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November, 2009 Archives

No-fretta day, once again.

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Oggi, complice il fatto che il resto della famiglia è migrata per il weekend, è un no-fretta day, e come tutti i no-fretta day che si rispettano, non ci sono piani che reggano. Certo, ci son cose da fare, devo preparare una presentazione per il capo (anche i vicepresidenti preparano presentazioni per i capi), poi spesona all’Esselunga, aggiornamento blog, qualche email, pranzo, cena, forse un salto in libreria, ma tutto senza piani, quando capita, bene, capita. Anche la doccia e le altre funzioni fisiologiche non possono essere pianificate in un no-fretta day. La pipì si va a fare solo quando si sente lo stretto bisogno, senza pianificazione alcuna. Ci si ciba in base al bisogno, in qualsiasi ora della giornata, senza scheduling orario. Il no-fretta day ti riporta allo stato naturale delle cose, Walden, the life in the woods, London, the call of the wild, e insomma tutto questo genere di cose. Adesso però vado, perchè sento l’urgente bisogno di una delle cose di cui sopra.

L’effetto B.

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Adesso, senza voler fare necessariamente la parte di colui al quale B sta sulle scatole (tanto lo sapete che è così), e passando l’80% del mio tempo fuori dall’Italia, devo proprio confermare che l’effetto di questo signore sull’immagine del nostro paese è devastante.

Ora, se si trattasse solo dell’immagine, vabbè, chissenefotte, direbbe Bondi. Il fatto è che non solo di questo si tratta. L’influenza dell’imbarazzante inadeguatezza (e incapacità) del signor B ha un effetto disastroso anche su tutto il resto. Economia. Affari. Turismo. Investimenti (chi cazzo volete che investa in Italia quando l’unico asset, come disse B qualche anno fa, sono le segretarie più fighe d’Europa?). Eccetera. Perception is reality, qualcuno dice. E la percezione che si ha oggi nel mondo del nostro paese è che è un gran bel posto di merda, fatta eccezione dei soliti spaghetti, il cibo, la Toscana, Pisa e le Cinque Terre. Certo, ancora, chissenefotte del resto del mondo, direbbe Bondi. Beh, qui avrei qualcosa da ridire, visto che in fondo l’Italia è parte di questo mondo – almeno fino a prova contraria.

Prendere ad esempio il Corruption Perception Index, appena pubblicato. Badate al nome: è un Perception Index, ma perception is reality si diceva, e l’Italia ne viene fuori alquanto malconcia, in termini di perception. Il signor Marschall, responsabile per l’Europa dell’ente che ha commissionato la ricerca afferma:

(…) la flessione [dell'Italia, passata dal 41al 63] è dovuta a quello che noi chiamiamo l’ “effetto Berlusconi”…

E’ il B effect. L’effetto B. Che poi è proprio ciò che vedo quotidianamente girovagando. E fin quando B sarà al suo posto non c’è discussione che regga. L’Italia sarà sempre percepita come un gran bel posto di merda. Fatta eccezione dei soliti spaghetti, il cibo, la Toscana, Pisa e le Cinque Terre. Naturalmente.

Sei mesi dopo.

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Quando non si scrive per un pò sul blog significa che si è avuto (parecchio) da fare; o che sono accaduti dei casini; o in genere che qualcosa è capitato. O che è capitato qualcosa che ha a che fare con dei casini e di conseguenza si è avuto (parecchio) da fare.

E’ capitato che sono stato confermato nel ruolo (qui la storia), unofficiallly, due mesi prima della scadenza. Che ho viaggiato quasi quotidianamente – rientrato da LAX, poi Parigi, domani Dusseldorf, poi Londra. Che adesso che ho ricevuto la conferma nel ruolo lavoro tre volte tanto, ma in un clima mooolto più relaxed. Che il numero di email, dalla fusione, è quadruplicato. Che adesso mi riconoscono in giro per le sedi dell’azienda (e non è cosa da poco, in una divisione di +10,000 persone). E poi che sono tornate le proposte dei famigerati head hunters (due nel giro di due settimane), interessanti ma tutte nel Veneto, chissà perchè tutto in Veneto, poi.

Innovation on board.

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Il fatto che Delta sia passata attraverso un rinnovamento radicale si nota immediatamente, a bordo del volo MXP-ATL-LAX. Un tempo definito il volo geriatrico per antonomasia, adesso  sfoggia invece hostess multirazziali ventenni in minigonna con stivali di pelle e accento del Sud. Le vecchiette (quelle di cofi o ti?) ti mancano, all’inizio. Ma la nostalgia termina in fretta, vi assicuro.

Ritorno a LAX.

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Per non farsi mancare niente, e per non farsi venire la nostalgia di casa, atterro a LAX che c’è il nebbione Linate-like. Prendo l’auto con la tessera Emerald – che ti permette di scegliere l’auto che vuoi della ‘gamma media’ tra: auto posto quarantasei dalla marca sconosciuta grigia, auto posto quarantasette dalla marca sconosciuta grigia topo, KIA station wagon bianca posto quarantotto, Saturn berlina rossa posto quarantanove, auto dalla marca sconosciuta posto cinquanta zucchero di canna – scelgo la grigio-topo-no-logo e imposto il GPS. Direzione Est, poi Interstate 5 Sud, la nebbia si scompone e lascia posto sulla Freeway a quell’odore dolciastro di hotdog e cinnamon che ti fa compagnia dall’Oceano al deserto. Dopo sei mesi, sono di nuovo in California.

Verso Topolinia.

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In partenza per Anaheim, che poi è Disneyland, che poi è Los Angeles, che poi è California, che poi è US. Una settimana, dopo circa sei mesi di assenza. Rientro a MIlano sabato. I prossimi post, se tutto va bene, dalla California. 

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