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Ike/da casa.

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Sono a casa. Seguo tutto da qui, sensa più l’ansia della fuga. L’aeroporto internazionale è appena stato chiuso. Dovrebbe riaprire domenica mattina. Ergo: se non avessi anticipato di ventiquattr’ore il volo sarei rimasto bloccato a Houston. Alcuni colleghi sono arrivati ieri notte a Dallas dopo quindici ore di viaggio in highway (in condizioni regolari ci vogliono circa quattro ore). Oggi tutti gli uffici son chiusi.

La cosa peggiore, mi si diceva, è il pericolo di inondazione, non i venti. Houston è al livello del mare. Per precauzione la fornitura di energia sarà interrotta. Che poi significa: niente luce, niente cibo, niente aria condizionata (ieri c’erano 95°F, circa 30 °C), niente internet, isolamento totale.

Il miglior blog per saperne di più è quello di Eric Berger, esperto metereologo, che ogni giorno organizza una live chat sull’argomento. E che sta, a sua volta, per evacuare.

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Sperando vi siano benvenuti i dovuti complimenti, lascio qui un modesto commento per attestare il mio interesse per il fantastico vostro progetto. Saluti!

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