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Nota per i distratti. La prima parte della psicoguida è qui. Il fotoset è invece qui.

Disneyland Paris è uno Psicoparco a tema, di vocazione internazionale, mica solo francese, pensato per i visitatori e le famiglie di tutto il mondo. E’ però apprezzato un corso intensivo di francese prima dell’arrivo in loco, anche perchè di animatori che parlano inglese non ce n’è poi così tanti, in giro per il parco; l’Italiano è considerato alla stregua del Latino e del Pharsi, e sentirsi continuamente dire “mira, por allì a la derecha” a lungo andare non è poi così piacevole. I menu sono in francese e i commessi rispondono in francese. Babbo Natale parla in francese e così Minni, Topolino e Pinocchio (ma Pinocchio, il bimbetto di legno col naso retrattile, non era poi toscano?).


Disneyland Paris dovrebbe essere nato per (e in funzione dei) bimbi. Ma
siamo davvero sicuri che i bambini siano disposti a sopportare un’ora
di coda sotto la pioggia battente per poi farsi scattare una foto con
quell’idiota di Babbo Natale? E credete davvero che un bimbo possa
resistere a lungo in un parco dove gli unici personaggi Disney da
incontrare e abbracciare sono quegli sconosciuti cartoon degli anni
cinquanta? (ho dovuto spiegare a mia figlia chi diavolo è Clarabella e
cosa ci fa un frate ciccione libero per il Parco, e perchè invece Nemo
e Saetta non si sono mai fatti vivi – gli stronzi).

Disneyland Paris copre un’immensa spianata cementificata che vede 4 zone ben distinte ergersi tra le piogge parigine: il Parco vero e proprio, con tutte le divertenti cosette dei Parchi anni cinquanta, gli Studios, dove qualcosa di più moderno è nato negli ultimi anni, il Village, tempio dello shopping disneyano, e l’area degli Hotel, dal Disneyland Hotel, cinque stelle lusso sfrenato, dove Minnie seminude ballano la danza del ventre per i ragazzini maggiorenni, al Kiryad, mezza stelletta, dove sono i papà a indossare le maschere dei cartoon e firmare gli autografi a turno per i propri bambini, increduli che i genitori si umilino a tal punto.

La Psicomusica del Parco, quel sottofondo insopportabile dei cartoon Disney del secolo scorso, ha inizio nel momento in cui metti piede nello Psicoparco e smette anni dopo, al termine di un centinaio di ore passate nello studio di uno psicoanalista e con un uso ben regolamentato di farmaci. Studiosi ritengono che la Psicomusica sia un modo subdolo per far tornare i visitatori dopo circa trent’anni. Il bimbetto che visita oggi lo Psicoparco sentirà, tra trent’anni, un irrefrenabile desiderio di partire per Parigi e far si che il bisogno generato dalla Psicomusica sia soddisfatto.

Il periodo più divertente dell’anno è Natale. E’ a Natale che la Psicomusica si arricchisce di tormentoni quali Jingle Bell Jingle Bell, è a Natale che enormi ventilatori sputano schiuma artificiale sui bimbi infreddoliti (vogliono far credere loro che sia neve), è a Natale che nuovi incredibili personaggi disneyani fanno breccia nel cuore dei bimbi Europei.

Nessuno sa in realtà chi cazzo siano, ma questa, signori, è la psicomagia di Disneyland Paris.

Comments

Oddio. E mo’ chi è sto frate ciccione?

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