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Parigi-Lagos

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Così salgo su. Imbarco. Trentasei J. J come Jolly, non J come Geneva. Capito, OK. Mi siedo a fianco ad un ciccione nigeriano che, da seduto, occupa un buon dieci per cento del mio spazio di economy. Si, perchè ligio alle nuove policy aziendali, ho preso posto in economy. Si può viaggiare in business con voli da nove ore in poi, adesso. Ergo, viaggi in business se devi fare il giro del pianeta. La Nigeria è a sole sei ore dall’Europa. Quindi, economy.

Il ciccione mi chiede di leggere uno dei miei quotidiani. Prima spostati dal mio bracciolo, stronzo. Ovviamente non lo dico, gli do il giornale, lui leggendolo occupa il restante novanta per cento del mio spazio di economy, poi me lo restituisce massacrato. Io odio chi mi restituisce il giornale massacrato.

All’arrivo prende il suo zainone ciccione e ci manca poco che me lo sbatta in faccia. Mi fa indietreggiare e finisco addosso alla signora Nigeriana con bimbo che mi fulmina con lo sguardo. Brutto pezzo di merda nigeriano, fai attenzione a come ti muovi. Non dissi così, naturalmente. Noi uomini di sinistra non diciamo mai cose del genere. Casomai, le pensiamo.

Comments

dialogo tra me e l’ultimo ciccione incontrato in aereo, lui finestrino io corridoio.
prima parte: dialogo silenzioso.
- io mi siedo
- lui mi piazza un gomito nel costato
- io rispondo respingendolo nel suo territorio
seconda parte: qui c’e’ l’audio
lui: hey, don’t push me!
io: YOU are pushing me!
lui: it’s tight on this side!
io: that is YOUR problem.
lui: it is YOUR problem, since you are sitting next to ME.

Mi sono riservato un paio di secondi per valutare se arrendermi al ferreo sillogismo o sparargli un pugno sul naso con conseguente intervento della security e mio probabile arresto.

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