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Per i vagabonders, gli abitanti di Airworld, come il sottoscritto (e parecchi altri che bazzicano da queste parti), è importante continuare ad mantenere piccole abitudini, frequentare stessi luoghi, costruirsi un ambiente familiare che li faccia sentire simili al resto dei cittadini del mondo, quelli che abitano le città e i paeselli, non gli aeroporti, gli hotel, i terminal e i gates. Anche se in realtà, per definizione, simili non lo sono.

Io frequento sempre gli stessi Hotel – Crowne Plaza, Sheraton, Hilton. I signori alla reception mi conoscono. Al Crowne di Gatwick c’è Freeman, che tanto libero poi non dev’essere, visto che lo becco sempre dietro il bancone, che ormai mi saluta e mi riconosce. All’Hilton a Paddington c’è il concierge veneto, che mi accoglie con dialetto padovano in pieno centro di Londra. Al Lindner di Dusseldorf ci sono ragazza-uno e ragazza-due che continuano a chiedermi se l’indirizzo di casa è corretto e poi mi inviano la newsletter in tedesco. Glielo faccio notare ogni volta. Mi hanno detto che ormai dovrò avere la nazionalità tedesca, considerato il numero di notti passate li.

Poi, i taxi. A Gatwick sono di casa. Non hanno ancora capito come mi chiamo, ma mi riconoscono e mi chiedono “same as last time?”. Certo. A Heathrow mi piace prendere il servizio coll’omino che ti accoglie col cartello all’uscita. Mi ritrovo sempre lo stesso omino indiano, e non ho ancora capito se è perchè mi conoscono; oppure semplicemente perchè l’omino è l’unico impiegato dell’azienda.

In volo le signore Lufthansa mi riconoscono e mi salutano, su alcune tratte. Buongiorno, Herr G. Desidera un succo di frutta? Prima pensavo che avessero la mappa dei sedili, coi nomi dei viaggiatori. Poi ho visto che salutavano solo me, e allora qualche pensiero me lo sono fatto. Sul numero di voli LH che prendo.

Infine, il cibo. Sempre lo stesso cappuccio, al bar di MXP. Sempre lo stesso croissant ham-cheese al baracchino di Gatwick, a fianco alla discesa per gli inferi (i treni inglesi). Sempre lo stesso whiskey al bar dell’hotel di Dusseldorf. Sempre lo stesso primo al bar sotto casa (“il solito, grazie”).

Insomma, è un mondo piccolo piccolo. E anche se non lo è, bastano alcune abitudini quotidiane, per renderlo tale.

Comments

Io non ho la tua stessa frequenza di viaggi ma ci ritrovo molto con le stesse abitudini di hotel ecc. A questo aggiungo anche che cerco di prendere sempre lo stesso posto in aereo…non so perchè, sarà una mania, o forse come dici tu un modo per rendere familiare una situazione che in realtà non lo è!

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