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Inutile raccontare qui adesso quanto la mia generazione sia stata (e sia tutt’ora) attratta dal tema della fuga nel cinema e nella letteratura. Per non parlare poi della passione per gli showman che raccontano barzellette sulle navi da crociera, ma questa è tutta un’altra storia. Turnè, Mediterraneo, Marrakesh Express, I diari della motocicletta, hanno un posto d’onore nelle nostre raccolte. E poi i libri di viaggio, che riempiono intere aree delle nostre librerie vite.

Così, quando la settimana scorsa ho visto in Feltrinelli, col mio solito ritardo cronico, Into the wild, libro più film, non ho potuto resistere. La regia di Sean Penn e le musiche di Eddie Vedder-Pearl Jam hanno semplicemente confermato la mia scelta.

  • l’articolo originale, 1993, link
  • storia di McCandless, Wikipedia, link
  • articolo di Lietta Tornabuoni su Espresso, con errate considerazioni sul finale (non fu certo un orso a sbranare McCandless, vedi Wikipedia), link
  • il sito del film, 2007, link

E poi c’è quella frase ipnotica che chiude il film, che poi è il titolo del post, e che è la chiave di lettura dell’intera storia.
 

Comments

Per quanto possa valere credo che il film “into the wild” sia in assoluto uno dei 10 film piu’ belli visti nella mia vita…meravigliosamente intenso e poetico

concordo:film e libro eccezionali. se come attore sean penn non ha avuto grande seguito, come regista credo farà la fine di clin eastwood ovvero un gran bravo regista.

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