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Rassegnamoci.

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Tra tutti gli articoli, i commenti, i video, gli editoriali, i post sugli avvenimenti di piazza di ieri, ho particolarmente apprezzato il post di Massimo Mantellini, sul reale significato di volgarità e sul paradosso di un attacco alla volgarità (della piazza) proveniente da quotidiani che hanno fatto della volgarità stessa uno stile editoriale. E poi quelli di Gilioli e Zoro. Che riassume la mia opinione (e la mia profonda delusione per un partito che ho, ahimè, sostenuto) in poche, illuminanti, righe.

(…) E’ fondamentalmente per questo motivo che tanti elettori di sinistra hanno dimostrato ieri, ammassandosi al caldo davanti a relatori astrusamente assemblati, di voler partecipare, disposti ancora una volta a mangiare il rospo di un totale vuoto di rappresentanza, desiderosi di dare l’esempio a chi dovrebbe darne loro. Quel popolo che si è ritrovato a votare Calearo, Madia o Rutelli (parlo del PD, ma il discorso vale anche per gli altri partiti di sinistra) ieri si è ritrovato ad ascoltare relatori improvvisati e spesso inopportuni ed egoisti alle prese con un lavoro non loro (sì, ritengo la politica un lavoro, umile e faticoso, da artigiani della fanga, che come tanti altri in Italia non fa quasi più nessuno). E’ per questo che da ieri sono ancora più incazzato di quanto lo sia stato negli ultimi tempi con Veltroni. Perché la maggior parte di quella piazza gremita sarebbe stata, potenzialmente, anche la sua, ad averne avuto il coraggio e in tanti avremmo gradito.

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