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Il villaggio sul Düssel.

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Nonostante il terribile nome, Düsseldorf è una bella città. Il nome evoca oscuri scenari alla Blade Runner (Düsseldorf 2026: una nuova generazione di replicanti si mimetizza al Media Harbor tra umani dedicati allo shopping. Il pericolo è grave – per i replicanti) o atmosfere postindustriali (la grigia e nebbiosa Düsseldorf) e il doppio punto sulla u rende noi Italiani non poco sospettosi (uh? Vai a Düsseldorf? La città coi due punti sulla u? E chi te lo fa fare?). Per fortuna il nome non include una doppia s e i sospetti svaniscono visitando la città in primavera.

Passeggi per i quartieri attorno al fiume e ti sembra di essere in un villaggio. Dorf, in realtà, significa proprio questo: villaggio. Düsseldorf, il villaggio sul Dussel. Bici. Piste ciclabili. Bimbi. Bar, all’aperto. Birre. Verde, dappertutto. Case basse e villette. Ma sei ad uno sputo dal centro, che si estende proprio lì, dall’altra parte del ponte.

Il nuovo porto è degno di visita. C’è la torre col ristorante sul cocuzzolo. Ci sono i palazzi storti, tutte le aziende software e high-tech, i bar e i ristorantini. In centro c’è la zona asiatica, con ristoranti, negozi e uffici orientali e senza le tensioni che animano altre Chinatown europee.

Insomma, il villaggio di Dussel è da visitare. Possibilmente in primavera. Ancora più possibilmente in questa strana e calda primavera. Per vedere loro, gli abitanti del villaggio, in maniche corte, sorseggiare una birra all’aperto, in uno dei tanti bar sulle sponde del Reno.

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