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Marini e la RAEW.

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La RAEW è un tool di management. RAEW sta per Responsabilità, Autorità, Competenza (Expertise) e Svolgimento/Esecuzione dell’attività (Working). In soldoni, la RAEW analizza una struttura aziendale (esistente o pianificata). E ne da un’immagine in termini organizzativi. Ci sono due regole principali che definiscono l’analisi RAEW.

  • una è R+A+E. Le responsabilità devono essere sempre accompagnate dall’autorità (sempre in termini organizzativi aziendali, non fatevi confondere dalle parole). Meglio se ci sia anche la conoscenza.
  • l’altra è E+W. Svolgimento e competenza devono andare di pari passo.


Il concetto che sta dietro la RAEW è che è un errore manageriale
assegnare delle responsabilità senza autorità (e senza competenze,
chiaro). Facciamo un esempio concreto. Il tuo capo ti chiama e ti dice,
festoso, che da oggi tu sei ufficialmente responsabile del progetto di
unificazione aziendale di tutte le macchinette da caffè del globo e
che, di conseguenza, tutte le varianti ed i surrogati dell’espresso
devono essere eliminati, senza alcuna pietà. Ora, tu sai già che il
progetto è una bella gatta da pelare. Perchè dovrai appoggiarti a tutte
le filiali del mondo e chiedere supporto e consenso per l’acquisto
delle nuove macchinette made in Italy. E se a Napoli e Milano le cose
andranno abbastanza bene, non sarà lo stesso a Dubai e Chicago. Per non
parlare di Kiev e Bangalore. E il problema maggiore è che nessuna delle
persone coinvolte nel progetto riporta a te. Tu hai la responsabilità del progetto ma non l’autorità sulle persone che ti dovranno supportare. Nell’ottanta percento dei casi, il progetto è destinato al fallimento.

Ecco
cosa sta accadendo al signor Marini. Lui ha la responsabilità di creare
un governo temporaneo che attui le riforme. Ma non ha autorità alcuna
sulle truppe dei signori Berlusconi, Fini, Veltroni, Bossi, eccetera.
In soldoni, il progetto nuovo governo è destinato al fallimento.

Morale.
Forse il signor Napolitano avrebbe dovuto prendere un MBA. O forse, più
banalmente, avrebbe dovuto farsi guidare da un pò di buon senso. O
forse, ancora, sto scrivendo delle cazzate e dovrei seriamente pensare
ad una pausa. Caffè.

Comments

Suggerisco il caffe’.
Il problema che indichi e’ parte di qualunque ordinamento democratico:
ad un politico viene affidata la responsabilita’ di governare, ma la sua autorita’ e’ molto limitata, perche’ i soggetti delle sue decisioni possono cambiare idea e far cadere il suo governo: si puo’ governare solo col consenso di una maggioranza dei governati.
Da noi il sistema funziona male (o niente del tutto), ma un ordinamento in cui il “capo” ha grande “autorita’” e’, appunto, un “regime autoritario”. Che va bene per un’azienda o un corpo d’armata.. ma non come sistema politico.

Il concetto vale comunque – la sola responsabilità spesso porta ad un nulla di fatto. Per il resto, il caffè è qui, sulla mia scrivania.

Verissimo. Infatti “agire” e’ molto piu’ difficile per uno Stato democratico che per uno dittatoriale. Questo e’ un problema; ma e’ il prezzo della democrazia.

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