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May, 2009 Archives

Bright shiny morning.

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Dimenticavo. I vari post su LA, gli ultimi post prima del casino coi commenti, sono tratti – liberamente – dall’ultimo romanzo di J.Frey. Bright Shiny Morning. Pubblicato in Italia da Tea. Da leggere. 

Casini col blog (non Pierferdi).

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Qualche casino nelle ultime 24 ore. Prima g&f viene “suspended” per picco di commenti spam e overload del server di Livingdot, il servizio di hosting che mi aggiorna blog e tutto. Poi g&f torna alla normalità, mi viene aggiornato all’ultima versione di MT (4.25) e mi viene settato il Captcha sui commenti per intensificare la battaglia allo spam.

Morale. Non sempre sui commenti appare l’immaginina del captcha da ricopiare. Ergo, non è quasi più possibile commentare su g&f. Inoltre se tocco un commento o provo a cancellarlo mi esplode l’admin di MT. Livingdot ci sta lavorando su. Io nel frattempo me ne vò in vacanza e mi faccio il ponte galattico, fino a martedì. Se volete commentare, mandatemi un sms. Altrimenti ci si vede, eh.

Permanent gridlock.

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Arrivo a LA da San Diego sulla statale 405 – una delle poche freeway senza nome. Prendo la Pacific HighWay per andare a Venice. Al rientro imbocco la 10 e poi nuovamente la 405, che mi riporta direttamente a LAX. La 405 ha dieci corsie, cinque per direzione, di cui due per il car pool.

In LA County ci sono 27 milioni di auto, quasi due per essere umano. Ogni giorno approssimativamente 18 milioni di quelle auto sono sui 33,427 chilometri di strade che coprono tutta la sua superficie, fino all’ultimo centimetro. In media in un anno muoiono 800 persone sulle strade di LA e altre 90,000 restano ferite.

Se la popolazione cresce al ritmo attuale, e se il rapporto tra auto e persone resterà ai livelli attuali, si calcola che intorno all’anno 2025 a LA capiterà qualcosa di simile ad un permanent gridlock, un blocco del traffico permanente (altro che tange e A4).

Venice Pier

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Venice Pier, Sunset

Originally uploaded by giusec

Nel 1904, un barone del tabacco di nome Abbot Kinney compra una grande palude a ovest di Los Angeles e recluta architetti per fondare una Venezia d’America. Quasi 25 chilometri di canali vengono scavati e inondati dell’acqua del Pacifico, e sul litorale vengono costruiti tre pontili con attrazioni, più una passeggiata fiancheggiata da ristoranti e bar.

(…) Nel giro di cinque anni Venice Beach è la più grande attrazione della West Coast, e una delle più grandi della nazione. Nel 1929 si scopre il petrolio appena a sud di Venice, sulla penisola di Marina del Rey. Il comune di Los Angeles successivamente annette entrambe le aree e riempie i canali di cemento.

[tratto da Bright Shiny Morning, James Frey]

Il 4 settembre 1781 un gruppo di quarantuno uomini, donne e bambini fondano una colonia su un terreno che si trova nei pressi del centro dell’odierna Loa Angeles. Chiamano l’insediamento El Pueblo de Nostra Señora la Reina de los Angeles de Porciùncula. Due terzi dei coloni sono schiavi africani affrancati o fuggiti, o i discendenti diretti di schiavi africani affrancati o fuggiti. La maggior parte del resto sono nativi americani. Tre sono messicani. Uno è europeo.

(…) A causa della lunga e difficile natura del suo nome originario, verso il 1830 l’insediamento di El Pueblo de Nostra Señora la Reina de los Angeles de Porciùncula cominciò a diventare noto come Ciudad de Los Angeles.

[tratto da Bright Shiny Morning, James Frey]

Memorial Day weekend.

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Dop una settimana di lavoro giorno e notte e dopo la presentazione al gotha e dopo una strawberry margarita frozen sono le sei e mi sdraio sul letto, per riposarmi dieci minuti. Mi sveglio alle sei e dieci. Del mattino dopo.

Oggi, relax. Niente telefonate, niente PC – fatta eccezione di questo post – niente di niente. Niente lavoro, niente blackberry. Niente. Cibo, colazione, un pò di shopping (il dollaro è a 1.32 e conviene ancora comprare cagate digitali), un bel libro. Stasera, Los Angeles.

Peccato che fuori sia grigio. May gray e June gloom, non si scappa.

La Repubblica deserves support.

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Il Guardian UK, a supporto di Repubblica, sulla storia di Papi e della ragazzina.

The press remains one of the few forces of critical appraisal in a society where almost all the television channels are answerable to Mr Berlusconi. So far, his only nod towards accountability has been to go on a ­talkshow whose hand-wringingly obsequious presenter let him deliver a self-­justificatory monologue [nota del sottoscritto: Porta a Porta]. But when a reporter from La Repubblica tackled him this week, Mr Berlusconi lost his rag. “What right have you to ask?” he stormed. The answer in a democratic society must be: “All the right in the world.” La Repubblica is ploughing a lonely furrow and deserves support.

Palm Springs, CA.

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Lascio Palm Springs e le Desert Cities. Direzione: San Diego e le Beach Cities (suona  meglio, eh?).

Palm Springs, un’altra retirement town. E’ destino, evidentemente. Il sole splende per 354 giorni l’anno. Per gli altri undici, qualche nuvoletta. In inverno la temperatura è mite. Sui venti-ventidue gradi. In estate è peggio del Texas. Si arriva ai quarantacinque-quarantotto. Adesso, che siamo a fine Maggio, ci sono circa trentacinque gradi. Ci vivono poco meno di cinquantamila abitanti, più o meno la popolazione di Sesto San Giovanni. L’80% della poplazione è bianca. Vecchi rimbambiti che si ritirano qui per passare gli ultimi anni della propria vita al calduccio (l’età media della città è di quasi cinquant’anni). Giocando a golf e godendosi l’aria tiepida degli inverni del deserto. Il resto sono ispanici. Che son qui per servire i vecchi rimbambiti.

La città vive di turismo (in inverno), casinò e celebrità che vengono a spegnersi nel deserto. Qui ha vissuto Frank Sinatra (parecchie vie ed edifici lo ricordano, naturalmente) e una serie di altre star di cinema e tivvù, sconosciute a noi Italici, ma evidentemente note al pubblico stanunitense.

Col caldo che fa, più di una settimana non resisto. Sono ormai a quasi venti miglia dall’oceano. La toll road è vuota. La prendo. Un giorno in OC e poi di nuovo a Los Angeles. Per prendere il volo che mi riporterà nell’agglomerato.

Flue-free guarantee.

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Uno degli accorgimenti presi qui alla conferenza – il famoso preparedeness plan – è stato chiedere ai delegati messicani di non farsi vivi.

L’influenza è quasi dimenticata, ma continua a colpire in Messico. Sull’economia, adesso, non più sulla popolazione. Gli Hotel di Cancun offrono pacchetti low cost flue-free guarantee. Chi dovesse beccarsi l’influenza guadagnerà tre anni di vacanze gratuite nello stesso hotel. I resort sulla riviera Maya sono vuoti. Quindici ristoranti hanno chiuso. Diciassette Hotel in bancarotta.

Si stimano perdite di $6m al dì; ed è un paradosso, visto che qui l’influenza non è neppure arrivata, contenuta all’interno dei confini di Città del Messico.

La bolla dell’influenza si sgonfia. Le autorità US rimuovono il suggerimento di non viaggiare in Messico. Stessa cosa fa UK.

The government on 15 May lifted a travel warning advising against non-essential travel to Mexico, following a recommendation by the Centers for Disease Control and Prevention (CDC). The warning had been issued in response to the recent outbreak of influenza H1N1.

Qui, a Palm Springs, CA, ad un tiro di schioppo dal confine, a nessuno pare importare nulla di H1N1. Esattamente come in Italia. Con la differenza che nessuno qui è distratto dalle avventure di Papi.

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