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Down to the Air

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Ieri ho visto Up in the Air. Ora, a parte i mille piccoli (e non solo) particolari in cui mi sono riconosciuto, forse anche per questo, forse soprattutto per questo, l’ho trovato molto molto deprimente. Non so voi.

Comments

ad esempio nelle tecniche su come far presto alla fila dei controlli in aeroporto? il film ha una profondità e durezza inaspettata che arriva come un pugno allo stomaco e Clooney è lì apposta a farti abbassare la guardia distraendoti con il suo stile piacione

magomarcelo, se ti riferisci alle cose in cui mi sono riconosciuto, le file ai controlli sono solo uno dei particolari. E poi: le tessere, le miglia, gli hotel, i voli (io passo circa 100-120 giorni via l’anno), le tecniche per la preparazione del trolley, etc.

Da dove arrivi la depressione, invece, credo sia ben chiaro.

File ai controlli? naaaa. Per me la cosa più inaspettata è stato il finale, finalmente non buonista. Anche se mooolto lisciato dalla presenza dell’uomo nespresso il film va a toccare un tasto dolente che (ormai) nessuno racconta (perchè non fa audience?) ovvero la crisi americana nel suo lato più intimo e profondo.
La scena che mi ha colpito di più è stata quella dove arrivano a Detroit ed entrando nell’azienda dove devono fare i tagli l’assistente vede lo stanzone vuoto, con gli open space già drammaticmanete spogli.
Quella più divertente è stata invece in sala dove una sciura di mezza età quando si scopre che la dipendente di colore si era suicidata ha sentenziato “Mi savevi che ghe scapava el mort (trad: io lo sapevo che ci scappava il morto”

Ste, crisi solo americana? Non credo proprio, eh.

Deprimente? direi di no!
Certo i temi trattati sono “pesanti”… la solitudine di un uomo senza radici, migliaia di persone licenziate… Pero’ il film non mi ha “depresso”. E credo che proprio questa originalita’ nell’approccio sia la sua forza.
A fare un film piagnone sulla traggedia della crisi finanziaria e la vita alienante di uno che va in giro a licenziare la gente sono capaci tutti: bastava chiamare un regista italiano qualunque.

PS: up “in” the air.
A proposito di cose deprimenti, io ho trovato deprimenti alcune parti del doppiaggio (dalla birra “dos èchis” invece di “echìs”, a clooney che al telefono dice “apposto”… ma chi mai dice “apposto” al telefono a nord di Roma???).
Come anche m’ha un po’ depresso la banalizzazione del titolo: “up in the air” e’ qualcosa di ben diverso da “tra le nuvole”.
Uno sbadato ha la testa “tra le nuvole.” La vita di uno che e’ stato appena licenziato e’ “up in the air”. C’e’ una bella differenza.

Abbasso il doppiaggio! Viva i sottotitoli!

Uh. Hai ragione. Corretto. E BTW, non mi ha mica depresso per i licenziamenti, caro Marco.

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