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Ieri e ieri l’altro ragionavo sul fatto che i trent’anni, almeno per il sottoscritto, hanno rappresentato gli anni delle certezze, delle decisioni, delle pianificazioni, del sapere esattamente ciò che si voleva, del se vuoi qualcosa prenditelo, delle opinioni nette, degli imperativi categorici. Tutto era quasi pre-stabilito, la vita doveva avere un cammino ben definito, e le cose sono andate più o meno come previsto, con qualche minore o maggiore deviazione; e credo sia naturale, nel corso di una vita.

I quaranta (e ne ho vissuti solo due, al momento) hanno ribaltato tutte le mie convinzioni, puntualmente, una dietro l’altra. Le opinioni sono nettamente cambiate, gli imperativi vacillano, il cammino è indefinito. Tutto ciò che è stato fatto è sistematicamente rimesso in discussione. Non so ancora bene questo cosa significhi. Se sia un’involuzione. O la maturità. O forse è solo che è lunedì mattina.

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beato te che almeno fino alla fine dei 30 hai vissuto in modalità “quasi tutto pre-stabilito”, io di anni ne ho 43 ed è da quando ne avevo 5 che vivo in modalità “quasi tutto indefinito”. Ho sempre invidiato chi non dico alle medie, ma anche al liceo sapeva cosa avrebbe fatto (ingegnere, medico, avvocato, giornalista ecc). Mi sono iscritto a lettere antiche non certo per fare il prof, ma perché rappresentava, per un indefinito come me, la facoltà più ancorata al passato. Laureato ho venduto bitume (bel passo da Sofocle?) e asfalti, ora trasporti con la Tunisia (Annibale?) … sempre sognato di diventare qualcuno o qualcosa, mai o quasi mai realmente realizzato.
Eppure, per assurdo, generalmente ottimista.
Il problema, temo, saranno i 70 ….
O forse anche solo il martedì !
Diceva il conte: “Avanti avanti chi si ferma è perduto e chi va indietro lo prende nel ….”

ciao
Paolo

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