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April, 2011 Archives

Grotta goes pink

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Grotta goes pink
Originally uploaded by giusec

Per la serie ‘post del weekend’: stanotte sono nate le nuove azalee rosa. Pure quelle bianche però.

William and Kate?

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William and Kate?
Originally uploaded by giusec

Questa è la punizione al mio precedente post. Trovato stamane, sul tavolo. La scuola britannica non perdona.

Royal holidays

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Non so. Per me un paese che si inventa una vacanza pubblica strategicamente posizionata a ridosso del ponte del primo maggio, solo perchè due poveri idioti reali convolano a nozze è un paese di fuori di testa; o, forse, più semplicemente, è un paese di gran furbacchioni.

Il titolo non da giustizia. In realtà avrei dovuto scrivere: dietro ad un grande uomo c’è sempre una piccola valigia (le donne si diano pace; questo post non è su di loro). Ma poi non suonava bene. Almeno. La realtà è che da anni viaggio con un trolley. Un piccolo trolley Samsonite. Non lo imbarco mai. Sempre su, con me. Leggerissimo. Indistruttibile. Sia che il viaggio duri due o quindici giorni. Non ho altre valigie. La marca ha poca importanza. Ma devo dire che le Samsonite sono in genere tra le più resistenti. Altri modelli strafighi e di tendenza (i.e. Piquadro) si sono disintegrati dopo un paio di voli. Il punto debole è in genere la maniglia retrattile (come diavolo si chiama?). In genere, nei modelli strafighi-trendy la maniglia si spappola nel giro di qualche volo. Il mio trolley è il modello morbido, come questo o questo. Il modello rigido è rigido per definizione – e non sempre fitta nel portavaligie degli aerei. Quello morbido si può spiaccicare, sopratttutto se non strapieno fino all’orlo.

Il trucco è banale. Portarsi il minimo indispensabile. Il fatto che si impacchetti a cluster, come suggerisce Lonely Planet, o alla cazzo, come suggerisce il sottoscritto, è poco rilevante. Non ci sono regole. Forse alcune. Poche. Eccole.

1. un solo paio di scarpe. Inutile portarsi scarpe che non si indosseranno, mai. Un paio di clarks leggere è più che sufficiente, sia per uso business che per uso casual. Se proprio è necessario, ci si può portare dietro due converse in tela. Si spiaccicano ben bene in valigia e non occupano più di tanto spazio. Questo è un punto critico per le donne, me ne rendo conto, che tendono a portarne con se quindici paia, stivali inclusi; di cui poi effettivamente ben poche vedranno la luce. Suggerimento: scegliete le due paia che userete di più – non quelle che piacciono di più. Il gioco è fatto.

2. giacca e giaccone, si indossano durante il viaggio. La giacca è importante, ma solo per impegni formali o meeting con clienti. Ho partecipato a mille meeting informali dove la giacca non era richiesta. Comunque, mai metterla in valigia. La si indossa, e basta. Il giaccone serve in inverno, in estate si può anche fare a meno. Io mi porto sempre uno di quei giubbotti fighissimi della North Sails che puoi indossare su giacca ma anche più informalmente su jeans e tshirt.

3. camicie. Una al giorno. Massimo quattro. Poi si lavano. Gli hotel le lavano e consegnano ormai in 24 ore a prezzi decenti. A partire dal quinto giorno si inizia con la camicia uno. E così via.

4. un libro. Sempre utile. Mai più di uno. Mal che vada il secondo libro lo si compra in loco.

5. pantaloni. Due. Un jeans, un dockers. Non serve altro. Le donne e gli scozzesi possono sostituire i dockers con una bella gonna.

Il resto è facile da capire. Tutto deve stare in un trolley di dimensione adatta per il volo. Gli accessori li avevo descritti in un post, qualche mese fa. La possibilità di stampare le carte d’ imbarco a casa permette di evitare penose file e controlli da parte di signorine inutilmente scrupolose. Il trolley lo si porta con se e si evitano code e ore di attesa e infarti per disintegrazione o perdita del bagaglio.

E’ tutto, mi sembra. Dimenticavo. Buon viaggio.

Grotta goes even more green

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Grotta goes even more green
Originally uploaded by giusec

Dopo i disastrosi insuccessi floreali degli ultimi anni, questa volta ci siamo. Grotta goes even more green.

No-fretta day, spring 2011

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Oggi è decisamente un no-fretta day. Un pò speciale, nel senso che è un no-fretta day lavorativo. Uno di quei no-fretta day in cui sei, volente o nolente, al lavoro; ma lavori da casa in pigiama, sei alla vigilia di qualche festività e la maggior parte dei paesi con i quali sei in contatto – UK, Germania, Spagna, Danimarca, Canada – hanno chiuso i battenti fino a martedì prossimo. Quindi: un bel no-fretta day lavorativo. Cose che potrei fare in giornata:

  • dare l’acqua alle piante
  • aggiornamento blog (questo, fatto)
  • pranzo e spesa all’Esselunga
  • finire il piano di licenziamento di 658 impiegati (no, dai!)
  • forse un salto in Feltrinelli
  • upload di qualche foto/video
  • setup di Pogoplug
  • altre robe non pianificate

La realtà è che come tutti i no-fretta day che si rispettino, non ci sono piani che reggono. La doccia e le altre funzioni fisiologiche non possono essere pianificate in un no-fretta day. La pipì si va a fare quando si sente lo stretto bisogno, senza pianificazione alcuna. Ci si ciba in base al bisogno, in qualsiasi ora della giornata, senza scheduling orario. Il no-fretta day ti riporta allo stato naturale delle cose; a Walden, the life in the woods, a London, the call of the wild, e insomma tutto questo genere di cose. Ecco, adesso sento il richiamo del cibo; credo che andrò presto a fare un salto nella selvaggia Esselunga.

Airworld

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Airworld
Originally uploaded by giusec

Airworld, stamane. In volo da Monaco a Milano.

Note dalla Florida

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Ho passato cinque giorni a Miami, senza metter piede fuori dall’Hotel. Meeting, workshop, meeting, keynote, video, workshop, fine. Taxi, aeroporto, airworld, casa. Ho intravisto downtown. Le ville, incredibili, sulla laguna. Almeno la metà, disabitate. La Florida è lo stato più colpito dalla crisi. Il prezzo delle case è crollato del 35% in tre anni ed è pur sempre uno dei più alti del paese. Il turismo ne ha risentito. Il turismo dei convegni è quasi sparito.  Jane, la signora che ci viene a dare il benvenuto all’aeroporto, dice che lavorerà tutta l’estate, o per lo meno lo spera, pur di racimolare qualcosa. In passato la sua agenda di convegni era piena, con più di un anno di anticipo. L’estate la passava fuori dalla Florida, in vacanza.

Da tre settimane abbiamo un nuovo CEO. L’effetto domino ha già rivoluzionato i primi due livelli dell’azienda, e adesso tocca al mio. Credo di non aver mai visto tanti cambiamenti (ma no, non chiamamole riorganizzazioni; sono evoluzioni) come negli ultimi due anni. Posso ritenermi un esperto, ormai. Whiskey scozzesi e riorganizzazioni evoluzioni aziendali.

Airworld è il luogo in cui ormai passo il più del mio tempo. Il che non è certo una brutta cosa. Per me non è più solo uno stato fisico; è decisamente uno stato mentale. L’altro giorno, ad esempio, ho fatto colazione mentre le cime delle Alpi, illuminate dal sole ma ancora innevate, mi passavano a fianco. Poi ho letto un titolo sul signor B e sulle sue escort, la colazione mi è andata di traverso e una serie di nubi ha coperto lo spettacolo (magnifico) che avevo sotto di me.

Da due ore sono di nuovo in volo. Prendo il moleskine, con le note del meeting e i disegni organizzativi dettati dalla nuova strategia aziendale. Ho otto ore di tempo e devo decidere se dedicarmi al relax o alle cose serie. Scelgo le seconde. Accendo il video e mi preparo. Sta per iniziare Il Grinta.

Riconciliazione

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Naturalmente si scherzava. Non era nostra intenzione usare un post di g&f per affermare una palese presunta superiorità intellettuale sugli utenti di FB. Anzi, a pensarci bene, se non ci fosse FB la rivoluzione in Egitto non sarebbe arrivata al punto in cui è, o forse ci sarebbe arrivata comunque, con tempi e mezzi differenti. Se non ci fosse stato FB gli esquimesi di Hyotaribou non avrebbero mai fatto sentire la loro voce e mostrato la loro disperata situazione all’intero pianeta. Se non ci fosse stato FB i tecnodroidi della città est non avrebbero potuto far capire al resto dell’umanità di avere dei sentimenti (umani). Insomma, FB è quello che è; ma può tornare utile all’umanità (e pure alla non-umanità).

Insomma, tutto questo per tentare una riconciliazione con il patetico popolo di utenti di FB.

Dai, che ci siamo riusciti.

FB, test su g&f

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Oh, a Milano sono le undici ed è già notte!!! :|

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