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Sull’AZ Quattrocentodiciotto.

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Il volo Alitalia AZ (azeta) quattrocentodiciotto (418) da MXP a Boston stravolge ogni regola – o presunta regola – dei tradizionali voli oltreoceano.

Il personale non parla inglese. Tu ti aspetti che parli americano. Neppure inglese, americano. Texano. O giù di lì. E invece no. Parla romano. Ne consegue che per sedere alle uscite di emergenza è necessaria la conoscenza dell’angloromano in tutte le sue più sofisticate sfaccettature. Ad esempio, bisogna essere preparati a reagire nel giusto modo a comandi delle hostess quali "ao’, mò se balla" o anche "li mort, annamoce a sède".

La scelta del pasto è ampia e supera ogni ragionevole scelta economica di una compagnia sull’orlo della bancarotta. Si può infatti scegliere tra pesce o pesce o anche pesce o persino (incredibilmente) pesce. Per la cronaca, dopo averci ragionato un pò, io ho scelto pesce.

Il personale è giovane, anzi giovanissimo. Ti dicono candidamente "si, vivo a Roma, anche se dovrei sta’ a Mmilano. Ma sa, casa è casa". E siccome casa è casa la compagnia si avvia verso la bancarotta, trascinandosi con se’ migliaia di lavoratori e milioni di miglia dei viaggiatori (tra cui il sottoscritto) che continuano imperterriti a scegliere la compagnia di bandiera . Dicevamo: personale giovanissimo. E questa è una rivoluzione bella e buona. Abituato agli equipaggi geriatrici di AA o Delta. In compenso è geriatrico il parco passeggeri, composto quasi del tutto da ultraottantenni sfuggite alle elezioni di mid-term per trascorrere una settimana di sogno ad Amalfi, Naples o Florence (l’ultima settimana di sogno della loro vita?).

Nove ore e siamo a Boston. L’aereo ondeggia prima dell’atterraggio. E più ondeggia più le vecchine rischiano l’infarto. E si atterra, dopo cinque interminabili minuti di rollii, tra applausi, grida, mygod, myyygoood e ohmmmyyyyygoooooood.

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