Add this site to your RSS reader!


Dormo a Buda. Ci si vede domani a Pest.

| | Comments (0)

Siamo ventisette. L’Europa da oggi è più grande. E un pò più Europa. Con l’arrivo di Romania e Bulgaria in EU. Ora, io non ho mai visitato Sofia. E neppre Bucarest. Ne alcuna altra città dei due paesi. Ma un post ormai lo devo scrivere. Così, vi parlerò di Budapest. Che c’entra come i famosi cavoli a merenda (come se vi dicessi: dovrei parlarvi della Francia, ma visto che non so un fico sul paese vi parlerò di Roma), ma cerchiamo di non essere così formali e di accontentarci, una buona volta. Allora, Budapest (Ungheria).

Buda e Pest. Buda e Pest erano due città distinte. Poi, per qualche ragione, qualcuno decise di unirle, nel lontano ’73 (milleottocento, micacavoli). Ecco. E’ come se Milano, cent’anni fà, fosse divisa in due cittadine distinte. Mil e Ano. Certo, i più sfigati erano gli abitanti della seconda città. Non sopportavano sentirsi dire frasi, a dir poco ingiuriose, quali Stronzo, tornatene in Ano! oppure Si vede dalla faccia che vieni da Ano! o ancora E tu vorresti che io viva nel centro di Ano con te?? Ecco, cent’anni fà le due metà si unirono. Per creare la città che tutti conosciamo. Tornando a Budapest: così stanno le cose, oggi. Sono passati quasi centocinquant’anni. Eppure quando chiedi dov’è un certo monumento o ristorante ti sentirai rispondere ancora: E’ di là, a Pest.


Freddo. A Budapest fà un freddo pazzesco. Ho letto su web che la temperatura media di gennaio si aggira sui zero gradi. Balle. Ci sono almeno dieci gradi sottozero, adesso. Un freddo indicibile. In giro per la città, mentre mani e piedi perdono lentamente sensibilità, ho pensato alla mania, tutta italiana, di chiamare in tivvù freddo polare i dieci gradi di Milano e Roma. E ho dimenticato per un attimo il gelo, immaginando di rapire il colonnello Giuliacci. E di trascinarlo, sul Danubio, in pantaloncini e canottiera, con dodici gradi sottozero, e scuoterlo e minacciarlo, gridando E allora? Capisci adesso cosa significa freddo? Ripeti con me: freddo. Freddo. Lo capisci, eh? Lo capisci? Parlo con te, stronzo, lo capisci?

Gulash. Il gulash, piatto nazionale ungherese, non si chiama gulash. Si pronuncia gulash. Ma si scrive gulyás. Quando l’ho letto sul menù, a cena, ho pensato E adesso chissà che mi portano. Ho pure cercato di spiegare al cameriere, scrivendo su un tovagliolo, cosa volevo: gulash. Niente. Mi ha detto che non esiste. Poi ho ordinato, seguendo un metodo scientifico (detto accazzo) e ho scoperto di aver fatto la scelta giusta.

Via Pál. La via Pal esiste ancora. Ora, dovete sapere, un legame speciale mi lega a questa via: I ragazzi della via Pal è stato il primo libro della mia vita. E così dovevo andare. Non potevo non vederla. Ho camminato. Ore. Un freddo cane. L’ho trovata. I ragazzi non c’erano più. Sono diventati grandi. Qualcuno si buca pure, al buio della via. Eppoi, tornato in Hotel, ho scoperto che ce ne sono due di vie Pal a Budapest. Avrò visto quella giusta? Due ore. Gelo. Mani e piedi. Assiderato. Niente ragazzi. Due vie. Fanculo, và.

Leave a comment

(required)

(required)

giusec’s tweets

Monthly Archives

Photos