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Ai confini dell’Impero Shengen (*).

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(*) Il post è stato pubblicato sulla blograccolta natalizia Il Post sotto l’Albero a cura dell’aggregatore vivente Sir Squonk. Scaricabile qui, in formato pidieffe (la raccolta, non Sir Squonk). Ora, non chiedetemi cosa c’entri il post col Natale, please. Anch’io sono tutt’ora alla ricerca di una risposta.

Neo Zurigo Nord. Regno Indipendente Elvetico. Ai confini dell’impero Shengen. Spazioporto. E’ una città deliziosa, in fondo. Mi ricorda tanto i bei tempi. Quando ero ragazzino. Fa venire in mente le città europee del ventunesimo secolo. Così diversa dalle capitali meridionali dell’Impero. E dagli infiniti agglomerati urbani dei Territori Centrali.

Dopo le tre guerre nucleari (la prima, a causa delle armi di distruzione di massa di Saddam, ritrovati in Corea del Nord; la seconda, ancora a causa delle stesse armi di distruzione di massa misteriosamente scomparse a PyongYang e, altrettanto misteriosamente, ritrovate a Teheran; la terza, a causa di una maglietta anti-Allah indossata da un vecchio proconsole della regione Padana del Nord). Dopo le tre guerre, dicevamo, e la successiva annessione dei territori Europei, la ex Repubblica Elvetica aveva scelto l’indipendenza formale sotto la corona di Umberto V (che in realtà era il primo sovrano, ma che affermava di aver ricevuto la corona da quattro Dei pagani).

Zurigo non è cambiata negli ultimi cinquant’anni. Anche lo Spazioporto non è cambiato. Il software è stato aggiornato. Umani sono stati sostituiti con droidi. Ma l’atmosfera è sempre la stessa. Lieve, tranquilla, leggera. Siamo ai confini dell’Impero.


Mi avvicino al negozio. Da anni. Mi ripropongo di fare un salto qui. Ne parlano tutti gli aggregatori. In vendita sostanze commestibili del ventesimo secolo. Introvabili. In ogni altro angolo del pianeta. Le scritte sono in arabo – l’arabo è la lingua nazionale dl Regno da trent’anni, ormai. L’inglese è bandito. Io parlo anche italiano, e un pò me la cavo.

Entro e cerco la sostanza scura. Quella sostanza scura un tempo orgoglio della Repubblica Elvetica. La vedo. Sugli scaffali. In fondo, a sinistra. E’ solida. Barrette di sostanza. Marrone. Quasi nera. A cubetti. La assaggio. E’ dolciastra. Dicono che gli umani del ventesimo secolo andassero matti per la sostanza. Guardo attorno. Vari sapori. Varie densità. Compro due barrette. Due melange. Cannella e peperoncino. Cerco di ricordarne il nome.

Mi dirigo di corsa al gate. Flussi ionizzanti di dati mi superano, diretti verso l’area di controllo dello Spazioporto. Droidi di servizio trasportano merci e bagagli. Striscio la tessera magnetica. Seguo la coda. Imbarco.

Ho il posto che volevo. Comodo. Mi sdraio. Ripongo la sostanza. Mi sovviene il nome.

Hashish.

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