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La crisi dei sub-prime for Dummies.

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Fannie e Freddie, Merryll Lynch, Lehman Brothers. E non è finita. Sembra che anche altri colossi (Aig?) abbiano le ore contate. E allora forse vale la pena rivedere il concetto dei sub-prime, così, tanto per capire un pò. Dimenticavo. Non sono un esperto di mutui. Però ho parlato con parecchia gente in US e un’ideuzza in fondo me la sono fatta.

Un mutuo sub-prime è un mutuo per proveri disgraziati. Chiamiamoli Joe e Mary. Joe e Mary non hanno una storia di credito tale da potersi permettere un muto regolare, un prime. Inoltre, hanno un livello di istruzione medio-basso. Spesso sono di colore o appartengono ad una minoranza. Non sanno esattamente come funziona il tutto e decidono di fidarsi delle banche.

Il sub-prime ha alcune simpatiche caratteristiche.

  • interesse fisso per i primi due anni;
  • interesse variabile per il resto della durata del mutuo (ad esempio ventotto).

Trattandosi di un mutuo ad alto rischio (per la banca, e non solo), i tassi di interesse applicati ai sub-prime dopo i primi due anni schizzano alle stelle. Joe e Mary si trovano così a sostenere spese impossibili, dopo i primi anni di semistabilità. Le banche suggeriscono ai poveri J&M di rifinanziare a tassi più convenienti o di rivendere casa. Nel frattempo però i tassi son saliti, i prezzi delle case crollati, e i suggerimenti delle banche Joe e Mary possono ormai metterseli in quel posto. E’ l’inizio della fine.


In realtà quelle stronze delle banche non ci hanno guadagnato solo dagli interessi da usurai. Come spiega Grillo,
le banche guadagnano sugli interessi, ma il rischio è alto. Perchè Joe
e Mary potrebbero non pagare. Le banche allora impacchettano i mutui in
fondi di investimento. In pratica le banche vendono i debiti di persone
spesso insolvibili. Con un triplo guadagno: dal mutuo, dal fondo e
dall’eliminazione del rischio.

E qui iniziano i casini. Joe e Mary non pagano e perdono la casa. Le
banche si ritrovano milioni di insolventi. Inoltre, il mercato dei
mutui crolla. Crollano le azioni in borsa. La capitalizzazione si
polverizza. Le aziende erogatrici di mutui vanno in bancarotta (o,
eccezzionalmente, vengono statalizzate, come nel caso di Fannie e
Freddie). Decine di migliaia di dipedenti sono licenziati. I consumi si bloccano. E’ la recessione.

Joe e Mary si prendono così una triste rivincita. Ma ormai ha poca importanza. Senza casa e (presumibilmente) senza copertura medica, i nostri J&M si avviano vero un inesorabile e irreversibile declino.

Comments

Orwelliano, chiamarli sub-prime. ma d’altronde, erano o non erano dei mutui fatti in larga parte a dei “less advantaged afro-americans with sub-prime intelligence” o qualcosa del genere?

Joe e Mary sono dei poveri disgraziati, ma non sono totalmente innocenti.
Col mercato immobiliare che cresceva vertiginosamente, si sono fatti prestare i soldi per comprare una casa che sapevano di poter rivendere in uno-due anni a un prezzo molto maggiore. Probabilmente si semtivano molto furbi, fino a che il prezzo delle case è crollato.

Hai ragione, Gaspar. Infatti:

Some homeowners used the increased property value experienced in the housing bubble to refinance their homes with lower interest rates and take out second mortgages against the added value to use the funds for consumer spending. U.S. household debt as a percentage of income rose to 130% during 2007, versus 100% earlier in the decade.[22] A culture of consumerism is a factor “in an economy based on immediate gratification”

Non tutti ci hanno speculato, però. Molti hanno semplicemente preso per vero un suggerimento delle banche che poi si è rivelato disastroso. Altri sono stati vittime di una certa “discriminazione creditizia”.

(…) of the 2 million Texans surveyed, “black policyholders had average credit scores that were 10% to 35% worse than those of white policyholders. Hispanics’ average scores were 5% to 25% worse, while Asians’ scores were roughly the same as whites.” African-Americans are in the aggregate less likely to have a higher than average credit score and so take on higher levels of debt with smaller down-payments than whites and Asians of similar incomes.

Il problema vero, però, non è tanto l’insolvenza di Joe e Mary (sebbene questa rappresenti una carta che cade dalla base del castello), né i mutui sub-prime in sé – che in percentuale non sono la maggioranza dei mutui USA – quanto il fatto che le banche, usufruendo di un effetto leva, abbiano costruito i pacchetti di cui dici e li abbiano poi venduti presentando qualcosa che di fatto era “spazzatura” (il termine non è mio, ma si riferisce a qualcosa che ha un’alta probabilità di insolvenza) come un prodotto a basso rischio. Legalmente, attraverso l’uso di veicoli, percentuali e impacchettamenti vari. E il fatto che questi pacchetti siano stati venduti, così, a soggetti più o meno ignari di comprare spazzatura (alcuni sì, alcuni no) che ora si trova sotto i tappeti o nelle cassaforti… di chi? Non si sa bene; si sospetta (e pian piano, sta venendo fuori).
Per cui, non sapendo se il tuo vicino nasconde in casa una discarica, tu (banca) sei più restia a prestargli pure il barattolo dello zucchero.
Tutto ciò crea la possibilità di un effetto domino che il salvataggio di Fannie Mae e Freddie Mac tendeva ad evitare.
Ma il discorso si fa lungo, e non vorrei complicarlo ancora (scusa se l’ho già fatto)

Quella spazzatura venduta a per lo più ignari “risparmiatori” è molto simile ai “bond” (aka debiti) cirio, no?

Be’, no.
I bond cirio (parmalat, argentina etc) erano venduti a risparmiatori ignari che non erano a volte capaci di capire il rapporto rischio/rendimento implicito in ogni attività finanziaria (che se una cosa ti offre un interesse alto, in pratica è più rischiosa). Però erano comunque obbligazioni societarie e/o di paesi emergenti.
Per evitare che ciò si ripeta, le banche sono ora obbligate a prendere nota (attraverso un questionario) delle tue conoscenze in tema di finanza e su quelle – e solo su quelle – offrirti degli investimenti.
Qui non si tratta di singoli risparmiatori, ma comunque di operatori professionali e la cosa è un po’ più complicata.
Parlavo prima del castello di carte.
In pratica si prendono un tot di mutui, calcolando anche la possibilità che una parte di essi non venga ripagata, e si impacchettano in modo tale che il risultato finale assomigli, più che a uno scatolone da traslochi, a un pacchetto da gioielleria (in termini di dimensioni e aspetto). Poi si va da un esperto (la società di rating) che ti dice come e dove mettere fiocchi e confezione, e ti dà una valutazione (il merito creditizio). Con quella tu puoi andare a vendere il tuo pacchettino sul mercato. In questo modo è possibile che soggetti che potrebbero comprare solo pacchetti da gioielleria (per esempio, i fondi pensione) si trovino in tasca degli scatoloni mascherati.
(Ho complicato ancora? Se sì, fermatemi)

Al contrario. Grazie riccionascosto.

Una piccola aggiunta alla risposta di Giusec a Gaspar:
a suggerire a Joe e Mary di indebitarsi non fu semplicemente una banca.. fu nientepopodimeno che l’allora capo della Fed Alan Greenspan, che per prevenire/limitare la recessione indotta dalla “bolla” delle dotcom suggeri’ agli americani che invece di limitare le proprie spese potevano “extract equity from their homes”.

Ovvero: e’ il 2002, sono 10 anni che Joe paga un mutuo trentennale al 5% fisso e con la rata che si ritrova non puo’ permettersi il nuovo SUV. Arriva Greenspan e gli dice che non e’ necessario rinunciare al SUV: i tassi di interesse sono al 2% e il valore di casa sua e’ raddoppiato rispetto a quel che l’ha pagata. Puo’ accendere una nuova ipoteca su tutto il valore della casa (ripeto, il doppio di prima), ripagare il primo mutuo, usare la differenza per comprarsi il SUV (e magari qualche regalino per Mary) e ritrovarsi alla fine con una rata piu’ bassa di prima.
C’e’ un’unica pecca: un mutuo al 2% fisso non lo fa nessuno e Joe e’ dovuto passare al tasso variabile… ma cosa vuoi che sia..

Quel che e’ successo quando i tassi son saliti lo sappiamo tutti.

Aggiungo che (come nella mia storiella) non e’ affatto detto che Joe e Mary siano dei poveri disgraziati.

Ho 2 domande, spero che qualcuno possa rispondermi:

1. vorrei aprire un conto con la MF Global, qualcuno sa anche questa banca è stata coinvolta nei sub-prime?

2. come faccio a saperlo? e in generale come si fa a sapere se una banca è in corso di crisi? cioè se do un’occhiata alla sezione “investor relations” cosa posso sapere?

grazie, g.

Bello questo post, complimenti continua cosi.

Fantastico articolo, molto affascinante il modo in cui è stato espresso!

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