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Cinque del mattino. Jetlag in agguato. Pensavo all’altra sera, a Milano. L’altra sera giocavo con Asia alla cassa dell’Esselunga (*), che volete, tocca a tutti prima o poi intrattenere i propri figli col gioco della cassa dell’Esselunga, quando la cosa ha preso una piega inaspettata. Mi ha preparato al gioco suggerendomi (strongly suggesting) un paio di regole da seguire che facevano pressappoco così:

  1. tutto costa cinque euro. Il latte 5 euro, il formaggio 5 euro, l’insalata 5 euro, una bottiglia di Brunello 5 euro e così via. Il che può non essere conveniente per alcuni prodotti, pane, rapanelli, tamarindo, ma vi vedo già io a comprare caviale, chianina, porto e brunello a 5 euro.
  2. (e questa è la parte rivoluzionaria) non è l’acquirente a pagare. E’ chi sta alla cassa.

Il che è fighissimo, se ci pensate. E potrebbe risolvere tutti i problemi economici del paese, ristabilendo il depresso potere d’acquisto delle classi medie e mettendo finalmente sotto controllo l’inflazione (tutto a cinque euro forever). Certo, le commesse potrebbero non essere d’accordo, ma non mi sembra francamente una problematica da discutere in questa sede.

(*) dicesi gioco della cassa dell’Esselunga quel gioco di ruolo in cui: tu fai la cassa e la controparte fa l’acquirente (o viceversa, chiaro).

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