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It’s not fair.

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Il viaggio con United Airlines è uno dei peggiori degli ultimi anni, almeno che io ricordi. Arrivo a Palm Springs che sembro sotto l’effetto di droghe pesanti – e forse lo sono, o forse è soltanto il viaggio, chissà.

  1. La crisi ha portato in azienda un approccio più sobrio e una lotta senza quartiere agli sprechi. Si vola in coach, anche per viaggi superiori alle otto ore. Business class, bye bye. Ho dei dubbi sull’efficacia della decisione, ma sono convinto che si debba dare un segnale forte ai propri impiegati. E diamolo, dunque, questo segnale. 

  2. United Airlines ha progettato i suoi aerei per accogliere viaggiatori delle dimensioni dell’uomo di Neanderthal. Nel frattempo la specie umana si è evoluta, passando da Neanderthal a Cro-Magnon e poi all’uomo moderno; United Airlines, no.
  3. Il tizio che siede a fianco è probabilmente campione planetario di body building. Il suo braccio ha le dimensioni delle mie cosce (tutte e due insieme). Non smette di mangiare, dal decollo all’atterraggio. Roba sopraffina: petti di pollo fritti, una crostata al cinnamon, i due pasti regolamentari United Airlines. Il tutto a scapito dello spazio, già striminzito, a nostra disposizione – come già evidenziato nel punto due. Ho quasi paura a chiedergli di andare al cesso. Glielo chiedo e si alza. E’ dieci centimetri più basso di me. All’arrivo mi saluta mangiando una fetta di crostata. Bye for now. Crunch.

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