un wi-fi “aperto” sia del tutto legale.

Infine, non so se hai mai fatto caso che le clausole dei contratti di fornitura della banda spesso specificano che l’utente deve attuare tutta una serie di procedure (ad es. proteggere il wifi con una password) per impedire che estranei (ovvero coloro che non vivono con il titolare del contratto) possano usufruire della “sua” banda. Norma introdotta per impedire utilizzi diversi (ad es. una rete wifi condominiale) da quelli del wifi di un locale pubblico, ma puo’ dare problemi anche da quel punto di vista.

Capito. No, non lo avevo notato. E comunque chi passa da Metanopoli mi faccia sapere che gli lascio la password del mio WiFi.

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