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Il solito.

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Oggi lavoro da casa. Rientrato ieri notte da Londra, prima che iniziasse la nevicata che paralizzerà il paese – se vi lamentate per come vengono gestite le urgenze metereologiche in Italia allora non conoscete UK, dove basta una nevicatina per mettere in ginocchio Londra e l’intero paese. Gatwick e Luton sono già chiusi. Altro che Malpensa.

Ormai ho definitivamente perso lo status dell’ home-worker, visto che passo in viaggio cinque giorni su cinque. Nel mese di dicembre sono stato a casa 3 giorni. Prima una settimana a Parigi, a Disneyland per l’a precisione, che è tutto tranne che Parigi, poi Dusseldorf, chiuso in ufficio per cinque giorni senza quasi uscire dalla sala meeting, questa settimana Londra. Prossima settimana ancora Londra, neve permettendo. Poi pausa natalizia, per riprendere a Gennaio.

A Gennaio ho già in piano altri tre giorni a Londra e poi – finalmente – abbandonerò l’Europa per il Kazakhstan e l’Algeria, se riesco a finire in tempo le procedure per i visti. Kazakhstan è fatta, Algeria è un bel casino.

Tra poco farò un salto al bar sotto casa a chiedere il solito. E’ uno dei piaceri di essere a Milano. A Dusseldorf il solito è la pizza a strati o il wustellone che spunta fuori dal piatto o il cavolo ripieno di cose germaniche. A Londra il solito è il burger con funghi, mostarda e speck servito al van fuori dall’ufficio. A Parigi il solito è da scegliere da una lista di otto pagine del servizio di catering locale – sarete passati anche voi da un ristorante francese, non c’è verso di spiegargli che dovrebbero semplificare drasticamente l’offerta. Dopo aver riletto cinque volte il menu mi rifugio nelle poche cose note, insalate, pollo, e salsa bernese.

Adesso però vado a prepararmi – c’è il solito che mi attende.

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