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The strange case of Blogger Jekyll & Social Hyde

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Qualche giorno fa siamo ufficialmente andati live in azienda con Socialcast. Oh, niente di trascendentale, per carità; se non che si tratta di un “aggregatore di activity streams che semplifica l’integrazione di dati, persone, processi”. In soldoni: un Facebook aziendale. Stesso layout, stesse feature social, stessi concetti: ma è un Facebook interno, non visibile fuori dal dominio, è integrato con Outlook, BB, iPhone e servirà per facilitare la condivisione e collaborazione tra i circa diecimila impiegati della business unit.

Ora, la cosa interessante, e che riguarda puramente il sottoscritto, è la seguente. Sapete quanto FB mi ripugni; sapete anche che ci ho provato, dio se ci ho provato, a far parte dell’immensa famiglia di FB. Per poi auto-deattivarmi, con promessa di non ritorno, allo scoccare delle 48 ore.

Ebbene, con ‘sta roba del Socialcast è tutta un’altra cosa. Per la posizione che ho in azienda ho bisogno di raggiungere più persone possibili. E conversare con loro. Per rispondere alle domande. Per condividere in tempo reale ciò che io ed il mio team creiamo. Certo, ho già il mio blog. Certo, ho accesso alle mail broadcast, che pigi un bottoncino e mandi un messaggio a diecimila inbox di altrettante anime. Certo. Ma non è conversazione. Non del tutto, perlomeno. E il FB aziendale mi una possibilità in più per conversare (potenzialmente) con ciascuno dei diecimila membri della comunità.

In soldoni, pur essendo un fottuto blogger antisociale nella sfera privata, mi riscopro facebokkaro della prima ora nella sfera professionale. E questa è una grossa sorpresa, per me, prima di tutto. Da bravo snob autistico, non so se vergognarmi o meno. Per adesso, semplicemente, ne prendo atto.

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