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December, 2009 Archives

2010 – The Year of Love

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Pochi attimi ancora e l’anno dell’odio avrà finalmente termine per dare ufficialmente inizio a – tadaaà – l’anno dell’amore, the Year of Love. B, paladino dell’amore, si è rifatto vivo oggi a Villasanta, a due passi dalla capitale dell’Impero, in una pausa della creazione della nuova love song, e ancora incredulo della botta di c..o marmorea caduta inaspettatamente sui suoi denti pochi giorni orsono. Dall’altra parte i Signori della Guerra, i reggenti del PD, si danno battaglia in Puglia e in chissà quante altre amministrazioni del Paese, condannando il partito ed i suoi elettori (io sono un ex, non contatemi più signori) ad una sconfitta seriale.

Nel frattempo Rio de Janeiro è inondata da piogge torrenziali e una vampata di terrorismo rinfuoca l’America, ma il servizio pubblico italico è straimpegnato a mandare in onda Frizzi e l’altro signore abbronzato, quello lobotomizzato, circondati dal miglior prodotto della videocrazia Berlusconiana: le veline.

2010. The Year of Love.

The nights over London, yeah.

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Dimenticavo. La settimana scorsa, nel bailamme delle tempeste di neve, sono anche riusciti a portarmi al Club 606 a Londra downtown. Ritmi jazz e blues. Cibo di gran lunga al di sopra della media nazionale britannica (non che ci voglia molto, eh, ma questo non era affatto male). Atmosfera raccolta. Pochi tavoli. Niente anfiteatri o roba da stadio. Da provare.

We need more love. And a little luck.

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Questa è la storia del Presidente Chen, un Mr. B taiwanese. Era il 19 marzo duemilaequattro, e Chen subì un attentato, il giorno prima delle elezioni nazionali. Quando la sua popolarità era ormai al minimo storico. Rivinse le elezioni per 29,500 voti. Immediatamente dopo l’attentato la blogosfera iniziò a sollevare dubbi sulla vericidità dell’accaduto.

Oggi, l’ex-presidente Chen sta scontando una condanna a vita per corruzione e riciclaggio di denaro sporco.

Ora, questa storia così lontana, nel tempo e nello spazio, non vi ricorda forse qualcosa?

We need more love.

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E’ singolare che sia proprio Mr B. a richiedere la chiusura delle fabbriche dell’odio (lui che non ha mai messo piede in una fabbrica) e la fine di estremismi e odio. E’ singolare perchè è proprio lui, in persona, ad alimentare questo odio – per non parlare poi della sua fazione più xenofoba e agguerrita, la Lega, che non perde occasione per scagliarsi contro minoranze e diversità. E’ come se il buon Hitler, un bel giorno, preoccupato per la popolarità calante, chiedesse pubblicamente agli ebrei di chiudere le fabbriche dell’odio. Impensabile. Eppure l’Italia di B è anche questo. Su una cosa però siamo tutti d’accordo.

We need more love.

E pensate al culo che questo attempato e incapace ometto ha avuto tre settimane fa. Un duomo di marmo sui denti e tutto è dimenticato. Puf. La crisi di governo, le collusioni con la mafia, i casini con la giustizia. Ha anche dichiarato che il suo governo è la manifestazione dello spirito cristiano. E le puttane? E i festini al palazzo del Governo?

We definitely need more love.

Mar Valigiarum, Linatis

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Mare Linatis valigiarum magnum

Originally uploaded by giusec


Ci vuole fede.

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Ci vuole fede.

Originally uploaded by giusec

Landed. Linate, 180 minuti di ritardo (non c’erano parcheggi a disposizione).

Oscuramento?

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Dal Corriere e Repubblica. Ma vi rendete conto.

Situazione tesa in serata a Linate. L’aeroporto è stato nuovamente chiuso ai voli su indicazione dell’Enac per via dell’oscuramento delle luci di pista causato dai mezzi impegnati nelle operazioni di rimozione della neve. Alcuni aerei che erano già in pista sono stati fatti ritornare ai parcheggi. La chiusura rimarrà in vigore almeno sino alle 22. L’Enac in una nota afferma che la nuova chiusura ha compromesso l’arrivo e la ripartenza dei voli previsti per la sera, rendendo impossibile effettuare voli già confermati, alcuni con passeggeri già accettati, in particolare verso il Sud Italia e le isole.

Terminal.

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Milano in tilt, ancora neve. Titolo del Corriere. Milano ha reagito meglio di tante altre città Europee. Afferma Decorato. Parigi e Londra. Ora, fa sorridere che il signor vicesindaco paragoni Milano a Parigi e Londra. Sono città con dimensioni dieci volte superiori e, pertanto, con problemi dieci volte maggiori. Dovrebbe fare un paragone con Colonia, chessò, o Manchester. O Laguna Beach, o Valencia.

E poi gli aeroporti bloccati da due giorni (due giorni, eh) sono quelli di Milano, mica di Londra. Così, tanto per dire, io sono a Londra e da stamattina non riesco più a tornare a casa a Milano – prima con EasyJet, poi con BA, prima a MXP, poi a Linate – perchè i due scali lombardi aprono e chiudono a singhiozzo, mica perchè i voli non partono da qui. Mi sembra di essere il tizio di Terminal.

Ma il più grandioso è il signor Matteoli, con il suo i trasporti hanno retto. Capite. Hanno retto. I trasporti. Chissà a cosa pensava il ministro. A quali trasporti. A quelli di Livorno, forse. Chissà.

Medium-well (il senso della combo due).

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Ora, io l’altra settimana ero a Parigi e vado in una steak house (vabbè, com’è che si chiamano le steak house a Parigi?) e chiedo una bella bisteccona e la voglio cotta medium-well, come sempre, perchè medium non mi piace e well me la carbonizzano, così scelgo la via di mezzo e lo chiedo al cameriere francese del ristorante francese.

E lui che fa? Mi risponde con we don’t have medium-well in France.

Ora, attenzione, non fa riferimento al suo locale ma all’intero paese. Quindi in Francia non c’è il medium-well. In tutta la Francia. Non è che a Marsiglia fanno il medium-well. No. Neppure sulle Alpi o in Normandia. Non ci sono influenze culinarie che contino, in nessun luogo della Francia si cuoce la bistecca medium-well. Ma allora, dico al francese, fatela medium e la tenete due minuti in più. No. Allora fatela well e me la togliete due minuti prima. Neppure.

E poi ho un deja-vu. E’ il senso della combo. E’ la stessa terribile epidemia che si aggira per i ristoranti d’Europa. E’ da mesi ormai che cerco di dare un senso a ‘sta cosa. Mi farà diventare matto. Mi farà.

L’insider.

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Lunedì, neve permettendo – a Milano e in UK – sarò a Sud-Est di Londra, in un pub, a incontrare l’Insider. Uno dei giornalisti più terribili del mondo dell’enterprise software. Da due anni scrive le cose peggiori contro la mia azienda (e non solo). I signori nella mia posizione prima che io arrivassi, in accordo con Corporate - quell’entità delle multinazionali che, per definizione, non comprende un accidente di ciò che avviene nelle Regions - avevano deciso un embargo totale, che si trascina, appunto, da ventiquattro mesi. Embargo è in soldoni il divieto di parlare, invitare, rispondere alle comunicazioni del suddetto giornalista.

Un embargo è la cosa più idiota che possa venire in mente a un VP Marketing o di Comunicazione. E’ l’esatto opposto della sua funzione – marketing è comunicazione, comunicazione è conversazione. E così, lunedì romperò l’embargo, a mio rischio e pericolo, e andrò a visitare il terribile giornalista, autore di un pezzo mensile che, molto creativamente, ha intitolato l’Insider.

Gioco fuori casa. Mi sto preparando rileggendo i suoi articoli degli ultimi tre mesi. E ripensando ai nomi dei whisky scozzesi assaggiati negli ultimi anni. Lo sento. Alla fine sarà un Oban single malt a rompere definitivamente  l’embargo.

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