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Di diritti moriremo?

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Oggi ero in Bocconi a seguire parte della prima giornata di Unthinkables 2012 e, inutile dirlo, tutti i riflettori erano puntati su di lui. Il discorso era preparato (qui lo script in pdf) e ha lasciato ben poco spazio all’improvvisazione. Il meglio di se Marchionne lo ha dato però nella sessione di workshop, dove ha risposto a domande selezionate dall’audience.

Troppo presto per giudicare l’intervento. Per il momento riporto alcune frasi. Poi ognuno tragga le sue conclusioni.

Si dice che gli esseri umani possono vivere quaranta giorni senza cibo, quattro giorni senza acqua e quattro minuti senza aria. Ma nessuno di noi può vivere quattro secondi senza speranza. Oggi sono qui a parlarvi di speranza.

Queste iniziative (nota: si parla di globalizzazione), però, non vanno confuse con la tendenza, in atto da diverso tempo nell’industria dell’auto, a delocalizzare le attività industriali, che viene spesso usata come misura di difesa per affrontare la guerra sui prezzi. Per quanto mi riguarda, credo sia una strategia molto pericolosa

Sono le cose che facciamo e il modo in cui le facciamo che parlano di noi stessi, della nostra visione del mondo, del tipo di persone che vogliamo essere. E solamente le cose che facciamo, ciò che costruiamo, ci rendono ciò che siamo.

A volte, nel nostro Paese, ho l’impressione che ci sia un atteggiamento passivo nei confronti del presente. (…) E’ come se si pretendesse di avere diritto ad un domani migliore senza essere consapevoli che bisogna saperlo conquistare.
Un movimento di lotta (Nota: il sessantotto) pienamente condivisibile, che ci ha permesso di compiere enormi passi avanti nelle conquiste sociali e civili, ha avuto purtroppo un effetto devastante nei confronti dell’atteggiamento verso il dovere.
Se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo.

Primi articoli qui, qui e qui.

Comments

Intanto, credo manchi una h, a meno che untinkables = gente cui non interessano le tinche. ;-)

Quanto al contenuto del discorso, quando leggo “E solamente le cose che facciamo, ciò che costruiamo, ci rendono ciò che siamo.” mi fanno pensare che B. ha trovato un concorrente. Nel senso che se SM fosse mai stato giudicato in base a quel che fa, dubito che sarebbe cio chje e’ (CEO Fiat). Ad es., se qualcuno avesse badato al raggiungimento degli obiettivi (posti da lui stesso), credo che al momento avrebbe abbondantemente esaurito la cassa integrazione (vedi qui, qui, qui, qui.

Coem no? A molti interessano le tinche, dai. Piccola svista.

Non giudico i risultati – Marchionne è stato chiaro, più volte: la scelta di restare in Italia è dettata da ragioni sociali, non di logica di business.

Ma si è contraddetto sulla storia della globalizzazione.

E poi quella frase sui diritti. Fastidiosa.

Nient’altro.

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