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February, 2010 Archives

Airworld.

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To know me, you have to fly with me. Sit down. I’m the aisle, you’re the window. Trapped.

Planes and airports are where I feel at home. Everything fellows like you dislike about them – the dry, recycled air alive with viruses; the salty food that seems drizzled with warm mineral oil; the aura-sapping artificial lighting – has grown dear to me over the years, familiar, sweet.

I call it Airworld; the scene, the place, the style. My hometown papers are USA Today and the Wall Street Journal. The big-screen Panasonics in the club rooms broadcast all news I need, with an emphasis on the markets and the weather. My literature is the bestseller or the near bestseller, heavy on themes of espionage, high finance, and the goodness of common people in small towns.

Airworld is a nation within a nation, with its own language, architecture, mood, and even its own currency – the token economy of airline bonus miles that I’ve come to value more than dollars. Inflation doesn’t degrade them. They’re not taxed. They’re private property in its purest form.

Propaganden.

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Ho appena scoperto che i Propaganda sono di Dusseldorf. E questa è una di quelle notizie che sono in grado di sconvolgere una vita. You start bleeding, I start screaming.

Juseppe

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Juseppe

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Stavolta è andata benone, dai.

Neve nella città forno

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Neve nella città forno

Originally uploaded by giusec



Questa non è Londra. Neppure Milano. E neppure Copenhagen. Credo.

E’ Austin, TX. E nevica. Come dire, nevica ad Algeri. O chessò, nevica a Djerba. Insomma, ci siamo capiti. Sono microgranuli. La neve non è neppure arrivata in terra. Ma i Texani han fatto gran festa e hanno costruito i pupazzi. Colla carne del BBQ, che la neve ormai era finita da un pezzo.

Tiscali side story.

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Sintetizzando la storia degli ultimi due mesi. A fine dicembre inizio a ricevere emails da una certa Ascio Technologies che mi chiede di autorizzare il passaggio del mio dominio da Tiscali SpA (eh già, Tiscali SpA; niente commenti, please) ad Ascio. Chiamo Tiscali e mi dicono che non hanno mai autorizzato. E’ frode. Avverto OnlineNic che è frode e blocco il passaggio. Due settimane dopo, again. Due settimane dopo, ancora again. Due settimane dopo, ancora nuovamente again. Tiscali è sempre lì, vigile, ad avvertirmi che è frode. E io avverto, per la quarta volta OnlineNic.

Morale della storiella. Oggi mi chiama Tiscali. Tutti i domini .com e .net passano da Tiscali ad Ascio. L’avrei voluta ammazzare la signorina al telefono, l’avrei voluta.

Africa.

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Dopo il misero fallimento, causa incontrollabili forze metereologiche, della recente spedizione in Eurasia, eccomi qui a pianificare la prossima meta. Africa. E questa volta il meteo dovrebbe farmi un baffo. A metà Marzo sarò in Sud Africa, Johannesburg, Sun City, Cape Town. A metà Aprile in Algeria, Oran. A fine Aprile e poi ancora a Maggio in Nigeria. Port Harcourt, la città del petrolio, sul delta del Niger. Mi dicono che ci muoveremo sotto scorta. Proprio come il signor B.

Down to the Air

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Ieri ho visto Up in the Air. Ora, a parte i mille piccoli (e non solo) particolari in cui mi sono riconosciuto, forse anche per questo, forse soprattutto per questo, l’ho trovato molto molto deprimente. Non so voi.

MBBP (Mobile Barcode Boarding Pass)

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Barcode to board on LH flights

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Provato il mobile boarding pass sul mio BB. Lufthansa. Da Parigi a MXP. Fighissimo. Domani lo riprovo da Linate (signore, le ho chiesto la carta d’imbarco, non l’elenco delle sue telefonate!). Pensavo anche che potrei postarlo su g&f, chiedere ai signori di Linate di usare RSS sui loro iPhone per riceverlo in automatico sul GReader quando lo posto, e identificarmi ai controlli con userid e password. Vabbè, ci provo domani. Poi vi racconto.

Tweets, Linate. Tweets.

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Stai per prendere un volo per Heathrow. Dopo i fatti delle settimane scorse, la cosa ti impensierisce un pò. Vai su Twitter. Leggi l’ultimo tweet da Heathrow – appena postato.

Good morning from Heathrow on this grey Monday morning. If you’re travelling today have a great trip!

Poi, sempre su Twitter, leggi che there are no major disruptions currently reported on the Tube. Gasatissimo dal buon inizio di giornata, cerchi a quel punto informazioni su Linate, perchè è da lì che parti: buio totale. Che non è una questione metereologica, visto che ormai sono le dieci ed il sole è sorto da un pezzo. Cerchi, cerchi, nada. Allora guardi in giro se ci sono dettagli sulla tangenziale, che devi percorrere, seppur brevemente, per arrivare all’aeroporto cittadino – anche qui nessuna nuova.

Perchè qui le cose sembrano funzionare così: se nessuno dice nulla, allora è tutto OK. E visto che Linate non ha neppure un account su Twitter, ne deduci che le cose vadano così incredibilmente bene e che i voli partano e arrivino con una puntualità svizzera.

Così chiami il taxi e te ne vai. Soddisfatto. Per non aver letto nulla di preoccupante. Meglio: per non aver letto nulla.

Come Dell può salvare Dell.

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Tre mesi fa il mio Dell ha deciso di togliersi la vita. Una mattina mi son svegliato (e no; non ho sentito bella ciao) e lui ha deciso di spirare, cadendo in un loop di errore Windows infinito. Il supporto Dell mi consigliò di fare dei test. Tutti falliti. Si pensò così di sostituire l’HD. Fortuna volle che i miei dati furono recuperati. Grazie a Linux.

Sostituito l’HD, il mio Dell decise, a distanza di una settimana, di riprovarci e togliersi nuovamente la vita. Stavolta niente da fare. Disfatta su tutti i fronti. Tutti i tentativi del supporto si dimostrarono un fiasco. Ed io ordinai il mio attuale laptop: un latitude E-qualchecosa. Quello piccolino da viaggio con lo schermo da dodici pollici. Niente male.

Niente male a patto che arrivi. Dopo un mese di attesa chiamai il nostro Dell account manager in Dell e la sua risposta risentita alle mie critiche di inefficienza fu, in soldoni: ma come, dovreste saperlo, il nostro modello business è unico, noi abbiamo solo un manufacturing in Europa, tutti i prodotti vengono assemblati in Irlanda, e poi spediti da lì in giro per il continente.

Al che ho pensato a chi potesse essere l’idiota del modello business. Un modello che va in crisi perchè un pò di nevischio spazza gli aeroporti del nord Europa non può essere un modello solido. Insomma, il latitude è arrivato. Dopo circa otto settimane. A nome di un collega. In un altro ufficio. Alla faccia del modello di business unico al mondo.

Così quando leggo di Dell che cerca di salvare Dell espandendo le operations in Asia e costruendo prodotti esteticamente più fighi, penso: hey, signor Dell. Cerca di risolvere prima il problema del manufacturing e del supporto locale. Poi penserai alle cose fighe. E cerca di sostituire l’idiota che ha tentato di spiegarmi la bontà del suo modello. Ma che non ha saputo rispondere alla domanda ma se questo è il modello vincente, perchè i concorrenti ci mettono meno della metà del tempo a servire i propri clienti Europei?

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