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Olympic Freedom.

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Olympic Airlines è sinonimo di libertà. Te ne rendi conto quando metti piede nel nuovo aeroporto di Atene (nuovo per me; l’ultima volta che avevo toccato suolo greco era circa il duemilatre). Eleftherios Venizelos. Che non è il celeberrimo subcomandante ribelle boliviano. Piuttosto, il nome del grande politico greco.

Dicevamo, entri al Venizelos e sei avvolto in una nube di fumo. Qui si può fumare. Unico aeroporto in Europa (credo) e uno dei pochi nella galassia. Altrove se vuoi fumare devi accontentarti dei cessi (o delle smoking boxes le scatole di plexiglass tanto simili a camere a gas). Qui invece vai ai cessi se vuoi respirare aria pulita. Libertà.

Poi sali in aereo. Nessuno controlla le cinture. Libertà. Nessuno chiede di spegnere i cellulari. Io ad esempio inviavo un sms a questi signori qui quando mi sono reso conto di essere già in moto. Libertà.

Puoi sederti dove capita. Mi spiego: se ci sono posti liberi non devi chiedere. Prendi le tue cose e vai. Io ho cambiato posto due volte (la prima: l’omino davanti si è improvvisamente sdraiato spiaccicando lo schermo del mio laptop; la seconda: la signora davanti si è improvvisamente sdraiata spiaccicando la mia cena greca). Libertà.

Il cibo è da mille e una notte. Intendo dire: in uno scenario a dir poco sconsolante, Olympic offre i migliori pasti di tutte le classi economiche d’Europa. Libertà.

E poi si arriva. Si accendono i cellulari quando si vuole. Ci si alza prima dell’accensione delle luci. Si prendono le valigie prima del collegamento al finger. Libertà.

Questa si che è Olympic freedom.

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