Add this site to your RSS reader!


La vita di un farabutto non è poi così diversa da quella di una persona normale, che credete. Mi sveglio all’alba, alle 5 sono in tangenziale, alle 6 parcheggio a Malpensa, alle 7 imbarco. Gli aeroporti alle sette del mattino sono dei luoghi misteriosi e incantevoli – posso confermarvelo, in questo istante sono le sei e trenta aemme (del mattino) e l’aeroporto di Dusseldorf mi mostra finalmente il suo vero e affascinante volto.

Trovo una copia di Repubblica – i farabutti la leggono anche all’estero, se possibile. Solite beghe interne, B che fa una cagata qua, B che dice una stronzata la, B che smentisce ciò che aveva detto ieri, B che conferma ciò che aveva annunciato l’altroieri (e smentito ieri notte). Insomma, solito tran tran.

Si illumina la lucina dell’imbarco. Salgo sul volo che mi porta a Londra. I farabutti italici sono come i cancri – si insinuano dappertutto, silenziosamente. Ed è difficile, maledettamente
difficile, estirparli.

Leave a comment

(required)

(required)

giusec’s tweets

Monthly Archives

Photos