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December, 2010 Archives

Babbo a domicilio…

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Babbo a noleggio…
Originally uploaded by giusec

La storia è tutta qui.

Vagabonding stats, 2010

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Airworld
Originally uploaded by giusec

Facevo un pò di conti, stamattina, sul 2010 e su quanto ho viaggiato, per lavoro. Da gennaio a dicembre, con l’esclusione di luglio, che è stato il mio mese di break estivo. In tutto sono stato via per 132 giorni su 237 totali. Il 56% del tempo. L’anno scorso, e prima di cambiare posizione, la mia media era di circa 85-90 giorni di viaggi lavorativi l’anno. Il mese in cui sono stato più via è maggio: in viaggio per l’80% del tempo, 16 giorni su 20, seguito da ottobre, via per il 70% del tempo – 14 giorni su 20. Il mese in cui sono restato più a casa è aprile: via “solo” per il 20% del tempo, 8 giorni su 20. Era il mese del vulcano islandese, tanto per intenderci. La metà più frequentata Londra e poi Duesseldorf. Ho girato Londra in lungo e largo, mai come quest’anno. Gli aeroporti più visitati LHR, LGW e DUS, escludendo i due scali longobardi. Sono stato 4 volte a Mosca e ho mancato il Kazakhstan causa neve. Ho visitato per la prima volta Nigeria e Tunisia. A differenza degli anni passati sono stato solo una volta negli US – ci tornerò tra due settimane. Non avevo mai messo piede a Cape Town e Bratislava. Il posto più lontano e per il quale ho i più bei ricordi è Cape of Good Hope, Capo di Buona Speranza. E Langa, la township di Cape Town.

Tutto questo se consideriamo i luoghi così come li intendiamo generalmente, fisici, calpestabili, tangibili. Se invece estendiamo, anche di poco, la definizione di luogo, allora ecco che le statistiche cambiano. Il posto nel quale ho passato più ore e che mi è più familiare è adesso quello in foto. Facile. Airworld.

Babbi Natali a domicilio

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Ho appena noleggiato un Babbo Natale. Avete capito bene. Un Babbo che venga a casa mia domani notte, porti i regali, racconti un pò di cagate alle bimbe e poi bye bye. Più tardi vado a vedere in agenzia (di animazione, non di recruitment). Vabbè, dai, poi vi racconto.

Update. Noleggiato il Babbo. Costo circa 100 Euro, ma dipende dalla zona (di Milano) dove vivete. L’agenzia di animazione ha un negozio, in via Padova. Il negozio è questo. L’agenzia questa. In pratica tu vai lì. Dai un acconto. Spieghi un pò di robe che vengono riportate su un modulo (nomi, età, cose tipo non mangia o picchia i suoi simili o sputa o ha picchiato a sangue l’amichetto eccetera). Il modulo è dato al Babbo di turno (puoi anche richiedere uno specifico Babbo, anno dopo anno, per mantenere continuità). Devi aver fortuna a trovare lo slot giusto. Il Babbo arriva a casa – nello slot temporale prescelto. E poi francamente non so, si vedrà domani sera.

Teste e mondi

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Ogni testa è un piccolo mondo.

- Il mio barbiere P., Milano, 22 Dicembre, anno del signore 2010

Gecocena, un anno dopo

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Gecocena, un anno dopo
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Le foto. Osteria Piero e Pia, Milano. Gecocena, un anno dopo. Geco1, Geco4, Geco5, Geco6.

Il ritorno della Confraternita

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Da troppo non ne parlo. Troppo troppo. Quasi due anni. Distratto da B, dalle nubi di Airworld, dalle tempeste di neve ghiacciata a Schipol (allora? la neve non può essere ghiacciata in Olanda?), dalla cheese cake lituana assaggiata un mese fa a Samarcanda, dalle donne velate che danzavano sensuali lo shairi a Port Harcourt, dalle avvenenti escort brasiliane di Palazzo Grazioli, dai raggi B (sempre loro…) visti balenare nel buio, imprendibili saette, alle porte di Gatwick.

La Confraternita.

Molte cose sono cambiate, nel frattempo. I gechi sono diventati (splendidi) quarantenni. Qualcuno anche più, ma non perdiamoci adesso in questi inutili dettagli anagrafici, che non fanno onore ai poderosi membri della Confraternita. I capelli si sono ingrigiti (dove c’erano). Il declino fisico è ormai inarrestabile. Quello mentale lo era già da un pezzo. Ma loro sono sempre lì. Impenetrabili. Impavidi. Inagibili. Imprevedibili. Terribili, più che mai.

Questa sera la Confraternita si riunirà. Dopo circa un anno. La celeberrima Gecocena. Una fumosa osteria di Milano. Risotti allo zafferanno calano come mannaie sui tavoli unti di verza (well – non so se la verza unga; ma ci sta da dio, in questa frase). Vino delle peggiori uve di Caracas in caraffa sferza i visi degli impavidi avventori, spandendo umori alcolici. La Confraternita è nuovamente riunita.

Ora, visto che tutti voi bramate dalla voglia di conoscere cosa è accaduto ai Gechi – bramate, vero? dai, che bramate – lasciate che vi racconti, brevemente, gli ultimi dodici mesi di vita di tali impavide creature.

  • Geco1: ha aperto con Geco5 la prima fabbrica di sushi sintentico in Italia. In pratica si compra una pillolina. La si mette sotto l’acqua e puf! ecco il sushi. Funziona alla grande – il sapore deve essere migliorato: dopo due giorni sa di fajita, ma la tecnologia è innovativa e le voci dicono che sia una delle idee geniali di Geco1 per convertire al sushi anche gli amanti del TexMex.
  • Geco2: il commercialista di Tremonti. Non si hanno notizie certe di Geco2, purtroppo. Ha fatto perdere le tracce, da mesi. Ha uno studio avviato da fiscalista. In piena Brianza. Non capisce un cazzo di economia, ma lui non lo sa. Aspè, mi sto sbagliando con Tremonti.
  • Geco4: il Maldiviano. Vive tra piazza Piola, la Toscana e gli atolli delle Maldive. Nel tempo libero compra verdure di terza gamma e le rivende come fossero galletti di quarta. Attenti a quelle cose viola con cinque zampe che inondano da mesi gli scaffali dei supermercati milanesi. Io vi ho avvertiti, eh.
  • Geco5: se Geco1 è la mente, Geco5 ne è il braccio. Il mago delle operations, impeccabile, guru del Just in Time, al cesso legge Toyota Way, fa sesso in base ai principi del Kaizen, in vacanza va a Detroit. Riesce a gestire una factory con un’app dell’iPad. Spesso fa consusione con iTunes e poi chiama incazzato la produzione per chiedere chi cazzo ascolta l’ultima di Beyoncè invece di tagliare il salmone a cubetti.
  • Geco6: quello che si inventava tutti quei maledetti SMS di Vodafone, poi passato a lavorare coi cinesi di Uauè, adesso è diventato un imprenditorotto grassottello brianzolo, coi capelli impomatati di gel brianzolo e l’auto cabrio (brianzola), vive in Brianza (e dove sennò?), parte e arriva da Orio al Serio, va in vacanza a Tredasio, fa i picnic al parco di Monza, vive a Camparada, insomma, ci siamo capiti, dai.
  • Geco7: continua a vendere aria, in cubetti, in scatola, in confezione famiglia, in vetro per i radical-chic, in confezione singola anti-crisi. E’ il tesoriere della Confraternita. Ha speso otto euro per una cena in tredici, un anno fa (era la mancia, dicono le malelingue).
  • Geco8: è scomparso. Desaparecido. Vive in Toscana. Ma lui crede ancora, dopo anni, di essere a Bologna. Ci abbiamo provato a spiegare che quel fiume lì in mezzo alla città non è il Panaro, ma non c’è stato verso, credetemi.

E poi c’è il sottoscritto. Detto anche Geco3. Ma sapete già tutto di me. O quasi.

Indovina cos’e'?

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Indovina cos’e'?
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Letter to Citicard

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Dear Citicard Mastercard,

I am outraged by your political stand on the Wikileaks issue.

Last time I checked, you are a money transferring company, not a political entity. If you want to start entering the moral arena, start by stopping servicing gambling and pornography sites.

Again, I am absolutely outraged by your company taking a political stance instead of doing what you promised us you would: your job.

I never considered moving to a different Credit Card company: as of today I am actively looking around.

Reverse your decision, now: do your job, period.

An outraged customer

PS: non l’ho inviata io. Ma condivido. Al 100%

Picture from Ice Age 2010

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Ice Age 2010
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Ice age 2010

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A un anno dalle tempeste di neve che mi hanno quasi costretto a passare il Natale a Londra, ancora oggi, quando leggo della neve in UK, mi risollevo. Perchè mi dico che si, decisamente si, c’è un paese al mondo che è incapace più dell’Italia di affrontare qualsiasi emergenza di maltempo. UK.

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