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March, 2010 Archives

Jausebbe

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Jausebbe

Originally uploaded by giusec


Sa molto di biblico, Jausebbe, non trovate?
Vedi anche: Guessipi, Jiusapi, Juseppe.

Pearl Jam for Kids

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Ero in auto con Maya e coi Pearl Jam a palla a fare delle commissioni, il giornale e poi il cash e anche le pizzettine e i salatini, oggi Maya compie due anni, well non proprio oggi, tra tre giorni esatti, ma si sa, c’è questa terribile abitudine e i compleanni dei bimbi del pianeta vengono festeggiati tre giorni prima o quattro dopo, durante i weekend, spezzando la poesia dei compleanni infrasettimanali, e insomma ero in auto con i PJ e Maya e poi si arriva a casa. Parcheggio. Raccolgo la roba. Spengo il CD. Faccio per prendere Maya ed eccola lì, col musino, gli occhi lucidi, ormai pronta per le prime lacrime. Le dico: Hey, cos’è successo, piccola? Lei: Ita, anzone… (*).

(*) “E’ finita la canzone…”

Children of Langa

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Children of Langa

Originally uploaded by giusec


L’ultimo capitolo del viaggio in Sud Africa, il più bello ma anche il più difficile: Langa. La più antica Township del paese. Meno famosa di Soweto, ma un’istituzione, da queste parti. Dove tre, quattro famiglie vivono in condizioni impensabili, in una camera da letto. Dove alcuni volontari, come Nati, la nostra guida, insegnano musica e danza ai bambini, per strapparli alla strada e provare a dar loro un futuro. Non tutti ci hanno permesso di scattare foto. Ciò che ho potuto è qui.

Bo-Kaap

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Cape Town, Bo-Kaap

Originally uploaded by giusec


Penultimo capitolo della visita a Cape Town. Bo-Kaap. Il quartiere del colori. Piesse. Una di queste minicase, ristrutturate, costa sui 150 mila Euro.

Culture shock.

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Ieri, a quest’ora ero a visitare Langa, la più
vecchia township del Sud Africa. Grazie a Nati, la nostra guida,
siamo entrati nelle case, abbiamo fotografato tutto ciò che potevamo
fotografare (le foto, presto, su Flickr), abbiamo parlato con gli
abitanti, abbiamo giocato con i bimbi, abbiamo bevuto la loro birra e
mangiato con loro.

Mentre scrivo, a sole ventiquattr’ore di distanza, sono all’aeroporto di
Francoforte. Piove. Il cielo è buio. Sono le nove del mattino. Lounge Lufthansa. In attesa del primo volo per Malpensa.
Inutile dirlo, il culture shock è pesante. Non ho mai avuto un
legame particolare con un paese o una città. Milano mi ha ospitato per
vent’anni – ed è questo ciò che ancora provo per la città dove passo i
miei weekend: ne sono solo un ospite. Insomma, le cose nella mia mente
si stanno ancora maggiormente incasinando.

Fino alla fine del mondo.

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E così siamo arrivati fino alla fine del mondo. Oggi abbiamo toccato Cape of Good Hope (Buona Speranza) e siamo saliti a piedi fino al faro coi vecchietti britannici e poi abbiamo visto i due Oceani che si uniscono e poi abbiamo fotografato i pinguini e poi gli struzzi e poi i babbuini e poi. Le foto su Flickr (senza titolo, erano troppe, abbiate pazienza).

Domani pomeriggio, volo per Joburg. E poi, ahimè, rientro in Europa.

Cape Town

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Cape Town from Signal Hill

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E così, alla fine ci siamo arrivati, a Cape Town. Il taxi che doveva portarci da Sun City a OR Tambo/Joburg non è mai arrivato. Le indicazioni ricevute ci davano l’aeroporto sbagliato. Abbiamo perso il primo volo. Ma, infine, eccoci qui. La città è da vedere, once in a lifetime. Le foto parlano più di mille post. Eccole.

This is Africa.

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Domani sera la conferenza è finita. Ultimi meeting, poi si chiude baracca. Over. Chiuso. Cerrado. Stop. Europa? Naaaa. Primo volo per Cape Town. Chiedo se il volo è stato prenotato. Come devo pagare. AMEX. Se hanno trovato un Hotel. Dovrò pur dormire da qualche parte. Se siamo pronti per il viaggio. Mi guardano, per dire – hey, di che c**** parli? Ci pensiamo domani. Take your time. This is Africa.

This is Africa. Take your time. Si va a Cape Town.

I sorrisi sono gratuiti.

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Back to South Africa, dopo le divagazioni sui megaeventi milanesi, oggi ho conosciuto Sergio (nome fittizio). Sergio è di Brescia ma ha lasciato l’Italia anni fa per il Sud Africa. Poi è tornato, con la moglie, a Brescia, per nostalgia del Belpaese. Dopo neppure un anno ha preso un volo per Joburg, definitivamente. Ha cinquantacinque anni. Ha vissuto l’anno della fine dell’apartheid, il novantaquattro, è entusiasta di questo paese. Non tornerà più a casa. Mille ragioni, mi ha spiegato. I tramonti, il cielo, la qualità della vita (*), la semplicità della gente, il costo drammaticamante inferiore del vivere (una casa costa in media cinque volte meno che in Italia). Ma, soprattutto, ciò che l’ha spinto a tornare qui è in fondo molto semplice: in Sud Africa, mi dice, i sorrisi sono gratuiti.

(*) la criminalità è sempre un grave problema, ma è in drammatica diminuzione. Circa trentamila poliziotti pattuglieranno downtown per i mondiali. Videosorveglianza. La vivono in modo abbastanza fatalista, come se si trattasse di banali incidenti stradali…

Megaeventi.

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Vista da qui Milano appare nient’altro che una piccola cittadina provincialetta, con il suo megaevento per l’inaugurazione del primo bodyscanner a MXP. Il sindaco e il ministro M fanno bello sfoggio di se. Prossimo superevento: l’apertura del nuovo cesso dell’ala ovest del centro commerciale di Carugate. Vista l’eccezionalità dell’evento si attende il Presidente della Provincia e forse (speriamo!) l’amato premier B. Corriere e Repubblica sono pronti a mandare almeno quattro inviati a testa.

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