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g&f goes global.

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E’ un dato di fatto. La lingua Italiana ci sta un pò stretta. Ormai. Ci = plurale maiestatis. E così l’idea è nata. Ed anche i primi lavori. Su MT. Per la duplicazione di g&f. In lingua inglese.

Duplicazione. In realtà, non è la parola adatta. Il sottoscritto non pensa di creare un sito alla Beppe Grillo. Che pubblica i post in italiano e poi se li fa tradurre da qualcuno in inglese. No. Non è questa l’idea. I due blog saranno indipendenti. Potrebbero esserci post comuni, di tanto in tanto. Ma non sarà certamente questa la regola.

La regola sarà che i due blog avranno vita propria. E poi. E poi si vedrà. Ormai l’inglese è la mia prima lingua. Almeno, professionalmente. Per buona parte della giornata non parlo italiano. Parlo inglese. Scrivo inglese. Penso in inglese. L’Italiano lo riuso quando, fisicamente o mentalmente, mi ritrovo a casa. E’ la lingua che uso con gli amici. Con la mia metà. Con Asia. Al bar, da Jerry, per ordinare un cappuccio. Con i signori della banca, per richiedere un mutuo (e indebitarsi a vita; qui si che l’italiano fornisce conforto). E la mia microlingua locale. Per tutto il resto, uso l’inglese.

Ha sempre meno senso scrivere in Italiano. A meno che non si voglia esplicitamente limitare la propria audience ai lettori di una nazione. Cerco informazioni. Leggo le pagine di un sito. Mi avventuro su un blog. Mi incazzo da morire se non trovo almeno un about in inglese. Non è sicuramente l’Italiano la lingua franca del Web.

E così ho iniziato a lavorarci. Per il momento, dietro le quinte. Presto, su questi schermi. Che volete. E’ tempo. Che g&f "vada global".

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