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Sulla via per Bruxelles/1.

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Partire da Linate ha un altro effetto sulla produttività della mia giornata. E già qui parlare di produttività mi mette in un certo modo a disagio, considerata la mia ormai immutabile convinzione di essere un campione delle giornate improduttive (o inconcludenti, o cazzeggianti, vedete voi, ma il termine è poco business-oriented e poi non mi viene in mente neppure la traduzione inglese – improductive, quella si, invece, che la conosco). Una collega mi dice spesso che le pause caffè sono null’altro che improductive time – e sebbene io di pause ne faccia ben poche quando sono al lavoro, trovo la frase abbastanza fastidiosa e così la obbligo (la collega riporta a me, per onor di cronaca, un particolare non da poco per comprendere che non sono il tipo che minaccia colleghe con coltelli e siringhe infette), dicevo, così la obbligo a fare più pause e andare alla macchinetta del caffè, se così si può chiamare il liquido erogato dal parallelepipedo blu dell’ufficio francese, e a godersi un pò del suo odiato improductive time.

Insomma, partire da Linate riduce i tempi morti della mia giornata. Arrivo in aeroporto in dieci minuti, di solito in taxi, evito autostrade e parcheggi, e in mezz’ora sono al bar, espresso corner lo chiamano adesso, a sorseggiare (si dice ancora sorseggiare? Lo usavo nei temi alle medie, mi pare) il mio cappuccio con cacao e schiuma a forma di spighetta.

Linate mi è familiare, un pò meno di MXP,  ma mi ci trovo comunque a mio agio e dopo poco sono già al gate, in attesa dell’imbarco per Bruxelles.

[continua - credo...]

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